Gruppi occulti sui social, l'Agcm li vieta ed eleva sanzioni

Federico Unnia
social

Sono permessi gruppi di condivisione di contenuti ed esperienze realizzati su piattaforme social e chat ma la presenza e l’interazione guidata da un brand deve essere immediatamente percepibile come tale. Ne va della trasparenza della comunicazione e della corretta informazione dei consumatori.

Lo stabilisce l’Autorità garante intervenendo in modo molto deciso (con una multa complessiva di 1 milione Euro) nei confronti di alcune società ritenute responsabili di aver commercializzato integratori alimentari e prodotti sostitutivi dei pasti con modalità di promozione ingannevoli e non trasparenti attraverso   canali social, in violazione del Codice del Consumo.

Secondo l’Autorità, infatti, la strategia di vendita adottata incentivava la condivisione di esperienze di consumo non necessariamente autentiche. Una forma di marketing occulto realizzata principalmente tramite pagine e gruppi segreti, consistente nel non rendere palese che i venditori dei prodotti agivano nel quadro della propria attività commerciale, presentandosi sul social in modo ingannevole come semplici consumatori.

In secondo luogo, l’Autorità ha ritenuto ingannevoli le informazioni diffuse circa le principali caratteristiche dei prodotti e dei risultati raggiungibili in termini di efficacia dimagrante e curativa, promettendo che con l’assunzione dei prodotti fosse possibile guarire da talune patologie o ottenere notevoli cali di peso.

Di particolare rilevanza, in un contesto virtuale della comunicazione sempre più spinto,  l’assenza degli elementi  caratterizzanti l’interazione consumatore-venditore che richiede ai professionisti di adottare tutte le misure necessarie per evitare le confusioni di ruolo e, con questo, comportamenti scorretti da parte dei venditori affiliati. Utilizzare le piattaforme e i social, secondo l’Autorità, richiede all’impresa e ai suoi consulenti di adottare una specifica cautela nelle indicazioni date ai propri affiliati ed effettuare un controllo esteso del loro operato, con l’applicazione di sanzioni disincentivanti.

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