Lo sport e le nuove sfide nell'epoca dei canali on demand

Federico Unnia
Lo sport e le nuove sfide nell'epoca dei canali on demand

Qual è il futuro dell'evento sportivo nella tv soffocata da contenuti concorrenti sempre più aggressivi? Nel recente incontro organizzato da Dazn per illustrare i risultati ottenuti nel primo anno di attività in Italia, il critico televisivo Aldo Grasso ha distillato interessanti spunti su quella che dovrebbe essere la tv sportiva del futuro.

Come tutti sanno l'evento sportivo, soprattutto la diretta e i commenti che la precedono e la seguono, sono un mercato fortemente concorrenziale. Solo Dazn nel primo anno di attività ha visto fruiti 82 milioni di ore di eventi in streaming (facendo due conti, oltre 9mila anni di diretta), il 91% live. Ma ci sono anche Sky e  la Rai. Come dire, di sport e di dirette, il menù dello spettatore pagante è ricco.

Per quale motivo allora un utente dovrebbe scegliere una piattaforma rispetto ad un'altra? Trattandosi di un format che non presenta dal punto di vista contenutistico grandi differenze (le riprese della partita sono quasi standard), e l'utente segue una competizione, apprezzando in primo luogo l'esito e la spettacolarità della gara,  cosa rende Dazn preferibile a Sky?

Ebbene, banalmente, ma poi non tanto, quello che davvero fa la differenza e rende   l'offerta più seguita di un’altra sono il commento, la qualità e l'appropriatezza del commentatore che racconta e conduce lo spettatore nella fruizione della gara. Il tutto standosene comodamente seduto a casa, o facendo altro, con gli amici, magari seguendo il tutto da uno smartphone.

Ecco quindi che si apre un nuovo mondo, dove la competenza, la gradevolezza, l'ironia divengono un mix fondamentale in grado di indirizzare l'ascolto e, con esso, il pubblico degli abbonati. E dove, non è azzardato dirlo, la componente narrativa del fatto sportivo  non sarà sempre predominante nel racconto che della gara si faccia.

Deve esistere, ed è così, uno stile Dazn ed uno stile Sky: e l'abbonato forse pagherà anche per questo. Ma sarà sempre più distintivo l'universo valoriale e narrativo che la piattaforma sarà in grado di offrire allo spettatore.

Se così sarà, è evidente come fin d'ora le piattaforme televisive dovranno investire certamente molto nella tecnologia, moltissimo nella library degli avvenimenti che propongono agli abbonati; ma ancor di più nelle voci che tali avvenimenti dovranno non solo raccontare ma far vivere al proprio singolo utente in un modo unico e coinvolgente.

La voce, prima ancora dell'immagine, distinguerà il canale e l'offerta dell'evento.

In questo senso, ed è una proposta, non sarà azzardato proporre un commento sportivo che veda coinvolto un non vedente, capace di captare l'emozione e gli uomini di una folla come quella che si assiepa sugli spalti, ascoltando e raccontando il tifo sonoro. Cori, grida, battute colte al volo tra gli spalti divengono un file rouge di una partita e dell'andamento del gioco.

Per assurdo, ma non troppo, tra qualche anno l'arena sportiva ove si celebra la gara potrebbe essere sempre meno reale e sempre più virtuale. Si arriverà ad una cronaca personalizzata? Costruita con voci a scelta, con ideali vicini di posto virtuali? Nathalie Cole, ricordate tutti, si esibì nella straordinaria Unforgettable cantando lei dal vivo con il padre Nat King Cole, in virtuale. Un'emozionante performance. Ebbene, nel futuro la partita potrà essere raccontata utilizzando l'AI e proponendo al singolo spettatore un commento di un personaggio non più tra noi?

Ecco, questo conferma come lo sport - che non ha in sé un contenuto prevedibile e codificabile, proprio perché mutevole e imprevedibile si presti ad essere raccontato in modo sempre più coinvolgente. E la piattaforma che lo saprà fare vincerà alla lunga la sfida degli ascolti e degli abbonati.

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