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Professionisti, avanti controcorrente

Giovanni Francavilla
Professionisti,  avanti controcorrente

GAETANO STELLA PRESIDENTE CONFPROFESSIONI

La presenza di liberi professionisti è un indicatore della ricchezza economica. «Salvo alcune eccezioni», puntualizza il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella «esiste una stretta relazione tra Pil pro capite e incidenza dei liberi professionisti: nei Paesi più ricchi si riscontra tendenzialmente un maggior ruolo e contributo delle libere professioni».

E se in Europa il popolo dei professionisti cresce a ritmo sostenuto, superando la soglia di 5,6 milioni nel 2017, è proprio l’Italia il Paese dove si concentra il maggior numero (1,4 milioni).

È uno dei dati più sorprendenti del Rapporto 2018 sulle libere professioni in Italia, curato dall’Osservatorio diretto da Paolo Feltrin, che ha fatto sgranare gli occhi ai politici e alle centinaia di professionisti accorsi a Roma lo scorso 6 novembre per il Congresso nazionale di Confprofessioni, che ha messo in luce i punti di forza e di debolezza di un settore che in Italia muove un giro d’affari di oltre 207 miliardi di euro, pari al 12,4% del Pil.

Sarà forse il senso di responsabilità di chi vive tra l’incudine di un mercato complesso e il martello di una burocrazia asfissiante, ma i professionisti italiani sono una realtà economica più forte della crisi, più resistente di una politica che «non sempre ha saputo cogliere il valore e il peso delle categorie professionali», dice Gaetano Stella.

«Il professionista deve affrontare un mondo di leggi farraginose e con continui cambiamenti» ha riconosciuto il ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, dal palco del Congresso di Confprofessioni.

Le misure fin qui messe in campo non sono riuscite a dare organicità al settore e il processo di semplificazione invocato dai professionisti si muove a piccoli passi. Mercato del lavoro, rapporto con la pubblica amministrazione e fisco restano i principali nodi che imbrigliano l’attività dei professionisti. E mentre il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, annuncia una «rivoluzione culturale all’interno della PA attraverso il ricambio generazionale e la digitalizzazione», la presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, strappa applausi rilanciando l’idea, già avanzata da Confprofessioni, che «lo Statuto del contribuente deve assurgere a norma di rango costituzionale».

In un paese ingessato da una stratificazione normativa e fiscale, nonostante tutto, i professionisti vanno avanti, controcorrente. Dal Congresso di Confprofessioni emerge come regolazione del mercato del lavoro, welfare e innovazione digitale siano gli strumenti che hanno permesso alle categorie di attraversare la crisi e che oggi rappresentano il trampolino per proiettarsi verso le sfide del futuro. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. A cominciare dal disboscamento della giungla di contratti che caratterizzano il settore dei servizi. Il segretario confederale della Cgil, Franco Martini, non usa mezzi termini per dire che «il Ccnl degli studi professionali è un laboratorio di innovazione culturale e sindacale», mentre il presidente del Cnel, Tiziano Treu, annuncia un po’ di pulizia nel settore dei servizi: «Abbiamo un numero infinito di contratti collettivi che non si sa chi e quanto rappresentino» dice Treu «e noi stiamo cercando di ridurli». Se da un lato si lavora per mettere ordine nella rappresentanza e garantire una regolazione del lavoro universalistica, aperta a tutte le componenti del lavoro autonomo, dall’altro l’obiettivo è quello di coniugare le diverse forme di welfare con l’innovazione digitale.

E mentre prende quota il progetto di una piattaforma digitale per i servizi, l’attenzione di Confprofessioni è rivolta al potenziamento del welfare integrativo, in particolare sull’assistenza sanitaria integrativa rivolta anche alla non autosufficienza perché, come spiega Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali, «Il welfare integrativo è l’unica via d’uscita per far fronte all’invecchiamento della popolazione e alla transizione demografica».

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