i valorosi

«Egomnia è cresciuta e con i suoi software, oggi fa incontrare talenti e lavoro»

La nuova vita di Matteo Achilli, l’ex “Zuckerberg italiano”, protagonista di copertine e di film, invidiato e contestato ma ora diventato imprenditore

Sergio Luciano
«Egomnia è cresciuta e con i suoi software, oggi fa incontrare talenti e lavoro»

Matteo Achilli, founder e ceo di Egomnia

Ve la ricordate Egomnia? Probabilmente sì, se avete un briciolo di interesse per l’innovazione tecnologica. Ebbene: non è diventata il Facebook italiano, ma è sempre sul mercato, è diventata solida e concreta, fattura 3 milioni e dà lavoro a oltre 40 persone. Non ha grilli per la testa ma ha servizi sul mercato e progetti sulle scrivanie. Ha un database di 850 mila curricula che sta mettendo in condivisione con modalità innovative a fianco di uno dei big player europei del mercato dei servizi per il lavoro. E sta sfornando a getto continuo nuovi prodotti per le imprese. «Sì: siamo diventati più grandi. E vogliamo crescere ancora, anzi siamo sicuri di farlo». Benvenuti a casa di Matteo Achilli, il giovane imprenditore che otto anni fa finì sulla copertina di Economy (allora settimanale edito dalla Mondadori) con un titolo di quelli che inchiodano: «Lo Zuckerberg italiano». E addirittura si ritrovò protagonista di un film discusso e divisivo, ma proprio per questo in qualche modo storico: “The startup – Accendi il tuo futuro”, prodotto da Rai Cinema. 

Ma fare tanti soldi e avere un successo planetario a vent’anni è eccezionale e può far perdere la testa. Invece ottenere reputazione e successo mediatico senza però avere all’attivo né tanti né pochi soldi, piò far perdere la faccia. «Sono stato oggetto di attenzione e curiosità, e ho cercato di cavalcare al meglio quelle circostanze favorevoli. Ma tanta popolarità mi ha anche fatto piombare addosso alcuni problemi. Niente è stato inutile, però. E oggi posso dirlo da una posizione molto più concreta».

«La nuova vita della mia azienda ha ottenuto il consolidamento delle attività e uno sbarco nel settore dei servizi software»


Bene: ce la riassuma!

Partiamo dalla fine, che è poi un nuovo inizio. Nel 2012 sono stato un personaggio pubblico. Era appena nata la legge sulle start-up, la disoccupazione giovanile imperversava, piaceva a tutti l’idea che anche in Italia potessero nascere e prosperare nuove imprese tecnologiche. Avevo lanciato il mio social network per la ricerca di lavoro, era stato notato e apprezzato, mi è arrivata addosso un’ondata di celebrità mediatica e l’ho cavalcata, anche perché non avrei mai avuto i soldi per ottenere altrettanta visibilità. La copertina di Economy, e quella scelta – non mia, ma certo gradita – di essere addirittura considerato lo Zuckerberg italiano. Poi un personaggio del cinema come Barbareschi che mi nota e mi propone il film. Non stavo nella pelle dalla soddisfazione. Ho raggiunto lo zenith della mia popolarità. E poi è iniziata la fase discendente della parabola. Problemi d’immagine. Troppo successo rispetto alla sostanza del mio business. Molta invidia, molte critiche aspre. Me le aspettavo, peraltro. Però infondate. Nessuno ha potuto addebitarmi colpe o comportamenti scorretti. Mi sono sempre completamente autofinanziato. Quindi sì, troppa popolarità. Ma intanto l’azienda era lì, piccola ma in crescita. E per cinque anni sono andato avanti così, a quota periscopica, facendo il mio mestiere informatico. Avevo avuto la mia esperienza, non ero più un pischello. Non avevo più sulla scrivania il progetto embrionale, ma d’altra parte non dovevo più fare la mia gavetta. Avevo il mio fatturato, il mio database. Ci siamo messi a scrivere soluzioni software,  offrirle come prodotto e servizio. Nessun eroismo, per carità: ma insomma Egomnia è nata sotto i riflettori ed è cresciuta a fari spenti. 

Finché nel 2017…

Nel frattempo da Milano ero tornano a Roma, casa mia. E a Roma nel 2017 ho potuto considerare, finalmente con sollievo, che il primo obiettivo era raggiunto: che Egomnia era diventata una piccola impresa sana, con un suo prodotto apprezzato e un brand molto noto. Da quel momento in poi mi sono concentrato sulla fase 2. Si era chiuso il ciclo della fase 1, quella della notorietà precoce e della ricostruzione su basi diverse, e si apriva fase 2: un altro mondo. In questa nuova fase non c’era più bisogno di uscire ancora sul giornale e andare in tv. Quello che mi mancava era una community, sui social media non l’avevo. E quando magari raggiungi notorietà ma non sei ancora potente, ne hai bisogno.

E che ha fatto?

Da quel momento, a livello personale, ho lavorato sulla mia immagine in modo diverso, creandomi la mia community sui social, dove a oggi - al di là della quantità di follower, circa 60 mila  tra Facebook e Instagram, e adesso anche TikTok - ho creato una community, fatta di persone prevalentemente giovani che mi seguono attivamente. E ho creato un sito, Progettotalia.it, dove pubblico un contenuto nuovo a settimana per 1 euro al mese: e si sono subito abbonate 570 persone. 

E dunque la seconda fase?

È questa in corso, e punta al consolidamento della società. In termini di risultati finora ottenuti parlano chiaro. Nel 2017 abbiamo fatturato 300 mila euro; nel 2018 siamo saliti a 1,3 milioni; nel 2019 siamo crescuti ancora, a quota 2,1 milioni. Per questo 2020 avevamo programmato di superare i 3 milioni di ricavi, a causa del Covid dovremo probabilmente fermarci prima. Ma sani e solidi.

E poi?

Poi mi sono chiesto: e cosa faccio adesso? Qui si apre un capitolo particolare. Ho deciso di  focalizzare Egomnia sui servizi perché mi sono reso conto di dover essere più robusto, sulle mie soluzioni. Consapevole di dover crescere mi sono concentrato su quello. E infatti oggi il grosso dei nostri ricavi viene dalla consulenza informatica che forniamo alla clientela. All’interno di Egomnia abbiamo sviluppatori, sistemisti, operatori,  networker (cioè superesperti dei protocolli di rete) e insieme, abbiamo iniziato a lavorare su grandi progetti e clienti. Al centro, le nostre competenze informatiche di teletrasmissione e di contenuti, principalmente orbitanti attorno alle telco. Abbiamo una clientela disparata, di grandi come medie aziende. E abbiamo, non guasta ricordarlo, l’Iso 9001, un certificato di qualità.

Sì, però, Achilli: ammetterà che fornendo solo servizi non si va lontano!

Infatti parallelamente Egomnia ha investito fortemente in soluzioni. E qua c’è la cosa bella. Con Egomnia già in precedenza avevo avuto l’intuizione di dare un punteggio ai curriculum vitae degli iscritti. Quella cosa resta valida. Mi ha permesso di avere un database estremamente profilato di aziende italiane e curricula. Dati profilati, profilati bene. Lo devono inserire in modo guidato. Io so clusterizzare una platea vasta molto bene. Ad oggi su quell’idea di base, che ebbi da diciannovenne, l’esperienza c’è, un’azienda concreta e solida.

E quindi?

Sono andato da un grande player del lavoro e gli ho proposto una soluzione innovativa sull’outplacement. Innovativa ma semplice, come tutte le innovazioni vere. Ho realizzato, con la mia squadra, un software nel quale la persona inserisce il suo curriculum vitae, naturalmente nel formato Egomnia, e in maniera guidata, con un semplice click, può compararlo con gli altri, analoghi e competitivi, presenti sul mercato. Il software fa tutto da solo: pesca i curricula simili, li confronta, ed evidenzia agli occhi degli interessati i loro punti di forza e i loro lati deboli. Le caratteristiche vincenti e perdenti. Così, in pochi secondi, si riceve un dettagliato report che evidenzia le differenze tra te e il mercato.

Interessante: ma per chi scopre di essere indietro è una sentenza senza appello...

No, o meglio non sempre: il sistema elabora un’analisi della cosiddetta employability, in italiano “impiegabilità”, che rivela al candidato cosa accadrebbe se si mettesse sul mercato del lavoro per farsi assumere. Per un’azienda che fa outplacement questo software evita un sacco di problemi e fa risparmiare molto tempo.

Sì, interessante: ma per i più giovani?

Abbiamo considerato che questo sistema ci dava un secondo piano di potenziale business. Non disponiamo infatti solo di curricula di persone che stanno lavorando o hanno lavorato, ma anche di quelli degli aspiranti lavoratori: e abbiamo capito che oltre a sostenere l’outplacement possiamo anche aiutare il vero orientamento dei giovani al lavoro. I ragazzi inseriscono nel sistema il loro curriculum e se lo vedono posto a confronto con quelli dei loro coetanei. E sa qual è la cosa più bella?

No: quale?

Poter spiegare a un ragazzo, dopo aver studiato i risultati dell’algoritmo: guarda che le persone con le tue caratteristiche, le tue doti e competenze, hanno fatto un certo tipo di percorso, che puoi seguire anche tu, e che il 40 per cento di esse ha trovato lavoro in tre mesi. Si riesce a correlare l’effetto del tipo di studi, dei risultati, delle attitudini. E anche questo è un sistema che può risolvere molti problemi e sta riscuotendo un grande successo. 

Insomma: state ingegnerizzando il vecchio, nobile lavoro dei collocatori...

Già: ma la cosa bellissima è che mentre fino ad oggi chi fa questo lavoro agisce sulla base delle sue competenze personali e dei confronti possibili in modalità analogica, noi incrociamo una miniera infinita di dati con i riscontri di mercato veri e propri, altrettanto ricchi, il tutto in tempo reale. E possiamo svolgere una vera e propria analisi predittiva, su basi statistiche reali e non induttive. Invece di fare soltanto il market place per mettere in contatto persone e aziende, oggi Egomnia diventa un tool per le persone che potranno farsi trovare dalle aziende che cercano quelli come loro. E sa una cosa?

No! Cosa?

Che per tutto il 2021 voglio mettere a disposizione gratuitamente questo software, per dare una mano alla ripresa, fare la mia parte di imprenditore innovatore, la mia fase due. Nella quale, in realtà, voglio inserire anche dell’altro...

Ancora?

Ma sì: un software per intercettare le gare pubbliche, ad esempio; un altro per aggiornare i certificati di sicurezza dei propri siti... Insomma, c’è tanto da fare per aiutare le imprese a crescere.

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