l’italia dei due sud

La passione spiega di che pasta è fatto il sud

Oggi La Molisana è il quarto gruppo italiano e realizza metà del fatturato all’estero. Ma per arrivare tanto in alto è partita “dal marciapiede”, come racconta l’amministratore delegato Giuseppe Ferro

Marina Marinetti
La passione spiega di che pasta è fatto il sud

È facile mandare pasta in tutto il Paese quando si sta nella Pianura Padana, a due passi dalle autostrade. Ma provate a farlo da Campobasso. Eppure, proprio da qui, in montagna (o quasi), a 700 metri sul livello del mare, in una regione che non si può certo definire fra la più industrializzate, partono ogni anno un milione e 650mila quintali di pasta: quella prodotta dagli stabilimenti La Molisana, il quarto player (dopo Barilla, Divella e De Cecco, ma sta scalando la classifica molto rapidamente) del mercato della pasta secco e co-leader (dopo Barilla) nel mercato della pasta integrale. Qui si sono incrociati i destini di due famiglie: i Carlone, che nel 1912 fondarono la loro bottega artigianale, e i Ferro (, che qui arrivarono nei primi del ‘900 da Fratta Maggiore, in Campania, dove possedevano 9 forni e altrettanti carretti, pronti a ricominciare da zero, inaugurando il primo mulino a palmenti, in una regione non avvelenata dalla presenza della mafia, dando il via a quella che negli anni ‘70 diventerà la F.lli Ferro - Semolerie Molisane, oggi società di capitali e pioniera di un moderno stabilimento ecologico della capacità produttiva giornaliera di 220 tonnellate, interamente realizzato con tecnologia Bühler. Alla quarta generazione, i Ferro hanno deciso di puntare sulla filiera integrata della pasta, nella convinzione che questo vantaggio competitivo, che accomuna solo il 10% delle aziende nel settore agroalimentare, sia un patrimonio inestimabile. Così, nel 2011, hanno acquisito il pastificio La Molisana, allora in crisi, fallita nel 2004, poi affittata dal gruppo Maione di Napoli fino al 2009 e avviata al concordato fallimentare. «Per noi erano come parenti, noi eravamo mugnai e loro pastai», racconta a Economy Giuseppe Ferro, amministratore delegato de La Molisana. «Siamo intervenuti nel concordato fallimentare, facendoci carico di tutti i debiti, con un’operazione da 20 milioni di euro».

La Molisana nel 2011 è stata acquisita dai f.lli Ferro, che hanno riassunto tutti i dipendenti e oggi l’organico è di 300 persone

E avete riassunto tutti i dipendenti.

Nel 2011 erano solo 70, mentre adesso tra dipendenti e collaboratori siamo in circa 300. Bisognava dare loro un segnale importante e motivarli, far capire loro che l’azienda sarebbe davvero rinata, dopo essere stata ferma per anni. 

Come avete fatto a motivarli?

Non con le chiacchiere, ma dimostrando loro che stavamo investendo molto in azienda, nella sicurezza, nella tecnologia: hanno finalmente visto azionisti l’amore per l’attività. 

È qui che la family company fa la differenza: nella lungimiranza.

Esattamente: tutti gli utili sono stati reinvestiti in azienda per rinnovarla. Fin da subito. Abbiamo rodato gli impianti e il nostro modo di lavorare, le persone che lavorano nello stabilimento sono rimaste entusiaste nel vedere che ogni anno compravamo una macchina nuova, aggiungendo un nuovo tassello: abbiamo il miglior confezionamento al mondo, la migliore macchina per fare la pasta, il magazzino robotizzato. Tutte cose avveniristiche. In questi anni abbiamo investito qualcosa come 70 milioni euro. E adesso faremo un ulteriore ampliamento che ci costerà 20 milioni, perché il mercato estero tira in maniera molto importante e, stando alla semestrale di giugno, ormai è arrivato a incidere per metà del fatturato.

Non sarà stata una passeggiata.

Siamo partiti dal basso, praticamente dal “marciapiede”, con il programma degli aiuti alimentari agli indigenti dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Poi abbiamo stretto accordi con alcuni discount tedeschi, fino ad arrivare al passo importante; l’accordo con le grandi catene italiane di Conad, Coop ed Esselunga per la produzione con i loro marchi, entrando anche col prodotto a brand La Molisana. Da quel momento è partita una crescita esponenziale. Anche all’estero, persino ora, siamo riusciti a chiudere contratti estremamente importanti, per esempoio in Australia con Wallmart, e stiamo facendo il 300% in più, grazie anche al pacchetto in carta, una novità assoluta.

Peraltro all’insegna della sostenibilità. 

Siamo molto sensibili al tema. Nel comprato logistico, ad esempio, utilizziamo un fornitore di bancali e contenitori che offre l’innovativo servizio del pooling pallet, che coinvolge tutti gli operatori della filiera: a ogni pallet consegnato pieno viene restituito un pallet pieno che percorre la strada inversa. Poi abbiamo fatto di qualcosa di particolarmente bello con l’impianto di trigenerazione per la produzione combinata di energia elettrica, termica e frigorifera dell’elettricità, risparmiando non solo in termini di emissioni di CO2: abbiamo un risparmio economico di circa il 30%. Poi facciamo la disinfestazione ad alte temperature con il sistema Themopest, alternativo ai tradizionali mezzi chimici (gas e fumiganti): portiamo lo stabilimento a 62-64 gradi per tre giorni. Costa il triplo, però è avveniristico anche sotto il profilo della sostenibilità. 

Tutta la pasta distribuita da la molisana è fatta con grano 100% italiano coltivato secondo rigidi standard qualitativi

Cosa non banale.

Specie qui a Campobasso: possiamo solo puntare su immagine, qualità e tecnologia.

Di tecnologia abbiamo già parlato. Quanto alla qualità, voi producete solo con grano 100% italiano.

È stata la nostra scommessa più complessa, fatta quasi quattro anni fa. Noi siamo mugnai: il grano è l’unica cosa che conosciamo bene bene bene. Abbiamo stipulato contratti di filiera con agricoltori di Molise, Puglia, Marche, Lazio e Abruzzo, che nel 2016 hanno ottenuto una materia prima di altissima qualità e di livello proteico fino al 17%, riconoscendo agli oltre 1.450 agricoltori un prezzo minimo garantito e introducendo modelli premiali che incentivano la qualità della materia prima di cui necessita una pasta premium come la nostra. Ma non è solo il grano che fa la qualit°. contano anche i metodi di coltivazione, la concimazione, eccetera. Abbiamo sviluppato un software predittivo che in base all’andamento della stagione prevede quante probabilità abbia la spiga di ammalarsi. E abbiamo ottenuto qualitativamente un grano di qualità assoluta in Italia: eccellentissimo, il meglio, non solo il buono. 

Ma c’è abbastanza grano in Italia per supportare tutta la produzione?

Per quella destinata al mercato italiano sì, ma per l’estero utilizziamo una miscela, altrimenti non ce la faremmo. 

Anche questo è “spirito tenace”.

È il nostro claim, non volevamo limitarci a dire che la nostra pasta è più buona, questo lo dicono tutti, ma rendere il concetto forte del fare impresa e resistere anche in un Sud che si sta popolando. Il 63% delle esportazioni, in Molise, lo fa la Molisana. E con l’ampliamento assumeremo altro personale. E tutto questo l’abbiamo fatto e lo stiamo facendo senza un centesimo di denaro pubblico.

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