La grande Cina di Xi, un regime spione, liberticida e dittatoriale

Redazione Web
 La grande Cina di Xi, un regime spione, liberticida e dittatoriale

L’Occidente, Italia compresa, fa gara ad amoreggiare con la Cina del nuovo “Timoniere” a vita che la Cina s’è data dopo Mao: Xi Jinping. Ma le pochissime cronache libere che filtrano da laggiù descrivono la potenza cinese come ingabbiata in un regime dittatoriale, liberticida e spione. La regione dello Xinjiang è per esempio uno degli stati di polizia più occhiuti del mondo. I suoi oltre 20 milioni di abitanti rappresentano l’1,62% della popolazione cinese, ma circa 900 mila persone sono detenute in "campi di rieducazione" politici, naturalmente esterni alla normale giurisdizione penale, in cui vengono sottoposti a veri lavaggi del cervello per abiurare al loro credo religioso musulmano. E anche per i residenti in stato libero è rischioso dimostrarsi islamici ferventi. Nella regione vive una folta minoranza musulmana uigura, ma vive come agli arresto: sono discriminati da molti pubblici esercizi, devono dare le impronte, non possono farsi vedere mentre pregano... Il vecchio borgo di  Kashgar è stato trasformato in una città spiata sperimentale, palestra della dittatura robotizzata. Ovunque telecamere per il riconoscimento facciale e spiata obbligatoria a carico di tutti su eventuali comportamenti eversivi dei vicini. Secondo il giornalista del Time Roger Boyes, veterano delle cronache dall’ex impero sovietivo, il nuovo imperatore democratico Xi Jiping “si muove e parla come se fosse il prossimo padrone dell’universo, ma in realtà è terrorizzato dal rischio che l’intero edificio di controllo leninista crolli”, ha scritto sul Times. In particolare, in vista del prossimo trentennale della repressione di Piazza Tienanmen, a giugno, lo stato di robopolizia ha già iniziato ad arrestare intellettuali e giornalisti che sia pur minimamente abbiano dato segnali contro il regime.

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