La crisi fa nascere nuovi consumatori

Federico Unnia
Domenico Secondulfo

L’interessante rapporto dell’Osservatorio sui consumi della famiglie fotografa una realtà che potrebbe anche presentare dei vantaggi

“I consumatori hanno dimenticato il periodo pre crisi, ormai abbiamo giovani consumatori che si sono formati negli anni di crisi, quindi la situazione attuale, anche se ancora peggiore di quella pre crisi, viene percepita come normale ed ogni piccolo miglioramento come un passaggio di positivo futuro. Questo implica che ad una situazione in sé ancora problematica corrisponda un atteggiamento psicologico abbastanza positivo, soprattutto verso il futuro”. 

Domenico Secondulfo, Ordinario di Sociologia generale presso l’Università degli Studi di Verona e Direttore dell’Osservatorio sui consumi delle famiglie, ha ben chiari danni ed opportunità che la grande crisi degli ultimi anni presenta per il sistema paese e il suo sistema di consumi. Lo ha messo nero su bianco in un interessante rapporto, curato con i colleghi Luigi Tronca e Lorenzo Migliorati, edito da Franco Angeli. Siamo di fronte ad una nuova normalità, dove anche il più piccolo incremento di reddito e consumo viene visto come un segnale di ripresa, dimenticando cosa abbiamo lasciato negli anni precedenti per effetto della crisi.

“Il ceto medio si è potuto trasformare perché aveva sufficiente capitale culturale e sociale per farlo. Ma anche ai piani alti l'aspetto ideale di molti comportamenti di riduzione dei consumi ha portato ad uno stile di acquisto diverso, più accorto, anche in presenza di una buona disponibilità economica” ci spiega.

Da consumatore, secondo lei, la comunicazione pubblicitaria come ha fronteggiato queste nuove dinamiche di consumo che si stanno affermando?

“Molto bene nella grande distribuzione primo prezzo, che ha tentato, con successo, di agganciare una parte del ceto medio impoverito, meno bene in generale, continuando strategie di comunicazione e di fidelizzazione fondate su una idea di consumatore ormai obsoleta”.

Le formiche, gli accorti, i clienti: cosa resta di comune nel loro dna della crisi che stiamo attraversando?

“A mio parere la scoperta di poter fare a meno di molte cose e poter ottenere importanti surplus di reddito solo dalla riorganizzazione degli acquisti anche se questo richiede tempo, e l'idea di fare anche una cosa giusta aiuta e consolida questo atteggiamento”.

I reticoli sociali di sostegno che molto approfondite, in che misura hanno bilanciato la contrazione della disponibilità di risorse nelle famiglie per l'acquisto di beni anche primari?

“Notevolmente, soprattutto sostenendo e condividendo informazioni e pratiche di acquisto. In secondo luogo attraverso il sostegno economico, ancora grandemente cercato e trovato entro i reticoli parentali e famigliari”.

L'affermarsi del mercato dell'usato che impatto avrà secondo lei nei prossimi anni?

Difficile da prevedere, c'è stata una espansione e una parte dei punti vendita cercano di riorganizzarsi per agganciare parti del ceto medio impoverito, ma non credo che ci sarà un allargamento rilevante. Resta molto forte lo stigma sociale e l'usato può funzionare soprattutto a livello ludico e non per i beni essenziali. Si svilupperà, ma è una facile profezia, l'usato on line, per vari motivi che abbiamo delimitato in una indagine speciale mirata al mondo del'usato, seguendo, oltretutto il trend generale di espansione di questo modo di acquisto.

I dati e le riflessioni su cibo e salute comunicano in modo molto crudo la dimensione della crisi che abbiamo attraversato. Tutto questo che impatto potrebbe avere nei prossimi anni?

Beh, c'è stata una crisi lunga e difficile, e siamo, per il momento, atterrati su un terreno che è di parecchie miglia al di sotto di quello da cui partimmo. Certamente la salute sarà un problema, le attuali condizioni non giocano a favore della buona salute, sia fisica che psicologica, ed i tagli al welfare non promettono nulla di buono, lentamente l'impoverimento si trasformerà in sofferenza e malattia, soprattutto se la rete di sicurezza del welfare sanitario dovesse ridursi ulteriormente.

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