Disposti a cambiare ma sfiduciati:
l’identikit dei Millennials

Redazione Web
Disposti a cambiare ma sfiduciati: l’identikit dei Millennials

Si fa presto a dire giovani: com’è essere Millennials in questi anni complessi? Com’è relazionarsi con la scuola, con la religione, con la politica e perfino con l’immigrazione nell’epoca dei social network in cui la sfera privata si è ridotta a pochissimi momenti? La risposta ha provato a darla anche quest’anno l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica, che ha realizzato in collaborazione con l’Ateneo e grazie al sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, il Rapporto Giovani, la più approfondita ricerca italiana sull’universo giovanile. Lo studio, edito dal Mulino, ha coinvolto un campione di circa 9.000 individui tra i 18 e i 34 anni e sonda valori, aspettative, progetti, fiducia nelle istituzioni, rapporto tra generazioni, lavoro, famiglia, genitorialità. L’indagine mette a confronto l’Italia con altri paesi comunitari come Germania, Spagna, Regno Unito e Francia, per dare una dimensione ancora più completa dello studio e per cercare di capire se i Millennials del nostro paese vivano problemi e realtà diverse da quelle dei “colleghi” del Vecchio Continente.

Gli orientamenti valoriali

La prima evidenza che proviene dal Rapporto Giovani è che i ragazzi italiani tra i 18 e i 34 anni (seppur con dinamiche leggermente diverse a seconda del genere e dell’età) sono molti aperti al cambiamento, mentre non sembrano avere particolare predilezione per la tradizione e la conservazione di certi valori culturali ed etici retaggio di un passaggio anche recente. Sono ragazzi tendenzialmente soddisfatti della propria vita e moderatamente fiduciosi nel futuro.

Istruzione e sistemi formativi

Non dovrebbe più sorprendere nessuno eppure fa una certa impressione leggere che l’Italia ha una quota di laureati nella fascia d’età considerata del 15,6%, inferiore di 10 punti percentuali rispetto alla media europea e quasi la metà di Spagna e Francia. Gli occupati tra i 18 e i 29 anni sono il 28,6%, venti punti in meno del Vecchio Continente e il 31% in meno della Germania. La quota di occupati che ha concluso gli studi da uno a tre anni è inferiore al 50%, mentre in Europa quasi tre su quattro hanno un impiego. Infine, i neet, ovvero i ragazzi che non cercano lavoro e non studiano, che sono il doppio del Regno Unito e dieci punti percentuali in più che in Europa.

Le “soft skills”

I giovani italiani si ritengono ricchi di onestà e correttezza, ma ritengono di scarseggiare per leadership, per abilità della gestione dei conflitti e per visione positiva della vita. Le donne tendono a considerarsi più oneste e più responsabili rispetto agli uomini, ma hanno un’autostima inferiore e una visione meno positiva della vita rispetto ai maschi.

Politica

I giovani tra i 18 e i 34 anni si ritrovano sfiduciati nei confronti delle istituzioni tradizionali che hanno segnato la vita pubblica dei loro genitori. Per questo motivo pochi di loro credono che si possa trovare una rappresentanza per i più giovani finché le sigle sindacali resteranno quelle attuali. Anche la possibilità stessa di aggregazione rappresentativa viene messa in discussione, privilegiando un’organizzazione sporadica su determinati temi. Per quanto riguarda la politica, il Pd ha una scarsa penetrazione (meno del 7% si dichiara disposto a votarlo), mentre il 15% del campione è più vicino al Movimento 5 Stelle. Quelli che si dichiarano disaffezionati, però, sono quasi il 41% del totale, a riprova di un progressivo scollamento dei giovani dalla politica.

Immigrazione e multiculturalismo

I giovani sono aperti agli immigrati o ritengono che la loro presenza in Italia possa in qualche modo essere dannosa per il tessuto sociale o economico? La risposta è che, nonostante un calo degli sbarchi di oltre il 30% nel 2017 rispetto all’anno precedente, quasi il 60% degli intervistati ritiene che gli immigrati contribuiscano a rendere l’Italia un posto poco sicuro, che non aiutino a migliorare la vita culturale dell’Italia. Nel 70% dei casi ritengono che contribuiscano a rendere l’Italia un posto peggiore in cui vivere, mentre la metà di loro pensa che peggiorino l’economia del nostro paese.

Altre indicazioni

Il 61,1% dei giovani italiani è pronto a trasferirsi all’estero, quasi il doppio del dato tedesco. Il che significa che non c’è grande fiducia nei confronti del futuro. Oltre il 30% del campione passa da una a tre ore su Facebook, ma c’è una quota dell’8% (che sale quasi al 10% nel caso dei NEET) che non ha neanche un profilo sul social network di Mark Zuckerberg.

 

 

Olè, gli spagnoli sono più ricchi di noi italiani

Venticinque anni di malgoverno hanno fatto il loro effetto: per la prima volta nella storia, secondo il Financial Times che ha riclassificato le statistiche del Fondo monetario internazionale, i cittadini spagnoli l’anno scorso si sono ritrovati con più soldi in tasca da spendere di noi italiani. Precisamente, un cittadino spagnolo può comprare beni sul mercato interno per un valore del 3% superiore rispetto a ciò che può fare un italiano. Dieci anni fa il rapporto era contrario, con gli italiani avanti del 10%. Di chi è la colpa? Di una classe dirigente fallimentare. E di noi che l’abbiamo mandata e tenuta al potere.

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