Decreto Dignità? Chi ci rimette è la nostra credibilità

Giulietta Bergamaschi, Managing Partner di Lexellent, boccia senza mezze misure il primo provvedimento del governo

Giulietta Bergamaschi, managing partner di Lexellent
Luigi  Di Maio di M5S

La sensazione ad ogni nuovo provvedimento legislativo in materia di lavoro e occupazione è che ci debbano necessariamente essere dei vincitori e dei vinti. Questa sensazione è la diretta conseguenza del fatto che il tema del lavoro è un terreno di scontro politico sul quale è abbastanza semplice polarizzare l’attenzione di tutti. Ecco quindi che ci apprestiamo a gestire, ancora una volta, alcune modifiche che incidono in modo significativo sul sistema attuale, introdotte per decreto legge (non ancora pubblicato) e in assenza di una visione complessiva e di programma. E chi sono i vincitori ed i vinti delle disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese?

A mio parere, a perderci è la credibilità di un Paese che, a distanza di tre anni dal Jobs Act, ha rimesso in discussione le norme che disciplinano i contratti a tempo determinato e la somministrazione di lavoro, disciplinati dal decreto legislativo 81/2015, e l’indennizzo da licenziamento illegittimo, previsto dal decreto legislativo 23/2015.

Come? In primo luogo, si reintroducono, in parte, le causali per i contratti a termine. I contratti acausali, infatti, saranno ammessi solo quando il termine iniziale avrà una durata non superiore a 12 mesi. Per i contratti di durata superiore ai 12 mesi (la durata massima si ferma a 24 mesi) l’apposizione del termine sarà consentita solo a fronte di esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, oppure sostitutive; connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; relative alle attività stagionali e a picchi di attività. Diminuisce di uno il numero delle proroghe consentite. In secondo luogo, si estende l’assoggettamento della somministrazione a termine alla disciplina prevista per il rapporto di lavoro a tempo determinato. Non vi è la certezza che queste modifiche limitino la precarizzazione del lavoro, quello che mi aspetto è un aumento del turn overdei lavoratori alla fine del primo anno di lavoro e un incremento delle controversie per quel che riguarda le causali.

In terzo luogo, l’indennizzo da licenziamento aumenta nel minimo da 4 a 6 mensilità e nel massimo da 24 a 36 mensilità. Si tratta quindi di un notevole potenziale aggravio di costi a carico delle imprese, che comporterà un diverso approccio anche in un’ottica conciliativa, con potenziale riduzione del numero di accordi raggiunti in via stragiudiziale e proporzionale aumento del contenzioso. Conclusivamente, il denominatore comune delle scelte in tema di lavoro sembra quello di voler rendere più incerte e imprevedibili le regole in cui operano le imprese italiane.

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