Snapchat crolla, è solo la prima crepa nel ghiacciaio

Redazione Web
Snapchat crolla, è solo la prima crepa nel ghiacciaio

L'azienda di social media Snap Inc., quella che inventato il fantasmino amatissimo (fino a un po’ di tempo fa) dai più giovani, quella dei messaggi che si autocancellano e sono perfetti per giochini erotici da scuole medie…è nei guai. Cioè è sotto indagine da parte delle autorità finanziarie americane. L'indagine si riferisce all'offerta pubblica iniziale di Snap (Ipo) avvenuta nel marzo 2017, e alle accuse di aver ingannato i potenziali investitori. Quando una società vuole fare un'offerta pubblica di acquisto, deve fornire informazioni sulla sua strategia, sui risultati previsti e così via, in modo che gli investitori possano comprendere appieno i rischi e le ricompense che comporta il fatto di acquistare o meno le azioni di quella società. Gli investitori sostengono da tempo che Snap avrebbe fatto dichiarazioni fuorvianti sull'impatto che la concorrenza - in particolare quella di Instagram - stava avendo e avrebbe potuto avere sulla sua crescita. Ora, la loro azione legale contro la società ha spinto le autorità di regolamentazione statunitensi a richiedere formalmente informazioni a Snap e ciò si è riverberato negativamente sul valore di Borsa dei suoi titoli. Aggravando l’effetto già negativo di aver perso nei giorni precedenti un altissimo dirigente…

Ma il caso Snap vale ben al di là di questa bega para-giudiziaria. Il vero problema è che dall'inizio di quest'anno, il numero di utenti attivi giornalieri di Snap è sceso a 186 milioni. Mentre Instagram va benone, e addolcisce a Mark Zuckemberg, che li possiede entrambi, la stasi che il suo fratello maggiore, Facebook, sta vivendo da tempo. Dal momento della quotazione in Borsa, le azioni Snap hanno perso il 75% del loro valore.

Cos’è, un cambio di clima? Forse che il mondo sta accorgendosi che il boom dei social network non può essere infinito e che la concorrenza morderà anche i loro polpacci? Di sicuro, la perturbazione che sta addensandosi sui giganti del web non è un episodio ma segna una svolta. I giganti addormentati di vari settori industriali hanno cominciato a muoversi, iniziando una corsa per vedere chi può innovare il più velocemente possibile, sulla base dei business tradizionali, e fornire ai consumatori le soluzioni che vogliono veramente con la forza di brand storici. Nel settore bancario, ad esempio, i colossi di sempre hanno investito molto nei loro prodotti online e fintech per competere con gli sfidanti upstart, mentre i grandi gruppi commerciali al dettaglio come Wallmart si sono svegliati e stanno affiancando ai grandi magazzini fisici (che ancora piaccono, e sempre piaceranno) un’efficientissima offerta on-line. Dunque non basta avere la bacchetta magica del digitale per vincere tutto… Mentre le quotazioni che i giganti del web avevano raggiunto in Borsa s giustificavano solo in uno scenario, in realtà insostenibile, di concorrenza debellata…Che la crisi di Snap sia solo la prima crepa nel ghiacciaio? Si direbbe di sì, anche ripensando in quest’ottica al calo borsistico di Apple, che certamente è una straordinaria azienda globale ma non può pretendere che il mondo ignori la qualità e la competitività dei prodotti orientali concorrenti, altrettanto validi di quelli della Mela e spesso cari la metà.

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