Sul latte 100% italiano occorre prudenza

La guerra del latte accende lo spot

Doppio confronto tra Granarolo e Parmalat

Federico Unnia
La guerra del latte accende lo spot

Doppio confronto, nel giro di pochi giorni, tra Granarolo e Parmalat, due protagonisti nel mercato del latte fresco e a lunga conservazione. Il Giurì ha bloccato – su iniziativa della Granarolo (difesa dall’avv. Ugo Ruffolo) - gli spot e i messaggi diffusi da Parmalat, oggi parte del gruppo francese Lactalis, nei quali compariva l’asserzione “100% Latte d’Italia”, senza che si chiarisse  a quali prodotti dell’articolata gamma proposta al consumatore essa si riferisse. Un’affermazione perentoria, non vera in assoluto, come tale giudicata in contrasto con l’art. 2 del Codice di Autodisciplina.

La posizione sostenuta da Granarolo, secondo la quale con l’espressione 100% Latte d’Italia si sarebbe indotto il consumatore a credere che tutta la  produzione Parmalat disponibile in Italia fosse realizzata  con latte proveniente da allevamenti situati nel nostro Paese,  era stata condivisa anche dal  Comitato di Controllo  che – nel corso dell’udienza - aveva chiesto il blocco della pubblicità Parmalat.  In sostanza, non è corretto vantarsi di un prodotto fatto integralmente con latte italiano e credere che il consumatore lo interpreti come dichiarazione che solo alcune produzioni hanno latte italiano.

A seguito di questa pronuncia, il Giurì è tornato ad occuparsi della pubblicità delle due aziende, dal momento che Parmalat aveva sollevato alcune contestazioni contro la liceità della pubblicità Granarolo. Anch’essa sarebbe risultata ingannevole. Trattata in una diversa udienza, il Giurì ha rigettato le accuse di Parmalat, ritenendo corretta la comunicazione Granarolo.

Le due pronunce del Giurì qui citate costituiscono un precedente rilevante per due aspetti. Secondo il Giurì (riferendosi alla pubblicità Parmalat)  non si può parlare di  "100% latte d'Italia", lasciando il consumatore nella condizione di dover riconoscere quali bottiglie contengano "latte d'Italia" e quali no, unicamente grazie ad  un disclaimer  "selezione bottiglia", dicitura non chiarissima e composta in piccoli caratteri poco visibili.

Quanto alla seconda pubblicità, quella di Granarolo contestata da Parmalat e assolta dal Giurì,  nella comunicazione commerciale rappresentata dal logo-marchio generale Granarolo "dal 1957 italiana bontà", è  assente ogni promessa, anche implicita, di italianità di tutte le materie prime con cui sono stati confezionati i prodotti commercializzati da Granarolo;  secondo il Giurì, infatti, "i messaggi contestati enfatizzano la storia e la tradizione del produttore, i suoi successi ed il suo saper fare”. Quindi una dichiarazione generica di italianità e bontà, non ingannevole ai danni del consumatore.

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