Bmw: il gasolio è da salvare. l’elettrico? Da supportare

Franco Oppedisano

«I motori diesel di ultima generazione producono meno CO2 di quelli a benzina e ibridi» dice il capo italiano della casa tedesca, Sergio Solero, il quale spiega che, senza incentivi e infrastrutture, le e-car non hanno futuro

Il diesel è il diavolo, l’elettrico è l’acqua santa. È il mood della mobilità 2.0. Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così? «È un gioco al massacro che ci porta lontano dall’obiettivo che tutti vorremmo raggiungere: vivere in città meno inquinate». Senza peli sulla lingua, è Sergio Solero, presidente Bmw Italia, a dire quello che tutti, nell’automotive, sanno: i motori diesel di ultima generazione sono molto meno inquinanti di quelli a benzina e degli ibridi che vanno a benzina. «I motori a gasolio producono meno CO2 di quelli a benzina e negli ultimi dieci anni, se sviluppati in maniera responsabile e corretta come i nostri, sono dotate di filtri che hanno consentito di ridurre praticamente a zero le emissioni di particolati minimizzando le emissioni di Nox. Oggi i valori delle emissioni dei motori diesel sono inferiori del 60% a quelli di 25 anni fa: l’industria dell’auto ha fatto molto in termini di investimenti e di soluzioni per andare incontro alle sempre più vincolanti (e giuste, vorrei aggiungere) richieste in tema di sostenibilità e attenzione alle tematiche ambientali, siano esse il riscaldamento globale o l’inquinamento dell’aria in ambito urbano».

Allora perché le amministrazioni comunali se la prendono con i motori diesel?

Il traffico è responsabile soltanto del 15% delle emissioni di inquinanti nell’aria, ma ci sono ancora molti vecchi diesel sulle nostre strade perché abbiamo uno dei parchi circolanti più vecchi d’Europa. Ci sono città come Napoli in cui la percentuale di Euro 1 e d Euro 2, benzina e diesel, è altissima: un record in Europa. Non appena i moderni propulsori Euro 6 andranno a sostituire vetture più vecchie tecnologicamente, anche le emissioni di NOx scenderanno drasticamente.

Colpa (o merito) del dieselgate, che ha portato a una stretta a livello europeo sulle emissioni.

In parte è vero. Ma vorrei dire, con estrema chiarezza, che senza il contributo dei moderni motori diesel, i target sulle emissioni di CO2 imposti dall’Ue saranno difficilmente raggiungibili, se non con percentuali di vetture elettriche ad oggi non preventivabili perché devono essere in qualche modo supportate.

«In Italia circolano ancora troppi vecchi diesel. ma non appena gli euro 6 li sostituiranno, caleranno anche le emissioni di nox»

Stiamo parlando degli incentivi statali all’acquisto?

Non solo, perché alla fine il supporto deve partire dal rendere più accessibile una nuova tecnologia, ma anche dal creare le condizioni necessarie per farla sviluppare. Se ad esempio ripartissimo oggi con il motore a combustione, ma non ci fossero i distributori di carburante, sarebbe difficile vendere le automobili con motore a scoppio. Chi acquista non deve avere il dubbio e pensare: “Se compro una macchina elettrica, poi dove la ricarico?”.

Da dove si comincia?

Il punto di ricarica a casa è solo il requisito di partenza. Ci vogliono distributori di energia nelle aziende, nei centri commerciali, per strada e, magari, anche nei normali distributori. Ma non è necessario sviluppare lo stesso tipo di ricarica in ogni punto. A casa o in azienda, ad esempio, vanno benissimo i 3,5 Kw di una wall box, un punto di ricarica tradizionale, anche se, in prospettiva, dobbiamo pensare a 8 Kw come già avviene in altri Paesi europei. Sono apparecchiature che costano qualche centinaio di euro e quindi non servono grandi investimenti. Nei centri commerciali bastano le colonnine di vecchia generazione, i punti da 22 Kw.

E per le strade?

Nei distributori servono i 100 Kw, i 150 o anche addirittura, un domani, i 300, perché avendo vetture con batterie importanti, quelle che arriveranno tra qualche anno, le vetture che avranno 600/700 km di autonomia reale in elettrico avranno bisogno di tempi di ricarica più lunghi se si utilizzano punti di ricarica tradizionali. Si potrà ricaricare anche in autostrada o prendendo il classico caffè o facendo un pranzo veloce, come si fa adesso per il rifornimento di carburante, ma servono quei chilowattora.

E gli incentivi? Si parla di 50 grammi al km di CO2 come limite.

Una soglia importante che lascia la porta aperta a diversi tipi di tecnologia, ma è chiaro che stiamo parlando di vetture elettriche o di elettrificate.

Ma non sarebbe meglio puntare su una sola tecnologia?

Teoricamente sì, ma è più complicato e meno inclusivo. Aprire anche agli ibridi significa poter coinvolgere anche zone del Paese che non hanno ancora infrastrutture di ricarica adeguate oppure chi non vive in città e vuole comunque avere una vettura con basse emissioni.

Plug in...

Nato per chi usa l’auto in città durante la settimana e si mette in viaggio solo durante il week end, come me. Io abito a 15 km dall’ufficio: posso ricaricare tutti i giorni sia a casa che in azienda e viaggio solo in elettrico e risparmio, in confronto alla stessa vettura a gasolio, una tonnellata di CO2 l’anno perché uso solo energia rinnovabile.

Ma come il gasolio non è il diavolo, l’elettrico non è l’acqua santa.

Il motore elettrico è sicuramente il più efficiente. Poi dipende dal tipo di energia che alimenta le centrali elettriche: in Italia già ora sono per la metà rinnovabili. Inoltre, bisogna pensare che tra vent’anni, il 70% della popolazione mondiale vivrà in macroaree urbane e decarbonizzare queste megalopoli avrà un grande impatto positivo.

Drive Now, il vostro servizio di car sharing, mette a disposizione anche le e-car.

Volevamo capire quanto stia diventando importante questo tema tra i giovani e far fare dei test drive ricevendo dei feedback dagli utilizzatori. A Milano nel centro storico, ad esempio, abbiamo 23 Bmw I3: hanno un 30% di grado di utilizzo rispetto alle altre vetture. Per questo vorremmo metterne molte di più.

Cosa ve lo impedisce?

L’ho detto al sindaco Sala più volte: ci devono essere più punti di ricarica e gli spazi dedicati devono essere rispettati. Se ci sono le colonnine e poi ci parcheggiano davanti le macchine normali, siamo punto e a capo.   

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