Pubblicità legale, vale se esce sul sito della PP.AA.

Il Consiglio di Stato conferma la valutazione del Tar

Redazione Web
tribunale

La pubblicazione di tutti gli atti di gara in rete ha il chiaro effetto di pubblicità legale, e per tale fatto deve essere equiparata alle altre forme di pubblicazione stabilite in ambito europeo e nazionale. Ne consegue, inoltre, che costituisce specifico ed esclusivo onere degli operatori economici quello di tenere sempre e comunque monitorati i profili di committenza delle Amministrazioni pubbliche per verificare sviluppi su possibili gare, non potendosi più attendere le eventuali pubblicazioni cartacee oppure le comunicazioni “classiche” da parte delle Amministrazioni. Tutto questo in ragione del fatto che ogni pubblicazione nei siti delle PP.AA. vale oggi come piena e valida “pubblicità” delle decisioni e della volontà di dette amministrazioni, ad ogni effetto di legge.

È questo l'importante principio stabilito dal Consiglio di Stato, Sezione III, con la recente sentenza del 13 settembre 2018 n. 5766 (Pres. dott. F. Frattini, Estensore dott. G. Pescatore) con la quale ha confermato quanto stabilito dal Tar del Lazio.

La questione riguardava una società la quale si era vista dichiarare la tardività del proprio ricorso dal momento che era stato promosso oltre 30 giorni dalla pubblicazione dell’invito alla manifestazione d’interesse alla procedura avente ad oggetto l’affidamento del servizio di pulizia e sanificazione aziendale. secondo la società appellante, infatti, tale delibera – pubblicata sul sito internet della P.A. nella sezione “Amministrazione trasparente” – non doveva ritenersi idonea a determinare la conoscenza legale dell’invito e, conseguentemente, non poteva scattare la decorrenza di termini per impugnare. Detta forma di pubblicazione si doveva ritenere valida ed efficace solamente se riferibile ai bandi e gli avvisi espressamente previsti dal Codice degli Appalti mentre, per tutti gli atti/provvedimenti non direttamente menzionati dallo stesso Codice, sarebbe risultata non completa ed insufficiente.

Il Consiglio di Stato, come ricordato, ha respinto la tesi difensiva della ricorrente, affermando come, in base al disposto dell’art. 32 della l. 69/2009, la pubblicazione di tutti gli atti di gara attraverso un sito internet ha a tutti gli effetti valore di pubblicità legale.

Secondo i supremi giudici amministrativi, quanto stabilito è confermato anche alla luce del recente inserimento – in sede di Correttivo – nel comma 1 dell’art. 29 al Codice appalti, ultimo capoverso, ove si prevede che, fatti salvi gli atti cui deve applicarsi il regime di pubblicità in ambito nazionale, “i termini cui sono collegati gli effetti giuridici della pubblicazione decorrono dalla data di pubblicazione sul profilo del committente”.

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