Marchionne, Socrate e il professionista aziendalista/ Ultima parte

Giuseppe Rochira
Dietro la deificazione di marchionne una strana idea di leadership

Sergio Marchionne

Qui la prima parte dell'articolo

Qui la seconda parte

Una variabile importante nell’attività del Manager è il tempo. Esso rappresenta una risorsa di valore, poiché non deve essere percepito come un legame o una scadenza ineludibile, ma come una possibilità vantaggiosa per l’impresa. Sostanzialmente, la gestione del tempo consiste in un modo di agire basato su accorgimenti e scelte particolari che permettono di amministrarlo con maggior presidio e ottenere risultati eccellenti.

Il Manager che non sa o non è in grado di gestire il proprio tempo, evidentemente non sarà neanche in grado di organizzare e gestire l’azienda che dirige. Tal che, se dovesse dimostrare di non saper gestire il tempo, risulterà un mero esecutore e, quindi, non potrà farsi carico di una responsabilità diretta e, come tale, non delegabile. Solo il Manager assume in prima persona il potere e le responsabilità dei rischi decisionali conseguenti. Proprio il complesso delle difficoltà che il Manager affronta quotidianamente, lo rende facilmente vulnerabile nell’affrontare decisioni particolarmente delicate, che a volte non sa o non può affrontare senza l’ausilio di un Aziendalista esperto, ove non sia egli stesso.

Del resto, durante la propria esperienza professionale, chi degli Aziendalisti non ha incontrato il Manager che decide subito, quello che vuole riflettere, quello che preferisce far decidere agli altri e quello che non decide mai?

Se il Manager non decide, è evidente che blocca la macchina aziendale, l’intera organizzazione. Il Manager che non decide, evidentemente ha preso una decisione sbagliata. Anche qui, il fattore tempo nel decidere è molto importante. Non decidere, proprio perché significa aver preso una decisione, equivale a condannarsi a farlo quando la scadenza diventa imminente. Tal che, l’eventuale danno conseguente coinvolge l’intera organizzazione e le persone che ne fanno parte. Tempestività, velocità ed efficienza nel decidere garantiscono di essere sempre competitivi sul mercato.

Cosicché, le decisioni, anche se rischiose, non devono mai farsi attendere troppo, avendo paura di sbagliare. In tutti i processi decisionali, invece, bisogna prendere atto e ammettere la presenza dei rischi. È per questo che occorre accettare serenamente di sbagliare e di reagire agli errori commessi, dal momento che l’esposizione al rischio non può essere valutata con calcoli statistici o probabilistici. Il Manager deve tuttavia essere in grado di “percepire” l’ampiezza del rischio per poter decidere di non assumerlo se fosse troppo estesa.

I principali fattori che espongono al rischio qualsiasi operazione sono determinati da due variabili:

-       (i) endogena all’azienda: organizzazione, tecnologia, struttura, risorse umane, cultura e modalità di gestione da parte del top-management;

-       (ii) esogena: turbolenza del mercato, dinamicità dei governi, eventi economici, sociali e legislativi.

Il Manager deve sapere che quando si parla di imprevisto, si intende in genere un mutamento connotato negativamente con rapido impatto sull’intera organizzazione, dunque, su tutti i processi aziendali. Donde si spiega l’urgenza di una immediata capacità decisionale. Solo una rapidità di risposta, una immediatezza operativa, aiuta il Manager ad adottare le scelte più appropriate per affrontare l’imprevisto.

Va da sé, che la skill del Manager, la sua competenza a tutto tondo, la si può accertare o constatare solo quando si verificano uno o più eventi aziendali di natura eccezionale. Solo al verificarsi di queste situazioni impreviste e imprevedibili, infatti, l’imprenditore o l’azionista di riferimento potrà confermare al Manager la propria leadership, certo che egli sarà in grado anche in futuro di affrontare, gestire e rimuovere le possibili conseguenze dannose dell’evento inaspettato.

In buona sostanza, la leadership del Manager diventa indiscutibile solo quando egli abbia dimostrato di aver governato senza danni gli avvenimenti eccezionali che si sono verificati; giacché solo una gestione accorta di un qualsiasi avvenimento eccezionale attira l’attenzione di tutta l’organizzazione, comportando di conseguenza il potenziamento delle relazioni personali con i sottoposti e, in generale, quelle professionali con il mondo che lo circonda, in uno stimolo al miglioramento del clima aziendale. L’effetto contrario, invece, si verifica ed è percepito più velocemente da tutti, allorquando il Manager gestisca l’evento eccezionale con imperizia o imprudenza o addirittura lo ignori.

Pensare da Manager significa essere pronti e disponibili a immergersi in questo ruolo, interrogandosi sulla realtà che lo circonda e, soprattutto, sulla sua esistenza che trascorre velocemente.

Il Manager competente e completo è colui che non accetta nulla per scontato e rifugge dai postulati. Nel risolvere i problemi, ne solleva di nuovi. Non si accontenta di traguardi provvisori. Apre nuovi orizzonti, semina nuovi dubbi e si lancia a capofitto per risolverli.

Appartenendo all’organizzazione dell’azienda, il Manager è colui che si nutre ogni giorno della stessa strategia che si perfeziona grazie alla collaborazione dei suoi dipendenti, del cui lavoro continua a essere il principale interprete. La sua azione è sempre connotata dalla decisionalità che lo deve caratterizzare. Egli deve sapersi rinnovare e, nel contempo, deve comprendere e cogliere rapidamente tutte le opportunità che gli si presentano durante le sue azioni, impegnandosi a percepire le opportunità nascoste. Deve essere sempre motivato in modo che la sua stessa motivazione sia diffusa a tutti i suoi collaboratori.

Nell’usare le sue competenze, il Manager deve metterle con “generosità” a disposizione di tutti attraverso una corretta e diretta comunicazione aziendale. Accettando le responsabilità che ha assunto con il suo ruolo nei confronti di tutto il mondo che lo circonda, egli deve essere in grado di affrontare tutti i rischi eventuali che ogni operazione comporta, senza mai dimenticare che - per dirla orgogliosamente con il nostro grande statista Luigi Einaudi - “(…) migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano, nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente con altri impieghi”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400