Quel che la crociata anti-Diesel non risolve

Redazione Web
Quel che la crociata anti-Diesel non risolve

Strano paese l’Italia, bello ma pieno di contraddizioni. Da una parte, siamo pronti a lanciare una crociata ideologica contro il diesel, accusato di essere più venefico del polonio (anche se tutte le evidenze dicono che non è vero), dall’altra non ci accorgiamo che il trasporto su gomma, senza regole e senza criterio, sta diventando ogni giorno che passa un pericolo concreto per le nostre strade e per i nostri polmoni. Così, a Milano si sceglie di vietare il transito – in maniera sacrosanta – al 72% del territorio cittadino per le automobili a benzina Euro 0, per i diesel Euro 1,2,3 e (da ottobre 2019) ma anche diesel Euro 4 e motorini a due tempi. Una battaglia giusta, che però ha scelto di prendere di mira esclusivamente il diesel, quando i veicoli che circolano a benzina con motori Euro 1 stanno utilizzando una tecnologia introdotta nel 1992, ventisei anni fa. Il diesel è stato accusato di ogni nefandezza, ma nel frattempo non si è spinto a sufficienza su altri carburanti come il metano o addirittura su altre forme di alimentazione, come nel caso dell’elettrico. E quindi si vieta, si stringono i paletti, si obbligano le persone a rinunciare alla mobilità privata (che va benissimo, ci mancherebbe) ma al tempo stesso non si offre loro un’infrastruttura degna di questo nome che permetta di ridurre drasticamente le emissioni.

Tutto questo succede in una città, Milano, che mostra ogni giorno di più la sua tensione europea e la sua distanza, in meglio, con il resto dell’Italia. Che soffoca, gasata da centinaia di migliaia di mezzi pesanti che ogni giorno la attraversano in lungo e in largo.

Ancora non si sa se alla base dell’incidente di Borgo Panigale ci sia stato un colpo di sonno, un malore, un momento di distrazione. È certo però che, per una volta, ci è davvero andata bene: se le esplosioni fossero state più ravvicinate, oggi parleremmo di un bilancio in termini di morti decisamente superiore. Di fronte a un problema che emerge sempre più come serissimo – basta prendere una qualsiasi autostrada in un giorno feriale per accorgersene – nessuno si è ancora messo in testa di provare a risolvere in qualche modo un problema drammatico. Ridurre il carico di lavoro, abbassare le velocità, impedire la delocalizzazione degli autisti e trovare alternative alla gomma dovrebbero essere ai primi posti nell’agenda di un qualsiasi governo. Perché si fa presto a parlare di dignità, ma poi serve la volontà di tutelarla per davvero. (Marco Scotti)

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