Il Made in Italy come ingrediente irrinunciabile per la ripresa

I segnali di ripresa economica che vedremo nei prossimi anni saranno strettamente correlati al grado di trasformazione digitale delle imprese del Made in Italy

Guido Bernardinelli*
Il Made in Italy come ingrediente irrinunciabile per la ripresa

Non vi è dubbio che l’immenso patrimonio storico, artistico e culturale italiano, rappresenti un elemento distintivo – e a tratti inconfondibile – della qualità dello stile di vita italiano. Una qualità che tutto il mondo continua ad amare, ammirare ed emulare. Nel Made in Italy, i consumatori rintracciano il DNA del nostro patrimonio, che riconoscono nell’ingegno dei nostri designer e stilisti, nella creatività dei nostri chef e nel “saper fare” dei nostri artigiani. I prodotti Made in Italy hanno un comune denominatore: sono il risultato unico e irripetibile della bellezza dei nostri paesaggi, della nostra cultura, dell’arte, della nostra terra.

In questo modo, “fare in Italia” è sempre stato sinonimo di qualità, ma anche di bellezza. Un binomio difficilmente riscontrabile nelle diverse manifatture globali, una caratteristica difficile da imitare, un vantaggio competitivo incalcolabile. Una formula che è merito di anni e anni di tradizione industriale, di impegno, di ispirazione, di voglia di comunicare il proprio paese nel mondo. Per questo motivo, credo che proprio il Made in Italy sia uno degli elementi principali a cui l’Italia deve aggrapparsi per superare la crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto negli scorsi mesi.    

Nell’ultimo Rapporto Export 2020 di Sace, nonostante una contrazione dell’export attesa per il 2020 a -11,3%, si prevede una ripresa delle esportazioni rapida per il prossimo anno (+9,3%). Ci sono tutti i segnali per cui, anche stavolta come in occasione sia della crisi Lehman che dei Debiti Sovrani, sarà il nostro Made in Italy a tirarci fuori dai guai. 

A patto che, aggiungo, si inizi a ragionare con un approccio volto all’innovazione, al digitale, alla tecnologia. Perché, da solo, il Made in Italy non basta all’interno delle attuali dinamiche internazionali. È necessario lavorare per rendere la manifattura competitiva, le nostre fabbriche più connesse, le nostre persone più abituate a ragionare in ottica digitale, soprattutto alla luce dei possibili impatti causati dal prolungamento della guerra commerciale che ha contraddistinto gli ultimi anni.

Le nostre Piccole e Medie Imprese devono continuare ad attrezzarsi per i mercati esteri con sempre più convinzione per far sì che i dati previsionali sull’esportazioni possano davvero diventare un fatto concreto.

Ecco perché gli investimenti in digitalizzazione diventano, per le aziende nostrane, ancora di più irrinunciabili, in questo periodo storico. Sin dalla presentazione del piano Industria 4.0, gli impatti positivi della tecnologia sull’adozione di strategie volte all’esportazione è stata lampante. Le PMI si sono adoperate per implementare soluzioni che permettessero loro di “abbattere” le barriere territoriali, attraverso progetti di e-commerce, strategie di marketing digitale più mirate e particolarmente in linea con le caratteristiche dei mercati di approdo, piani articolati volti al miglioramento dei servizi di vendita e di customer-care. Molte aziende italiane hanno, nel concreto, digitalizzato tutta quella fase del loro business votata più al contatto diretto con i mercati e con i clienti di riferimento. 

C’è la necessità di continuare il lavoro per potenziare lo stadio successivo della digitalizzazione, ovvero accelerare il processo di trasformazione digitale della propria catena del valore e di fornitura. Investire in maniera strategica sulle tecnologie di digital manufacturing, digitalizzare i processi produttivi per incrementare le capacità di personalizzazione dei prodotti, velocizzando il time-to-market e contenendo i costi di produzione.      

In questo senso, l’Internet delle Cose è – in Italia – una tecnologia purtroppo ancora poco utilizzata dalle aziende con vocazione esportatrice. Eppure, insieme gli analytics predittivi di complemento, sono probabilmente tra le tecnologie con maggior impattato potenziale sulle dinamiche della produzione industriale. Macchine interconnesse che scambiano dati tra loro e che sono in grado di prevedere i malfunzionamenti degli impianti. Processi produttivi più efficienti grazie alla limitazione degli scarti e alla riduzione dei blocchi delle macchine stesse. 

I segnali di ripresa economica che vedremo nei prossimi anni saranno strettamente correlati al grado di trasformazione digitale delle imprese del Made in Italy.

* ceo di La Marzocco

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