L’incredibile ascesa di suicidi
fra i tassisti a New York

Redazione Web
L’incredibile ascesa di suicidi fra i tassisti a New York

Dire che Uber uccide sarebbe maramaldo. Dire che la concorrenza sleale uccide è oggettivo. Il caso dei sei suicidi di tassisti a New York è stato per questo enfatizzato dal New York Times, con le tipiche lacrime di coccodrillo del sistema americano, che prima consente qualsiasi licenza ai cittadini e poi a posteriori si pente e introduce norme magari cervellotiche. Un po’ per le armi da fuoco da guerra, diffuse nelle case come da noi i soprammobili di ceramica, per cui i morti ammazzati da pallottole in America sono uno stillicidio impensabile. Ebbene, l’avvento di Uber e dei suoi dieci imitatori ha comportato un’inflazione di offerta di autisti per cui i taxisti guadagnano meno, cioè poco quanto i guidatori Uber, con la differenza che per i tassisti quello era il loro unico lavoro, mentre gli gli Uberisti è spesso un arrotondamento o un’integrazione e soprattutto che le licenze non valgono più nulla, e sì che costavano. Il New York Times, spiega che molti tassisti hanno speso anche più di un milione di dollari per una licenza che ora ne vale 200mila. Tutti si sono indebitati per poter esercitare e ora faticano a far quadrare i conti perché il lavoro è diminuito. I tassisti sono in crisi finanziaria ed esistenziale e se ne sono accorti anche i politici. Ad agosto, il Consiglio Comunale ha messo un tetto alle licenze di Uber e altri servizi simili, ha stabilito che abbiano una tariffa minima, e ora sta valutando interventi a sostegno dei tassisti, che vanno da consulenze finanziarie all’istituzione di un fondo «salva tassisti» e di «centri di assistenza al conducente sulla salute mentale».

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