La Grimaldi sotto inchiesta ma le colpe sono degli altri

Sergio Luciano
Navi high-tech, Grimaldi si affida a Fincantieri

Il gruppo Grimaldi – uno dei leader mondiali dello shipping, interamente italiano, 15 mila dipendenti per 130 navi * - si trova da qualche giorno sotto inchiesta per aver dovuto, suo malgrado, limitarsi per anni all’uso temporaneo di strutture portuali pubbliche che le autorità non mettevano a gara per le concessioni pluriennali con cui invece venivano avvantaggiati i suoi concorrenti.

Il teatro di questo mondo alla rovescia è la Toscana, precisamente Livorno. E le conseguenze di questa vera e propria bufera giudiziaria attorno all’Autorità portuale e allo scalo di Livorno sono costose e dannose per l’azienda ma ancor di più per il settore intero.

Cos’è successo a Livorno? I fatti sono chiari. Nel porto toscano operano da sempre, su spazi insufficienti per le esigenze di tutti, varie compagnie armatoriali. Con una situazione di predominio di fatto di alcune società locali in affari prevalenti col gruppo Moby-Tirrenia di Vincenzo Onorato e di quest’ultimo stesso armatore.

La Grimaldi opera su Livorno da oltre 50 anni, durante i quali l’importanza strategica dello scalo all’interno del proprio network è aumentata progressivamente con un conseguente sempre maggiore impegno di risorse in termini di investimenti e servizi offerti.

Anche perché, per ovviare all’indisponibilità di concessioni permanenti di banchine d’attracco, la Grimaldi – e precisamente la sua partecipata Sintermar Darsena Toscana s.r.l. (SDT) - ha dovuto accontentarsi di concessioni temporanee (rinnovate ogni tre mesi) per poter continuare a offrire servizi ai traffici di merci e passeggeri da e per la Sardegna. Queste concessioni sono costate in media al Gruppo Grimaldi il 40% in più dei canoni sostenuti dai titolari delle concessioni permanenti: portando quindi, più introiti all’erario.

Ebbene, paradossalmente oggi l’inchiesta che la Procura di Livorno sta conducendo sulla vicenda ha portato ad una misura cautelare pesante contro alcuni dei suoi protagonisti: l’interdizione, cioè il divieto di svolgere la consueta attività professionale. Con l’accusa surreale di aver favorito il gruppo Grimaldi provocando non maggiori introiti per lo Stato, come nella realtà, bensì “danni milionari all’erario” e interferenze “alla libera concorrenza”.

Sono stati interdetti i vertici dell’autorità di sistema portuale

del Mar Tirreno settentrionale, e il ministero dei Trasporti ha disposto l’immediata individuazione di un commissario straordinario per il porto di Livorno, uno dei 10 più grandi del Mediterraneo. E’ stato interdetto quindi Stefano Corsini (presidente dell’autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale) Massimo Provinciali (segretario generale), Costantino Baldissara (Amministratore delegato della Sintermar S.p.A. e principale referente del gruppo di armatori Grimaldi nel porto di Livorno) ed altri consiglieri d’amministrazione ed ex amministratori portuali.

Secondo la Procura, le condizioni straordinarie di necessità che regolano le concessioni temporanee dell’uso delle banchine erano simulate e non effettive. E venivano disposte per agevolare illecitamente i Grimaldi.

Il colosso armatoriale napoletano ha respinto le ipotesi di reato e ribadito la propria fiducia nell’operato della magistratura, dicendosi certo di poter dimostrare non solo l’innocenza rispetto alle accuse subite ma anche – e al contrario – di aver semmai subìto discriminazioni anticoncorrenziali.

L’inchiesta di Livorno va inquadrata infatti – sottolinea in una nota difensiva il gruppo Grimaldi – nel contrasto attivato dal gruppo Moby-Tirrenia contro Grimaldi. “E di fatti, il denunciante è la LTM s.r.l., società terminalista operante a Livorno e controllata al 51% appunto dal Gruppo Onorato – rilevano dal quartier generale di Napoli - Fino a qualche anno fa, il Gruppo Onorato aveva raggiunto ed abusato di una posizione di monopolio sui collegamenti marittimi Continente-Sardegna (vedi la sanzione da parte dell’Antitrust di Moby e Cin la scorsa primavera per un importo di 29 milioni di euro). A seguito dell’ingresso nel mercato sardo del Gruppo Grimaldi, il Gruppo Onorato aveva perso il monopolio sui suddetti collegamenti ma, con questi ultimi tentativi, cerca di crearne un altro, attraverso l’impegno di banchine e aree demaniali esclusivamente gestite da lui nel porto di Livorno”.

In effetti, i fatti confermano che in tutto il mondo il gruppo Grimaldi punta sempre a operare in situazioni contraddistinte dalla massima trasparenza e stabilità possibile: altro che contratti trimnestrali. “Operare a Livorno per il traffico Continente-Sardegna con banchine concesse per un periodo limitato di tempo è assolutamente contrario alle scelte strategiche del Gruppo – sottolineano al quartier generale di Napoli - L’unica soluzione sarebbe stata sanare la precarietà e operare in una situazione stabile, che presuppone una concessione di banchine per periodi decisamente più lunghi. A dimostrazione di quanto sopra, negli ultimi anni il Gruppo Grimaldi ha investito massicciamente in oltre 20 terminal portuali in Europa, nel Mediterraneo ed in Africa Occidentale. A titolo d’esempio, sono stati investiti circa Euro 100 milioni nel porto di Helsinki, circa Euro 110 milioni nel porto di Anversa, oltre Euro 50 milioni nel porto di Lagos (Nigeria), ed altrettanti a Barcellona e Valencia”.

Una prova logica della strategia Grimaldi, che smentisce oggettivamente le intenzioni criminali attribuite agli indagati, è che proprio “a Livorno, il gruppo ha acquistato terreni all’interno e all’esterno del porto per estendere le proprie attività, a sostegno dei traffici sia attuali che futuri”. E nel frattempo, in attesa di poter sanare la precarietà dell’uso delle banchine, Grimaldi – al contrario delle accuse – strapagava le concessioni temporanee, con canoni di circa il 40% superiori a quelli di una concessione demaniale stabile: “In tutta questa vicenda – conclude la nota difensiva dei Grimaldi - non vi è stata alcuna istigazione ad abuso d’ufficio. E’ una verità universale che, senza la garanzia di banchine, qualsiasi operatore sarà costretto prima o poi ad abbandonare il porto cercando alternative più stabili. Nell’avvisare l’Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale di questa eventualità, non vi è stata alcuna istigazione da parte del Gruppo Grimaldi”.

 

* il gruppo Grimaldi ha una partecipazione di minoranza in Economy Srl

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