Reddito di cittadinanza, pochi vantaggi e tante criticità

Gianni Bocchieri
Reddito di cittadinanza, pochi vantaggi e tante criticità

l fine di introdurre una misura contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale, la legge di bilancio (L. 145/2018) ha costituito il nuovo Fondo per il reddito di cittadinanza con una dotazione di 7,1 miliardi per il 2019, di 8,055 miliardi per il 2020 ed 8,317 miliardi nel 2021. 

Come aulicamente dichiarato dallo stesso testo legislativo, il reddito di cittadinanza vuole essere garanzia del diritto al lavoro, della libera scelta del lavoro, del diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura. Ora, occorre verificare se diventerà effettivamente una misura che coniugherà il sostegno economico con l’inserimento ne l mondo del lavoro e l’inclusione sociale dei soggetti esposti al rischio di emarginazione. In altre parole, occorre capire se potrà essere quel sistema di politiche attive universale per la collocazione o la ricollocazione lavorativa dei disoccupati che nemmeno il Jobs Act è riuscito a realizzare oppure se si limiterà ad essere uno strumento assistenziale temporaneo od estemporaneo.

Sulla sua disciplina operativa, non c’è ancora un testo disponibile nemmeno per coloro che dovranno implementarlo ai diversi livelli istituzionali. 

Abbondano però le anticipazioni giornalistiche che mutano quotidianamente anche sulla base delle reazioni a quelle del giorno prima, spesso disorientando persino i più favorevoli alla misura.

Al momento, è quindi difficile fare un commento fondato che non possa essere smentito altrettanto velocemente. Si può solo cercare di leggere attentamente le poche norme già pubblicate nella Gazzetta Ufficiale e di selezionare quelle anticipazioni giornalistiche più plausibili, scartando le più fantasiose anche se sicuramente fatte da qualche fonte attendibile.

Partendo dalle norme, sappiamo che il Fondo per il reddito di cittadinanza finanzierà anche il potenziamento dei centri per l’impiego per un ammontare fino ad un miliardo, comprensivo del costo per 4.000 nuove assunzioni a tempo indeterminato da parte delle Regioni, titolari degli stessi centri per l’impiego. Il riparto di questo contingente di personale sarà fatto con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, d’intesa con le Regioni stesse. In deroga al blocco delle assunzioni, previsto dalla stessa legge di bilancio, potranno essere quindi avviati velocemente nuovi concorsi per i servizi pubblici per l’impiego, dopo molti anni di irrilevanza. 

Per quanto riguarda l’integrazione del reddito di cittadinanza con altre misure di contrasto alla povertà o di politiche attive, la stessa legge di bilancio prevede la sopravvivenza del Reddito di Inclusione finché non sarà operativo il nuovo reddito di cittadinanza, mentre nulla dice sull’assegno di ricollocazione che dovrebbe quindi continuare ad essere una misura di politica attiva a favore dei disoccupati percettori dell’indennità di disoccupazione (NASPI) da oltre 4 mesi. 

Sulla base delle anticipazioni giornalistiche, gli aspetti positivi potrebbero essere solo questi. In negativo, sembrano invece d avvero complesse e macchinose le regole di individuazione dei beneficiari del reddito di cittadinanza. Altrettanto complicata potrebbe essere la verifica del rispetto delle cosiddette norme “anti-furbetti”: accerta re l’effettività di una separazione legale sembra andare oltre qualunque ordinaria attività investigativa. Infine, sarà davvero arduo mettere tutti i centri per l’impiego d’Italia nella condizione di offrire 3 offerte di lavoro a ciascun percettore del reddito di cittadinanza. Il vero problema non è certo la mancanza di un software capace di incrociare domanda ed offerta di lavoro, ma l’attitudine delle imprese a conferire le loro vacancies a quegli stessi centri per l’impiego che hanno intermediato il 3% delle nuove assunzioni, nella migliore delle ipotesi.

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