Per Microsoft in Cina censura anzi no

Redazione Web
Per Microsoft in Cina censura anzi no

Un’imprecisione dei media internazionali ha presentato come un intervento censorio del governo cinese l’oscuramento di circa 24 ore subito in quel Paese da Bing, il motore di ricerca con cui Microsof tenta da anni senza alcun successo di fare concorrenza a Google. Non era vero niente, il sistema era semplicemente andato in crash, ma stavolta il governo di Xi non aveva esercitato alcuna censura tanto più che Micorosoft si è messa completamente in linea con le richieste preventivamente censorie del regime pur di fare almeno lì un po’ di business con un sistema che non ha avuto altrove alcun successo. Resta il fatto, però, che Pechino censura eccome. E la cultura politica occidentale sul potere dei big di Internet è talmente inesistente da costringere chiunque abbia a cuore la democrazia a solidarizzare con la dittatura cinese che non ha piegato anche il suo capo al cospetto di Facebook, Instagram e Twitter, ed ha costretto Google a chiudere la propria versione cinese non volendo censurare i risultati delle ricerche. Insomma, se la Cina cresce e progredisce anche con un web censurato e autoctono significa che la censura è odiosa e la democrazia è un’altra cosa, ma appunto: la democrazia per cui tre o quattro cittadini americani gestiscono – attraverso l’oligopolio di Google e Facebook - opinioni e consumi degli abitanti di mezzo mondo è un’altra porcheria, diversamente e meno sanguinosamente oscena di quella cinese, ma pur sempre porcheria.

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