“Google sessista e antisindacale”:
la protesta prosegue

Redazione Web
“Google sessista e antisindacale”: la protesta prosegue

Non si placano le tensioni a Google per le discriminazioni sessiste in cui notoriamente il colosso di Mountain View incorre periodicamente. La stampa americana riporta la storia di Claire Stapleton e Meredith Whittaker, due del piccolo gruppo di dipendenti che hanno promosso una marcia cui hanno aderito 20 mila dipendenti di Google, appunto la “Google Walkout”, per protestare contro il bonus dato a un dirigente colpevole di molestie sessuali. Al loro posto le due avevano lasciato un biglietto: «Non sono alla mia scrivania perché insieme ad altri colleghi vogliamo protestare contro le molestie sessuali, le condotte inappropriate, la mancanza di trasparenza e una cultura del lavoro che non funziona per tutti». Risultato: dopo poco dalla manifestazione, le due donne – hanno denunciato – sono state punite sul lavoro. La Stapleton ha detto di essere stata declassata in una mansione di minore rilevanza e di essersi per giunta sentita chiedere di prendersi un periodo di permesso per malattia, pur non essendo ammalata. Alla Whittaker, dipendente Google ma anche titolare di un prestigioso incarico alla New York university, hanno intimato di lasciare l’ateneo, pena il licenziamento dall’azienda. Naturalmente i vertici di Google hanno smentito queste rappresaglie, ma le due hanno replicato dicendo che ben 300 altri dipendenti del colosso hanno subito analoghi maltrattamenti. Nella vecchia Europa questo si chiamerebbe “comportamento antisindacale”; gli americani hanno voluto di fatto abolire i sindacati, ed eccone le conseguenze.

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