Più profitti con i manager
che usano l’emisfero sinistro

Redazione Web
Più profitti con i manager che usano l’emisfero sinistro

Come aumentare del 22% i ricavi e del 34% i profitti? Industria 4.0, internazionalizzazione, M&A? Macché: ci vogliono manager che sappiano bilanciare emisfero destro e sinistro del cervello, con uno stile di leadership più focalizzato sull’interpretazione emotiva, sull’empatia e sulla creatività. Sembra una teoria strampalata, è il risultato di uno studio di Accenture Strategy, intitolato “Whole-Brain Leadership: The New Rules of Engagement for the C-suite” e basato sulle opinioni di top manager, dipendenti e consumatori in Italia e nel mondo, che ha coinvolto 200 manager di alto livello (C-suite) in Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti e oltre 1.300 dipendenti e consumatori in Italia. Il problema è che per il 73% dei top manager italiani, però, queste competenze rappresentano proprio il loro punto debole (a livello globale, lo pensa il 65% dei leader). La maggior parte dei manager che compone l’attuale cosiddetta C-suite (in sostanza il top management) in Italia (83%, vs l’89% a livello globale) ha una formazione economica, scientifica o tecnologica, e utilizza quindi prevalentemente le funzionalità dell'emisfero sinistro del cervello: ragionamento analitico, capacità di prendere decisioni e orientamento ai risultati. Per carità, queste capacità rimangono indispensabili: ma i top manager riconoscono la necessità di rafforzare le competenze dell'emisfero destro, per arrivare a un approccio di leadership bilanciato, che integri le abilità analitiche a una componente empatica ed istintiva. Ad oggi, infatti, soltanto l'8% dei manager nel mondo afferma che l’azienda per cui lavorano è caratterizzata da questo stile di leadership; è considerata, però, una necessità dall'82% di loro, che si aspetta un’evoluzione della propria azienda verso questo approccio nei prossimi tre anni. Uno degli elementi che spinge in questa direzione è la necessità di coinvolgere dipendenti e consumatori, che sono stakeholder sempre più cruciali nello stimolare le azioni delle imprese e nel determinare la rilevanza e il valore di un brand. In particolare, lo studio di Accenture Strategy ha individuato un insieme di dipendenti e consumatori definiti “esploratori”, che per la loro mentalità orientata al miglioramento della collettività e per le caratteristiche peculiari di forte motivazione e auto-determinazione sono in grado, più degli altri, di influenzare le decisioni del management e l’andamento di un’azienda. Lo studio di Accenture Strategy li definisce un “super-gruppo” che dev’essere tenuto in grande considerazione dai leader perché, se ascoltati e ingaggiati correttamente, possono accelerare il cambiamento necessario ad essere competitivi nel mercato odierno. Ciò che più si aspettano gli esploratori è uno stile di leadership bilanciato tra capacità analitiche e creativo-relazionali; in particolare vorrebbero dei leader più empatici, più intuitivi, più inclusivi e capaci di comprendere e valorizzare diversi stili di pensiero.

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