A Iseo la Gimondibike festeggia oltre 30mila partecipanti

Mentre Desenzano dichiara guerra alle due ruote

Redazione Web
A Iseo la Gimondibike festeggia oltre 30mila partecipanti

In 18 edizioni ha raccolto oltre 31mila partecipanti, a cui andranno aggiunti gli oltre 2mila iscritti previsti per la 19esima. La GimondiBike di Iseo, granfondo internazionale di mountain bike in programma il 29 settembre, festeggia questa nuova edizione brindando a una nuova importante partnership, quella con il Consorzio Franciacorta, nel segno delle eccellenze di un territorio splendido, a iniziare dal lago.

L’evento sportivo, aperto a campioni e appassionati di ogni livello, da sempre punta a stabilire un forte legame con il territorio e al suo sviluppo economico grazie anche all’indotto del turismo a pedali. Da sempre, affiancata dal Gruppo Nulli di Iseo, la Gimondibike non si esaurisce nell’arco di un fine settimana, come spiega l’organizzatore ed ex corridore professionista Giuseppe Manenti: “Dal 2004 il tracciato della gara è segnalato ed è a disposizione di turisti e appassionati che intendano trascorrere qualche ora in sella alla mtb alla scoperta di vigneti e cantine della Franciacorta in un territorio che offre molto sia sotto il profilo sportivo che in quello turistico ed enogastronomico”.

La novità dell’edizione 2019 riguarda l’allungamento del percorso portato ora a 55 chilometri con un dislivello di 1.100 metri per offrire ai partecipanti un itinerario ancora più suggestivo e completo con numerosi passaggi tracciati anche in vigneti privati e cantine percorribili solo per l’occasione.

Da un lago all’altro, sul Garda invece alcuni comuni hanno deciso - andando controcorrente rispetto al resto del mondo - di limitare l’uso delle biciclette nei propri centri storici. Si tratta di Desenzano, Salò e Gardone Riviera Sopra che con limitazioni varie lanciano un messaggio di ostilità alle biciclette, mentre da anni si parla della realizzazione di un anello del lago di Garda completamente ciclabile. Salò per esempio ha vietato in alcune zone del centro l’utilizzo della biciletta ai non residenti e quindi ai turisti, mentre Desenzano ha optato per alcune zone del suo centro storico per un divieto totale valido per tutto l’anno e per tutte le categorie. Si tratta di un divieto di poche centinaia di metri ma in grado di lanciare un messaggio fortissimo contro la mobilità sostenibile.  Un divieto che sembra un paradosso perché nelle stesse zone off limits alle due ruote possono circolare automobilisti con permesso, taxi, fornitori di esercizi pubblici, veicoli e motorini delle poste e altro. Un paradosso che stride anche con la granfondo Colnago, evento con partenza e arrivo a Desenzano e che la stessa amministrazione spinge moltissimo e in grado di richiamare migliaia di cicloamatori.

Insomma se l’obiettivo dell’amministrazione era porre un freno all’inciviltà di alcuni ciclisti forse si poteva optare per un divieto più morbido, magari valido solo per particolari periodi dell’anno. Il divieto assoluto, sottolineato anche da numerosi cartelli, è un messaggio fuori dai tempi e riporta  Desenzano indietro di oltre cento anni quando per i moti rivoluzionari di Milano del 1898 la bicicletta fu vietata in quanto “strumento pericoloso in mano a rivoltosi e operai”.

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