Pubblicità, anche i colossi piangono

Redazione Web
Pubblicità, anche i colossi piangono

WPP, la più grande agenzia pubblicitaria del mondo, ha reso noti i risultati del secondo trimestre e le sue azioni sono crollate del 7%. Perché? Perché i risultati hanno dimostrato che l’azienda rende poco nel mercato più importante del mondo, gli Usa. La crescita del fatturato nordamericano dell'azienda (esclusi gli effetti di fattori transitori come le fluttuazioni valutarie) è diminuita del 3% a causa della forte concorrenza e del fatto che alcuni dei suoi clienti che hanno frenato le loro spese - anche se la crescita delle vendite a livello mondiale è aumentata dell'1%. WPP ha anche detto che il suo margine di profitto quest'anno sarà inferiore a quello dell'anno scorso in quanto prevede di spendere di più per rianimare la crescita. Insomma, la pubblicità è un settore dove non ci sono più vacche sacre. Internet (e in particolare i social media) hanno modificato enormemente il panorama pubblicitario. La pubblicità digitale sta crescendo velocemente ma la maggior parte del denaro va direttamente nelle mani calde di Google e Facebook. Questo significa che le agenzie pubblicitarie tradizionali come WPP devono adattarsi al nuovo mondo per ottenere ancora il loro pezzo di torta. Ma con questo potere arriva la responsabilità: c'è più pressione sulle aziende di social media per assicurarsi che ciò che c'è sulle loro piattaforme sia legale, e per controllare la proliferazione di notizie false. Gli alti dirigenti di Facebook, Twitter e della casa madre di Google, Alphabet, sono sotto pressione su questo fronte, negli Usa come in Europa.

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