Il senso di Bosch per i giovani
«I nostri valori in 1500 scuole»

Beneficenza, impegno sociale e inclusione: Fabio Giuliani, amministratore delegato di Bosch per Italia e Grecia, sottolinea la valenza di lavorare per un’impresa che è detenuta per il 92% da una fondazione

Raffaele Mancino
Il senso di Bosch per i giovani«I nostri valori in 1500 scuole»

«Lo scopo con cui un leader agisce è la passione con cui lo fa», parola di Fabio Giuliani, neo amministratore delegato di Bosch per Italia e Grecia. Un incarico arrivato da pochi mesi dopo un percorso (soprattutto in ambito controlling, finance e gestione della supply chain) che di ordinario ha ben poco, tale è la qualità di un manager entrato nel gruppo tedesco nel 2005 e che da allora non ha mai smesso di crescere. Tutto questo nel segno di quei valori che Bosch tramanda di generazione in generazione: «Lavorare per questa azienda, che in realtà è una fondazione, aspetto atipico in tutto il mondo, ha una valenza molto particolare. Investiamo una parte degli utili nel sociale ed è un elemento che indubbiamente aumenta la motivazione di tutti noi e conferma quei valori che respiriamo ogni giorno in Bosch. Riteniamo la responsabilità sociale un tema fondamentale che si manifesta attraverso una serie di iniziative che hanno lo stesso comun denominatore e che si può sintetizzare con la parola inclusione».

Una sorta di vera e propria vocazione che accompagna le innovazioni tecnologiche dell’azienda e un’attenzione concreta verso il contesto in cui opera. E in quello attuale la ricerca di un posto di lavoro è la principale apprensione degli italiani, con un tasso di disoccupazione al 9,9%. «Abbiamo investito in progetti che affondano le radici nella nostra storia e ci spingono a continuare su questa strada. Uno di questi è Neeton, volto a favorire l’inserimento dei neet (not engaged in education, employment or training) nel mondo del lavoro. Si tratta di recuperare ragazzi dai 20 ai 34 anni che non cercano attivamente un’occupazione aiutandoli ad inserirsi nel mondo del lavoro. In Italia sono il 30%. È un progetto determinante per la loro formazione e per il loro futuro che portiamo avanti con partner quali ManpowerGroup e LabLaw».

Sono 1500 le scuole coinvolte, con 300mila studenti incontrati e 4200 tirocini attivati nell’ambito del progetto “Allenarsi per il Futuro”, un’iniziativa contro la disoccupazione giovanile ideata sempre da Bosch su tutto il territorio italiano con la collaborazione di Randstad ed altre imprese, enti e istituzioni. «È un progetto dedicato all’orientamento e alla maturazione delle cosiddette competenze trasversali - prosegue Fabio Giuliani - attraverso la metafora dello sport grazie alle testimonianze di grandi atleti italiani come, tra gli altri, la pallavolista Maurizia Cacciatori, la schermitrice Margherita Granbassi, il judoka Pino Maddaloni e l’alpinista Marco Confortola. L’obiettivo è trasmettere valori quali passione, impegno, responsabilità e soprattutto ‘allenamento’ per raggiungere gli obiettivi personali e professionali nello sport come nel lavoro e nella vita di tutti giorni».

Attenzione e impegno verso le tante sfaccettature della disoccupazione, ma nondimeno la responsabilità di trasmettere determinati valori alle proprie persone e a chi entra in azienda per la prima volta: «In Bosch vogliamo che ciascun nostro dipendente sia leader in quello che fa e che quindi sia appassionato. Uno dei primi concetti che insegniamo ai nostri leader è una filosofia che chiamiamo ‘We lead Bosch’, una serie di principi che attuiamo per essere leader efficaci ed efficienti. Lo scopo con cui un leader agisce è la passione con cui lo fa. I talenti e i giovani hanno desiderio d’apprendere, ma portano anche una cultura nuova: essi vanno valorizzati e integrati con il patrimonio esistente dell’azienda. Sosteniamo i nuovi inserimenti e li accompagniamo alla cultura Bosch».

Una cultura di cui Giuliani rappresenta un esempio concreto osservando la crescita fatta all’interno del gruppo: «È vero, il mio percorso è la testimonianza dei concetti di cui sopra, ma ce ne sono molti altri. Indubbiamente esiste una coerenza nel vivere questi valori».

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