Iap: tra social e Authority, quale futuro per l'Istituto?

Un'intervista ai sei maggiori esperti di diritto pubblicitario

Federico Unnia
tribunale

All'indomani dell'annuale assemblea dello Iap, Economy prova a fare il punto sulle nuove sfide che attendono l'organismo

L'annuale convegno dello Iap

L’incontro annuale dello Iap – Istituto di autodisciplina pubblicitaria, tenutosi a Milano a metà maggio, è stata l’occasione per una riflessione sul futuro dell’organismo di controllo volontario della comunicazione commerciale, nato nel 1966, capace di attraversare decenni di crescita tumultuosa della pubblicità su stampa e tv, finito, suo malgrado sulle secche della pubblicità digitale.

La sfida che attende l’organismo di via Larga a Milano – storica sede dello Iap - non è solo il confronto con una comunicazione gestita da poche piattaforme social che sembrano disinteressarsi delle logiche e degli impegni che l’autodisciplina impone. E’ piuttosto la presenza ingombrante dell’Agcm da un lato e di Agcom dall’altro (le due autorità che vigilano sulle pratiche commerciali scorrette e il settore media e tv dall’altro); oltre ad alcune sezioni specializzate in imprese (materia in cui rientrano le cause di concorrenza sleale e pubblicità), centri di avanguardia per trattare complesse questioni. Il tutto, se possibile, condito dal piano di intervento della Commissione UE che spinge per un new deal in difesa dei consumatori dalle pratiche commerciali scorrette tout court.

Insomma, sul tavolo verde della pubblicità c’è ancora qualcuno pronto a scommettere sullo Iap e la sua tenuta futura?

Economy lo ha chiesto ai Magnifici 6 del diritto pubblicitario italiano, 6 professionisti che da anni frequentano via Larga ma non solo, e sono quindi in grado di tratteggiare un possibile scenario futuro.

Ecco il loro pensiero, in rigoroso ordine alfabetico. Buona lettura.

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