La Rete deve unire, e invece finora ha diviso: parola di Cisco

Redazione Web
La Rete deve unire, e invece finora ha diviso: parola di Cisco

Dice il gran capo di Cisco, Chuck Robbins, in visita a Milano, che la Rete per troppo tempo ha acuito le differenze tra le persone, dividendole quindi ulteriormente, ma ora deve finalmente diventare inclusiva. E chi se la sente di dargli torto? A una simile dichiarazione, fatta poi da uno di quei “paraguri” (copyright Dagospia) che da 20 anni raccontano come internet avrebbe permesso di dare voce a tutti quanti, salvo poi creare un’oligarchia in cui pochissimi soggetti (meno di una decina) si sono spartiti una torta da trilioni di dollari. Perché la rete è diventata un posto in cui si dovrebbe diffondere la conoscenza ma in cui a trionfare sono i terrapiattisti. In cui le fake news circolano alla velocità della luce (secondo studi recenti hanno una portata otto volte superiore rispetto a una notizia vera e verificata). E in cui, soprattutto, guadagnano i soliti noti. Prendiamo la pubblicità in un paese come l’Italia. Poco meno dell’80% dell’adv online finisce direttamente nelle tasche di due soggetti, Google e Facebook. Alla faccia della divisione più equa della ricchezza. Una situazione che nella tanto vituperata old economy non si sarebbe mai potuta verificare, pena l’intervento immediato dell’Antitrust.

Abbattere le barriere, quindi, significa permettere alle persone di avere maggiori opportunità, ridurre le distanze, ampliare le possibilità di conoscenza: questo era lo scopo nobilissimo con cui ci era stato “venduto” internet all’inizio del nuovo Millennio. Una cosa fantastica. Se ora Cisco, un’azienda da 50 miliardi di fatturato e 233 di capitalizzazione, annuncia di voler rendere la rete un luogo più equo, più giusto, meno divisivo, bisogna esultare con tutta la forza che si ha. Sperando però che non si tratti dell’ennesimo bluff. Sarebbe una delusione troppo cocente.

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