In cosa spera
Sperandini del Gse

Redazione Web
In cosa spera Sperandini del Gse

Il vigilato che chiede la revoca del vigilante: è la mossa che Francesco Sperandini, presidente ed amministratore delegato della società 100% pubblica Gse (Gestore sistema elettrico) nominato dal governo Renzi ed in scadenza, avrebbe fatto (il condizionale è d’obbligo perché la vicenda non è ancora nitidissima) chiedendo all’Anac, l’autorità anticorruzione retta da Raffaele Cantone, di revocare l’incarico di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza al suo dirigente Fabrizio Tomada, un distinto signore di una certa età, già assistente dell’allora leader repubblicano Giovanni Spadolini prima e della senatrice Susanna Agnelli poi.

Ebbene, secondo i gossip la richiesta di Sperandini, alquanto forte visto che il manager è stato al centro di una spinosa verifica per conflitto d’interessi, sarebbe stata istruita prendendo spunto da una email privata spedita da questo Tomada, evidentemente non praticissimo di tastiere, dal suo telefonino a quello di uno specifico interlocutore, senza accorgersi però di aver attivato il comando “rispondi a tutti”, facendo così pervenire a cinquanta persone un messaggio che il capo ha giudicato irriguardoso. Ora la domanda è: cosa spera, Sperandini, chiedendo una cosa del genere all’Anac, quando tra poche settimane il suo incarico scade e, con i chiari di luna politici degli ultimi giorni, è più che probabile che non resti pietra su pietra delle nomine fatte a suo tempo da Renzi? Di sicuro, il Gse è un colosso burocratico che sposta molti interessi in Italia perché ha l’incarico distribuire incentivi pubblici all’energia rinnovabile per 16 miliardi di euro l’anno, procede a pagamenti per circa 5 e ne fattura 30. In teoria, tutti conteggi semiautomatici. In pratica la discrezionalità no  manca, né mancano le grane, ad esempio un’istruttoria interna (condotta proprio da Tomada) sull’erogazione dei certificati bianchi e due Procure, Torino e Lodi, che indagano su presunte truffe. Ordinaria amministrazione, certo, nell’Italia dei cinque milioni di cause penali arretrate, ma pur sempre una brutta rogna. Cantone non aveva apprezzato che Sperandini, oltre che presidente e amministratore delegato, fosse anche responsabile operativo, proprio della divisione che distribuisce i 16 miliardi. Quindi il manager rispondeva a se stesso per un’attività equivalente all’1% del Pil. Niente male. L’anomalia è cessata col 31 dicembre del 2017, ma dopo tre anni di accavallamenti. Ora Sperandini spera, verosimilmente, in una conferma al Gse o, addirittura, nella nomina al vertice dell’Autorithy per l’energia. L’autostima non gli manca.

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