Pubblicità: che cosa ci dicono i numeri dello Iap?

Federico Unnia
instagram

Nella prestigiosa cornice della Triennale di Milano va in scena l’annuale incontro dello Iap-Istituto di autodisciplina pubblicitaria, organismo che dal 1966 su base volontaria, vigila sulla correttezza della pubblicità.

I numeri, snocciolati dal segretario Vincenzo Guggino, dicono di un sistema che ha subito inevitabilmente un rallentamento, ma che ha la capacità di ritagliarsi nuovi spazi vitali. E questi non possono che essere sul social ovvero, controllare e reprimere le forme scorrette di comunicazione diffusa sulle piattaforme.

Pochi dati per capire il fenomeno, ricordando che in questo stesso mare nuova con tenti e artigli ben più affilati l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria chiude il 2018 arrivando quasi a quota 28.000 interventi conclusi dalla sua costituzione nel 1966. Nell’85% dei casi gli interventi hanno riguardato messaggi potenzialmente lesivi del consumatore.

170 le campagne per le quali è stato richiesto da aziende o agenzie un parere preventivo al Comitato di Controllo. Un valido strumento per prevenire possibili contestazioni future i cui effetti, se contrari all’azienda, colpiscono non solo la campagna finita sotto esame ma anche la reputazione del brand.

Il Comitato ha esaminato 715 casi, a cui si aggiungono 70 provvedimenti formali tra ingiunzioni e istanze al Giurì. Il 24,3% di questi provvedimenti ha riguardato la non riconoscibilità dei messaggi diffusi attraverso la Rete. Questo, lo dicono i numeri, con l’ingannevolezza della comunicazione resta un male della pubblicità.

Il Giurì ha emanato 40 pronunce, soprattutto nel settore delle telecomunicazioni, della cura della persona e del food.  E qui capiamo anche che sono tre settori nei quali la tentazione di eccedere, creativamente e sostanzialmente, resta alta.

Infine, la nuova frontiera dell’adv: il controllo, ai sensi della  Digital Chart, ovvero la comunicazione diffusa sui social e attraverso le forme emergenti. 64 casi i casi trattati: 13 ingiunzioni, 2 pronunce e 49 casi risolti in via breve.

Infine, e in un mondo in cui è notoria la lentezza dei processi e delle indagini, un  dato che, da solo, giustifica il sostegno allo IAP: lo scorso anno i tempi di risoluzione delle controversie sono stati tra gli 8 e i 15 giorni liberi lavorativi nella totalità dei casi. Mica male, anche pensando a come contrastare i messaggi sui social.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400