Facebook, uno “sceriffo” anti-fake ogni 100 milioni di utenti

Redazione Web
Facebook, uno “sceriffo” anti-fake ogni 100 milioni di utenti

L’hanno dichiarato, di più: sbandierato. E ora i colossi di internet sembrano pronti a partire per la loro crociata contro le fake news. Inutile girarci attorno: alla base della diffusione di tante notizie inventate di sana pianta – ma verosimili e, per questo, trangugiate dai milioni di boccaloni che popolano la rete – ci sono proprio i social network, Facebook in primis, che hanno fatto da cassa di risonanza a centinaia di migliaia di informazioni fasulle. Ma le elezioni di mid-term si avvicinano e il nuovo incremento di profili bizzarri e di notizie improbabili ha imposto a Menlo Park di correre ai ripari: per questo è stato approntato un team di 20 persone che dovrà occuparsi di cancellare tutti gli account e i contenuti che vogliono provare a manipolare l’opinione pubblica. Le modalità di lotta alle bufale sono top secret, ma da quello che si sa è stato messo a punto un algoritmo specifico che è in grado di tenere traccia dei picchi di diffusione di certe notizie o dell’incremento di profili falsi creati esclusivamente con l’intento di far circolare informazioni tendenziose. Nelle scorse settimane in Brasile, durante le ultime battute di una campagna elettorale particolarmente infuocata che ha poi portato all’elezione di Jair Bolsonaro, Facebook ha chiuso 68 pagine e 43 account collegati a una società di marketing politico – Rfa – che avrebbe prodotto contenuti “clickabit” (esche) per spostare altri consensi verso il candidato che ha poi vinto le elezioni. Si deve sempre iniziare da qualche parte, ma è certo che 68 pagine e 43 account sono ben poca cosa per un paese di oltre 209 milioni di abitanti. Forse servirebbe maggiore accanimento sui contenuti, bloccandoli sul nascere non appena ci si rende conto che sono fasulli: e qui non c’è algoritmo che tenga, servono persone in grado di svolgere quel fact-checking che è ormai additato come vezzo sopravvalutato. Analoga cautela verrà usata con Whatsapp, con qualche problema in più, però: ad esempio, perché diviene difficile arginare la diffusione di fake news in una chat di messaggistica privata per di più criptata. Limitare il numero di persone a cui si può inviare un messaggio? Promuovere iniziative di informazione dell’utenza? Palliativi, a fronte di un fenomeno che sta dilagando ormai in tutto il mondo. In Myanmar si ritiene che parte della persecuzione nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya sia stata fomentata su Whatsapp. Insomma, qualcosa si muove. Ma la lentezza bradipesca è snervante, specie se proviene da aziende che hanno fatto della velocità nel diffondere informazioni (e nel massimizzare i profitti) il loro mantra.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400