"A Venezia manca ancora una cultura del lusso efficace"

Parla Patrizia Moro, appena nominata vicepresidente di T-Fondaco dei Tedeschi e DFS Italia

Germana Cabrelle
"A Venezia manca ancora una cultura del lusso efficace"

Si chiama Patrizia Moro, è veneziana (dell’isola della Giudecca) e dopo una lunga esperienza professionale in Giappone - dapprima nel brand Max Mara e in seguito in Prada e Ferragamo - torna a Venezia per prendere ora la guida, in qualità di Vice President, del Fondaco dei Tedeschi e DFS Italia, lo store di lusso che affaccia sul Ponte di Rialto.

Sostanzialmente prende la posizione che era stata prima di Roberto Meneghesso e che dall’aprile dello scorso anno, dopo l’uscita dal Gruppo, era stata tenuta ad interim da Eleonore de Boysson, Region President Europe & Middle East di DFS, la quale della Moro dice: “Grazie alla sua visione strategica, saprà guidare il Fondaco verso ulteriori successi offrendo a chi entra nello splendido edificio cinquecentesco magistralmente restaurato da Rem Kolhaas, un’esperienza sempre più autentica e poliedrica, che unisce ai brand del lusso internazionale un’accurata selezione di prodotti del territorio uniti ad arte, cultura e buona cucina”.

“Sono entusiasta dell’opportunità di occuparmi di un progetto davvero unico al mondo, nella città dove sono nata e mi sono formata – dichiara Patrizia Moro – che aggiunge: “come Vice President di DFS Italia avrò modo di mettere a frutto tutte le competenze che ho sviluppato nell’ambito della moda e del lusso con l’obiettivo di contribuire a incrementare e consolidare ulteriormente gli ottimi risultati già si qui raggiunti dal Fondaco dei Tedeschi”.

Laureata in Lingue e Cultura Orientali all’Università Ca’ Foscari, Patrizia Moro nel 1998 si trasferisce in Giappone dove si avvia alla carriera all’interno di grandi maison di moda italiane. “I veneziani si dividono fra quelli stanziali che rimangono nella città lagunare e quelli che partono e vanno in giro per il mondo. Io faccio parte della seconda specie”.

La Moro ha fornito alcuni dati in seguito alla riunione del global group. “Come presenze siamo in linea anche con il mercato di Venezia, composto dal 70% di asiatici (per la maggior parte cinesi) e il restante 30% dal resto del mondo. Abbiamo 8000 clienti fidelizzati big spender. Per completare il ventaglio di proposte di marchi importanti, a breve apriremo Monclair e Celine. Con queste operazioni contribuiamo di conseguenza ad assumere”.

Da veneziana cosa ricorda di questa location cinquecentesca prima che fosse shopping center di lusso?
Un tempo questo era l’ufficio postale principale di Venezia  (all’esterno ci sono ancora le grandi insegne per l’invio della corrispondenza ndr) ma dell’intero edificio era usufruibile solo il piano terra, con tanti sportelli in cartongesso tipo alveari dove dietro c’erano gli impiegati. Ricordo anche una rete come deterrente contro i piccioni che entravano dall’alto. La terrazza non era accessibile.

A proposito di Terrazza, è il punto di attrazione principale del Fondaco e fra i must dei turisti in visita a Venezia…
Sì indubbiamente è un plus di grande richiamo, da dove si gode una visuale spettacolare di Venezia a 360 gradi ed è una attrazione ad ingresso libero. E’ stato necessario intervenire scaglionando le entrate proprio per le tantissime presenze e richieste, prevedendo le prenotazioni online suddivise in fasce orarie.

Aiuta essere veneziana  nella gestione di un colosso del genere?
Il Fondaco non è una location facile. Certo, sono a casa mia e riesco a capire cosa a Venezia manca, ma mi chiedo anche cosa posso fare di più. Venezia ancora non ha una cultura del lusso. Noi ci siamo focalizzando, sul lusso ma il lusso è cambiato dagli anni ’60 al 2020 dove siamo proiettati. Oggi i clienti non sono attratti solo dall’oggetto di valore in sé, il lusso non è più solo shopping. Oggi il lusso è legato all’esperienza, per questo ci stiamo concentrando anche sull’arte, e all’ultimo piano allestiamo mostre e installazioni, prevedendo anche performances ed eventi.

Le prossime novità che settore riguarderanno?
Intendo implementare l’offerta del food, con la supervisione di un consulente esterno per lavorare in modo sistematico e preciso sui desiderata dei clienti. Gli asiatici, ad esempio, acquistano più dolce rispetto al salato. Ecco, noi vogliamo migliorare la parte salata. Del resto questo è un lavoro in continua evoluzione. Inoltre vogliamo raggiungere il cliente locale con eccellenze che non trovano ovunque. Sto puntando anche sull’artigianalità veneziana di alto livello.

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