Gli italiani hanno ricominciato ad accantonare i risparmi

Francesco Megna
La gatta dei Pir, la tartaruga dell’Unione bancari

La ripresa economica, seppure debole, iniziata tre anni fa e l'aumento dell'occupazione hanno contribuito tra i nostri risparmiatori a invertire il ciclo precedente quando si attingeva dai risparmi per finanziare i consumi. Oggi si riprende ad accantonare : il 49% risparmia senza troppe rinunce al quale si aggiunge un 27% abitudinario . Quasi il 40% è riuscito a risparmiare nell'ultimo anno (era il 28% quasi quattro anni fa). Sembra un paradosso ma chi mette da parte non investe: coi tassi ai minimi storici investire consente di ottenere solo un 1% in più senza dimenticare che i soldi parcheggiati  sul conto corrente sono garantiti sino a 100.000 euro.

Anche l'investimento nell'immobiliare è sceso al 30%circa (10 anni fa era stimato al 55%). Ad ampliare questa tendenza ci sono anche le incertezze del quadro economico: tenere i soldi sul conto corrente è una forma di 'assicurazione' e il modo con il quale si affronta l'eventualità di un peggioramento del proprio stile di vita. Purtroppo è però sbagliato  avere troppa liquidità. L’aumento dei prezzi al consumo infatti, oggi all’1,7% erode inesorabilmente, a piccoli passi, il valore del capitale lasciato infruttifero. Con un'inflazione al 2%(obiettivo Bce), 10 mila euro parcheggiati sul conto senza rendimento esprimeranno tra 10 anni un potere d’acquisto equivalente a 8.171 euro di oggi.  

Quindi, se il Btp è stato il primo amore dei risparmiatori , la liquidità è stata senza dubbio il secondo. E mentre nei confronti del titolo di Stato decennale è ormai subentrato un certo disincanto, i soldi lasciati  sul conto corrente continuano ad essere considerati un’opzione tutto sommato accettabile. Il 30,% circa dei risparmiatori retail tiene infatti sul proprio conto oltre il 50% delle  disponibilità (erano il 27,5% nel 2016). Il 65% circa  tiene  questo comportamento per far fronte ai normali pagamenti, mentre il 20% c.  per affrontare imprevisti. Il 15,%, infine, ha già programmato spese a cui dovrà far fronte. La scelta di non investire questi risparmi è quindi in parte  dettata dalla necessità di mantenerli a disposizione per spese programmate o meno, più che essere frutto di analisi di merito.

La paura è invece alla base di questa scelta per il 30,% dei risparmiatori, che ritiene che tenendo i soldi sul conto corrente non ci sia rischio di perderli; quasi un risparmiatore su cinque o non sa dove investire o attende il momento giusto per farlo; e le incertezze delle ultime settimane accentuano questo comportamento.  Infine, secondo il 15% circa dei risparmiatori le condizioni del proprio conto corrente sono buone e quindi i rendimenti ottenuti  lasciando  sul conto i propri risparmi sono soddisfacenti. La priorità assoluta degli investimenti resta dunque la sicurezza del capitale accumulato , senza che progredisca  l’appetito di rendimenti di lungo termine , che possono essere più compatibili con i bassi rischi. La voglia di sicurezza è minore per i risparmiatori sotto i 24 anni, tende a salire nelle fasce di età intermedie e poi ridiscende man mano che aumenta l’età, quando le incertezze sul futuro preoccupano di meno.

Sono inoltre meno propensi alla cautela coloro che hanno un titolo di studio avanzato,  i percettori di redditi elevati, i manager: insomma le categorie di risparmiatori che ritengono di essere in grado di gestire un minimo di rischio in più rispetto alla media e pertanto ritengono di potersi  sbilanciarsi un po’ di più. . Più di due terzi dei risparmiatori è poco  propenso a correre rischi e solamente poco più di uno su dieci sembra molto  favorevole.  I nostri imprenditori e liberi professionisti costituiscono l’unica categoria decisamente più propensa delle altre a rischiare pur di aumentare il rendimento dei loro investimenti.

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