Auguri alla banca di Passera, il governo prenda esempio

Redazione Web
Auguri alla banca di Passera, il governo prenda esempio

Il 73 per cento dei quasi 700 milioni di euro che sono stati versati come capitale dai soci istituzionali (fondi, gestioni patrimoniali eccetera) che hanno finanziato la nuova banca di Corrado Passera proviene dall’estero. E ieri il 98% del capitale di Illimity Bank – così ha voluto chiamarla l’ex capo di Banca Intesa e di Poste, ed ex ministro dello Sviluppo economico (l’unico da rimpiangere del governo Monti) – ha votato “sì” all’atto formale che ha appunto imposto questo nome alla società e ha dato il via alla sua avventura.

Che tutto questo sia riuscito a Passera nelle settimane successive al voto del 4 marzo, settimane di turbolenza e incertezza politica per un Paese come l’Italia che, in quanto Stato-nazione, è “al di sotto di ogni sospetto” per la cosiddetta “alta finanza” internazionale... be’, dimostra qualcosa. Dimostra che non è l’Italia a non sapere suscitare la fiducia dei mercati internazionali ma “un certo tipo di italiani”, al quale Corrado Passera non ha mai per sua fortuna assomigliato. Gli approssimativi, i pressapochisti, i furbastri incompetenti. Ce ne sono, ma sono pochi.

Quel successo dimostra che l’Italia che innova e che inventa piace, eccome. E dimostra che quel video virale del discorso di Sergio Marchionne – pace all’anima sua – che alla Bocconi ironizzava in modo molto provinciale sull’ironia con cui i suoi amici americani scartavano l’idea di investire in quell’Italia dove desideravano soltanto passare le vacanze, diceva una solenne fesseria.

L’Italia sa attrarre capitali stranieri eccome, ma non sanno farlo tutti gli italiani. E il bizzarro governo Gialloverde, che ne sta facendo anche di molti altri colori ma alcune le sta facendo giuste, deve forse più che altro fare attenzione a quel che dice, più ancora che a quel che fa.

Gli enunciati da rodomonte di Matteo Salvini e le uscite da sprovveduto di Luigi Di Maio sulle bacchette magiche che dovrebbero, a leggere il loro contratto di governo, cambiare da domani la finanza pubblica italiana vanno emendate da enfasi e cialtronerie.

Di vero c’è che l’economia dell’austerity ha fatto chiaramente disastri in mezza Europa. Di vero c’è che un’Unione europea a trazione tedesca non può funzionare, perché nemmeno in Germania funziona, lacerata com’è da mille insoddisfazioni e disconnessione sociale, pur nuotando quel Paese nell’oro in cui nuota.

Ma ai mercati tutto questo non fa né caldo né freddo. Il ministro Tria e anche il presidente Conte sanno bene che la speculazione internazionale è come uno squalo bianco, per vivere deve nuotare sempre, e l’acqua in cui prospera è quella dei cambiamenti imprevedibili, nel mezzo dei quali cercano la preda e la mordono. L’Italia ha ereditato un debito pubblico del 132 per cento rispetto al Pil. Un parametro fuori dal mondo, raggiunto per l’insipienza dei governi dal 2006 in poi. Che ci attanaglia e ci condanna ad un’obbedienza fiscale inflessibile. Facciamo allora, per bene, i nostri “compiti a casa” e nel frattempo coltiviamo il sogno di riformare l‘Europa per riportarla alla missione, e alla visione, originaria: un’Europa di tutti i popoli, non sono quello tedesco, che costruisca la prosperità di tutti e non solo di alcuni.

I nostri attuali giovani governanti hanno alcune buone idee e sono in parte prevalente in buona fede. Prendano esempio da Passera, allora, uno che in politica ha speso i suoi soldi e il suo tempo perché ci credeva, ma ha dovuto ricredersi, ed è tornato al suo mestiere migliore – tra i molti che sa fare – per innovare e spiazzare tanta concorrenza obsoleta, raccogliendo il consenso degli stranieri. Si può fare: ma a patto di costruire il futuro sulle competenze.

Auguri a Passera, se li merita. E un po’ anche all’Italia, che se li merita meno, ma – in fondo – non è così brutta come la dipingono quegli anti-italiani che la sognano come una Germania dove si mangino spaghetti al dente. (Sergio Luciano)

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