Crediti al consumo: ripresa modesta e incerta

Francesco Megna
La Consob a caccia di abusivi. Scoperte due nuove società di investimento fuorilegge

Soldi

Nei primi mesi del 2019 i flussi complessivi di credito al consumo in Italia hanno proseguito nel trend di crescita , sebbene a ritmi più contenuti rispetto allo scorso anno. In particolare, hanno sostenuto il comparto i prestiti finalizzati, che necessitano che lo scopo per il quale il finanziamento verrà impiegato sia ben specificato, e l’uso del denaro è così vincolato ad un progetto preciso. Tale tipo di finanziamento è attivato presso i fornitori di beni o servizi da acquistare (negozi convenzionati o dealer), i quali saranno pagati in modo rateizzato con la somma erogata dal prestito in virtù di un accordo stipulato con l’ente erogatore del denaro.

Ripresa agevolata anche dal diffondersi di soluzioni di credito meno tradizionali, come il finanziamento rinnovabile dopo 3 anni su una nuova vettura. Cresce l’espansione del noleggio a lungo termine anche al di fuori del tradizionale perimetro. Attraverso il noleggio a lungo termine, l'azienda entra in possesso di un veicolo e lo utilizza fino al termine previsto nel contratto, pagando soltanto un canone mensile al soggetto che noleggia. Tutti gli altri costi, ordinari e straordinari, sono già inclusi nel canone. Le case automobilistiche e le società di noleggio a lungo termine, tuttavia, nel corso degli anni hanno esteso la possibilità di far sottoscrivere questa tipologia di abbonamento alternativa all’acquisto anche ai privati.

I finalizzati per “altro” crescono anch’essi a doppia cifra, con un +10,1% nel primo trimestre del 2019: merito degli accordi tra enti eroganti e dealer (in forma di promozioni e linee di credito rateali e rotative) sul fronte di elettrodomestici ed elettronica, che hanno intercettato una maggiore domanda per prodotti come telefonia e dispositivi domestici smart. In crescita anche i finanziamenti per il "green" impianti compresi e beni per l'efficientamento energetico della casa. Il refinance, cioè un’operazione che si compie per sostituire un prestito con un altro meno oneroso, è più dinamico, segno della concorrenza sul mercato. Vi è stato un boom di domande relative al consolidamento prestiti: +5,7% in un anno. Il dato più interessante è stato proprio l'impennata di richieste di consolidamento debiti. 

A causa anche delle difficoltà economiche le famiglie hanno optato per acquistare sempre più beni a rate, ragione per cui spesso l’accavallarsi dei debiti contratti ha portato le famiglie in confusione ed a dimenticare le scadenze. La soluzione cercata, ossia il consolidamento dei debiti, permette alle stesse di evitare questi inconvenienti riunendo in una solo prestito e dunque in una sola rata mensile tutti i finanziamenti contratti nel tempo. Questo uso maggiormente responsabile del credito al consumo permette alle famiglie che hanno contratto il debito di vedere una sola rata detratta con un importo fisso al mese. La pratica del consolidamento dei debiti porta a richiedere un nuovo prestito con la somma complessiva da saldare che abbia un piano di rientro meno gravoso. Rallentano anche i finanziamenti contro cessione del quinto o della pensione: la metà dei flussi si è diretta verso i pensionati. Nei primi mesi del  2019 il segno per il comparto è negativo.

Tra i canali di erogazione del credito al consumo, la capillarità della rete di sportelli delle banche ne conferma il ruolo di canale principale. Il web veicola una quota minoritaria e tutto sommato contenuta di erogazioni: le stesse procedure digitali, anche quando disponibili, vengono utilizzate per percentuali molto minoritarie dei flussi. E la firma digitale una tipologia di firma elettronica che soddisfando requisiti particolarmente stringenti relativi garantisce autenticità, integrativa, affidabilità e validità legale ai documenti, , prevale nettamente sulle soluzioni “web” per la verifica dell’identità: segno che nell’online prevale la vendita a un cliente giù acquisito, di cui si conosce l'identità. La filiale o il punto vendita, e quindi il contatto umano diretto, si confermano il canale preferito per la sottoscrizione di un finanziamento, anche restringendo il campione alla sola Generazione Y. Risultano tuttora bassi gli indici di rischiosità del credito  alle famiglie. Il tasso di default nel primo trimestre del 2019   è all’1,7%: media del 2,6% dei prestiti personali, dell’1,2% dei finalizzati e dell’1,3% dei mutui.

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