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Un riferimento comune per le professioni del credito

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Un riferimento comune per le professioni del credito

Roberto Daverio, presidente dell'Associazione Credit Managers Italia

Dal palco del 34mo congresso nazionale, Acmi lancia la propria sfida al settore. Con un piano ambizioso che coinvolge anche la Fecma europea

«La sfida è lanciata, Acmi c’è». Al suo ultimo mandato, Roberto Daverio, presidente dell’Associazione Credit Managers ItaliA, traccia la linea di demarcazione tra passato e futuro. Lo incontriamo a margine del 34mo congresso dell’associazione. La sfida a cui si riferisce?  decisamente impegnativa: «Vogliamo essere l’unico punto di riferimento per il mondo del credito», dice.

Un piano ambizioso.

È arrivato il momento di costruire qualcosa di nuovo, di produrre un’onda di entusiasmo. Acmi vuole mettere a disposizione uno strumento perché ognuno, se lo desidera, possa proseguire  in questo viaggio.

Sì, ma come?

Intanto, recuperando i colleghi che hanno smesso di credere in noi, quelli che non ci consideravano credibili, quelli che sono stati confusi dalle altre proposte del mercato. Quelli che in cuor loro sognano solamente di tornare a crederci.

E poi?

Coinvolgeremo Fecma, la Federazione delle Associazioni della Gestione del Credito europee, per ampliare le nostre possibilità anche sul territorio europeo. Stiamo lavorando per costruire la casa di tutti e non di uno, un contenitore civile di idee e di speranze. Un luogo diffuso dove potersi confrontare, dove partecipare insieme.

Cosa offrite?

Un’ associazione partecipata: vogliamo dare valore alle persone e vogliamo riconoscere i meriti. Vogliamo promuovere la cultura del credito tra i nostri ragazzi, per continuare a dar vita a questa professione per costruire un’opportunità ai tanti che l’hanno persa o a quelli che non riescono a trovarla.

Il congresso è arrivato alla 34ma edizione. Un bel traguardo.

Perché c’è qualcuno che ogni anno si prende la responsabilità di costruirlo: non parlo di me, ma dei coordinatori e dei consiglieri, che fanno quello che hanno senza prendere un euro, colleghi che vogliono combattere per le idee nelle quali credono. Ed in questo periodo tutto ciò è autentico miracolo.

Il presidente Roberto Daverio: «vogliamo costruire un contenitore di idee e di speranze dove potersi confrontare e partecipare insieme»

Una bella soddisfazione.

Forse proprio da questo dobbiamo ripartire con un nuovo ciclo. Abbiamo assistito a delle interessanti tavole rotonde, con autorevolissimi relatori, partner che ci hanno sostenuto e 200 partecipanti che con entusiasmo hanno dimostrato di credere in quello che stiamo facendo.

Senza di loro Acmi sarebbe un contenitore vuoto.

Senza di loro, che ci accompagnano  in questo percorso, senza qualcuno che ci ricorda che noi siamo solamente i volti e i nomi, noi non siamo nient’altro.   

Al congresso c’era aria di una nuova era.

Abbiamo avviato una fase molto importante per tutti noi, che è destinata ad andare avanti è chiaramente per noi l’avvio per qualcosa di nuovo, che possa aiutarci a centrare quell’obiettivo che ci siamo dati, cioè il riconoscimento del ruolo e della professione.

È una parola.

Il tema dal quale partire, per noi, è: in che cosa crediamo? Noi chi siamo? Quali sono i temi che vogliamo portare avanti non perché saranno redditizi, ma perché sono giusti? Come vogliamo essere d’aiuto all’economia  italiana? Sono a queste domande a cui io voglio dare una risposta. Ed è il vero tema sul quale noi possiamo ricoinvolgere tutti.

Già: in cosa credete?

Provo a dirle in che cosa credo io, in che cosa abbiamo creduto noi  quando abbiamo deciso di dare vita a questa nuova avventura, sicuramente temeraria, non si può dire che non avessimo il coraggio di rischiare le nostre posizioni personali per essere coerenti con le nostre scelte e con le nostre idee. Noi crediamo prima di tutto in un’associazione  libera, forte, che sia conservatrice nei valori, ma rivoluzionaria nell’attitudine al cambiamento. Perché c’è bisogno di cambiare.

Questo è il suo ultimo mandato. Cosa lascia al suo successore?

Mi sono prefissato come  scopo unico di lasciare a chi verrà dopo un Acmi così come gliel‘ho prospettata ed è per questo che noi ogni giorno spendiamo le nostre energie, è per questo che abbiamo accettato gli incarichi e per questo continueremo a farlo. Su questo obiettivo saremo implacabili, instancabili.

Oggi  finalmente può nascere qualcosa di grande, di sincero,  di credibile.  Dipende da noi, dipende dalle scelte che farà ciascuno di noi. Se noi ci crediamo  davvero, oggi potrebbe essere il giorno in cui ci siamo dati finalmente un’identità.

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