Le Pmi piemontesi potenziali emittenti di minibond

Presentato uno studio promosso da Classis Capital Sim sul private debt come strumento alternativo di finanziamento delle PMI piemontesi

Redazione Web
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In una congiuntura economica non facile ove l’accesso al credito costituisce ancora oggi una complessa fase nella messa in atto di piani di sviluppo industriale le PMI possono guardare ai minibond, innovativo strumento di finanziamento di tipo obbligazionario, come scelta che può accelerare l’attuazione di progetti di crescita, attenuando i rischi connessi alla dipendenza dal canale bancario. Secondo un’elaborazione, realizzata da Classis Capital Sim, sono una trentina le PMI piemontesi già ora nelle condizioni di poter effettuare questa scelta di finanziamento per perseguire la loro strategia di sviluppo.

È quanto sostenuto questa mattina a Torino, nel corso di un incontro promosso da Classis Capital Sim, società di consulenza indipendente, presso l’Unione degli Industriali, per la presentazione di uno studio sulle potenzialità dei minibond nel sistema industriale piemontese, uno dei tessuti produttivi più dinamici in Italia e in Europa. L’indagine ha permesso di identificare – sulla base degli ultimi dati finanziari disponibili – un campione di imprese potenzialmente in target per l’emissione di un minibond a supporto delle proprie strategie di sviluppo.

L’elaborazione, condotta dal Politecnico di Milano Dipartimento di Ingegneria Gestionale - è partita dall’esame delle ca. 35.000 piccole e medie imprese presenti in Italia, con fatturato annuo compreso tra i Eu 5mln e gli Eu 250mln, che rappresentano la platea più qualificata per l’emissione di titoli di debito ad alto rendimento, anche detti minibond. Questa porzione del tessuto imprenditoriale italiano è quella sulla quale bisogna concentrare la maggior parte degli sforzi per convogliare risorse finanziarie e tecniche con l’obiettivo di sostenerne lo sviluppo.

L’analisi si è strutturata in 3 fasi distinte: a) definizione “dell’universo di osservazione”, ovvero la determinazione dell’insieme di aziende iniziale sul quale condurre l’analisi, selezionando le imprese in base alla regione, al settore di appartenenza ed infine alla dimensione; b) analisi quantitativa, risultante dall’applicazione di metriche di tipo economico-finanziario, con lo scopo di isolare, per ogni regione, solo quelle società aventi i requisiti sufficienti alla candidatura per l’emissione di un minibond; c) la terza fase di analisi qualitativa, a supporto delle metriche utilizzate precedentemente, condotta con l’obiettivo di ottenere dei dati più sostanziali sulle società e di redigere dei prospetti informativi “company profile” che permettessero di metterne in luce la bontà del business plan oltre che sottolineare la presenza di fondamentali adeguati. Questa fase è stata svolta solo per il Piemonte.

Le metriche utilizzate nell’analisi quantitativa sono: il fatturato, il Tasso di crescita annuo composto del fatturato, l’EBITDA margin, il rapporto tra Posizione Finanziaria Netta (PFN) ed EBITDA e il rapporto tra Posizione Finanziaria Netta (PFN) e Patrimonio Netto, il tasso di copertura degli interessi o quick ratio. I driver di natura qualitativa sono stati invece la proprietà e la struttura manageriale, la presenza internazionale, la comunicazione aziendale con il mercato e il livello di auditing aziendale.

L’elaborazione ha portato a identificare un campione di imprese, con un numero totale di dipendenti che raggiunge le 3.500 unità, potenzialmente nelle condizioni ideali per accedere al mercato dei capitali attraverso l’emissione di un minibond. Elementi di maggiore importanza considerati nella formulazione del giudizio sono stati la globalizzazione, l’utilizzo di canali digitali e la struttura manageriale.

Il fatturato aggregato delle 25 imprese ammonta a € 1.2 miliardi. Il valore medio è invece di € 50 milioni. Solo 4 aziende hanno registrato livelli di fatturato molto sopra la media. Queste 4 società rappresentano il 43% del fatturato aggregato, dimostrando da una parte una forte concentrazione del turnover e, dall’altra, la presenza di molte piccole e medie realtà imprenditoriali: (fatturato < € 50 mln). Il CAGR, invece, si distribuisce in maniera più uniforme intorno alla media (20% per l’intero campione).

Prendendo in considerazione i margini, il valore aggregato dell’EBITDA è di € 200 mln, con un valore medio di 8 € mln. Il rapporto tra EBITDA e vendite fluttua intorno alla media per tutto il campione, raggiungendo un picco massimo di quasi il 50% ed uno minimo del 10%: 

Questo è dovuto alle differenze tra le varie tipologie di business. Infine, guardando al rapporto tra la posizione finanziaria netta e l’EBITDA si vede come il valore medio sia vicino allo zero, stando a significare che le aziende si distribuiscono in maniera abbastanza uniforme intorno al livello di zero debito. La dimensione complessiva della domanda di capitale tramite l’emissione di minibond è stimata essere, per il campione di 30 aziende potenzialmente idonee, di ca. € 290 mln. La stima considera i valori delle serie storiche della voce di CAPEX degli ultimi tre anni contabili per le aziende selezionate.

“Unione Industriali di Torino, che ringrazio, rappresenta concretamente la sede istituzionale dove condividere i risultati della ricerca fortemente voluta da Classis per questo territorio per sottolineare la robustezza dei fondamentali delle aziende del territorio ed il conseguente potenziale matching tra le esigenze aziendali attuali e quelle di investitori qualificati che attraverso lo strumento di finanziamento alternativo rappresentato dal minibond supportano le aziende nelle loro strategie di sviluppo, non solo commerciale ma anche organizzativo e manageriale interno. L’attualità di questi risultati è avvalorata dai timidi segnali di ripresa economica che stanno manifestandosi e che potrebbero spingere molte PMI a procedere nei loro progetti di crescita e di sviluppo” ha dichiarato Maurizio Esentato, fondatore e amministratore delegato di Classis Capital Sim.

“La recente crisi, durata quasi dieci anni, ha determinato un processo di selezione darwiniana, lasciando in eredità un sistema di PMI meno numeroso ma più solido. Tutte le ricerche più recenti, compresa la nostra analisi congiunturale previsiva, convergono nel descrivere la presenza in Piemonte di un rilevante serbatoio di imprese medie e piccole caratterizzate da eccellenza tecnologica, forte proiezione sui mercati internazionali, evidenti trend di crescita, solide strutture finanziare e pertanto in grado di crescere anche attraverso iniezioni di capitale esterno sia di equity che di debt” osserva Dario Gallina, Presidente degli industriali torinesi.

I minibond sono un innovativo strumento di finanziamento di tipo obbligazionario che permette anche ad aziende non quotate, di raccogliere capitale da investitori istituzionali, realizzare una diversificazione delle proprie fonti di finanziamento e attenuare i rischi connessi alla dipendenza dal canale bancario. Per essere strumenti appetibili, tuttavia, i minibond devono essere emessi da aziende con un adeguato rapporto rischio/rendimento, con una chiara visione strategica e piani di sviluppo solidi. Secondo gli ultimi dati resi noti, nel 2018 in Italia si sono registrate 198 emissioni, in aumento rispetto alle 170 del 2017, con un controvalore di 4,3 miliardi di euro.

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