Trasparenza fa rima con Consulenza

Trasparenza fa rima con Consulenza

A cura di  Joe Capobianco

Due temi tra i più gettonati nell’era mediatica della MiFID II sono la trasparenza sui costi e l’attività di consulenza. All’intersezione dei due temi troviamo i timori sulla disclosure dei costi, la difficoltà di gran parte dei Consulenti Finanziari (CF) di farsi percepire come tali, cioè consulenti, e infine la minaccia/opportunità di far pagare il costo della consulenza erogata.

La MiFID II darà un grosso aiuto a risolvere i 3 nodi, presenti su un unico laccio.

La trasparenza imposta dalla Direttiva europea e dalle discendenti normative nazionali consentirà agli investitori seguiti da tempo da un CF di acquisire due consapevolezze:

la consulenza è sempre stata pagata, solo con modalità di remunerazione indirette;

la professione e il ruolo del CF.

Facciamo un passo indietro per comprendere meglio il punto di arrivo.

Per decenni la professione di CF

è stata esercitata senza il riscontro di una percezione vivida del ruolo e del valore della funzione svolta. Chiarisco con degli esempi: quando un cliente varca la soglia di uno studio legale, medico specialistico, notarile, tributario sa già che dovrà pagare un onorario ed anzi è pronto a farlo già prima che gli venga richiesto. Succede la stessa cosa quando entra nell’ufficio di un CF? Prima domanda retorica.

Ancora: quando un individuo deve scegliere un “consulente” per una causa legale o per la propria salute, è disposto a spendere tutto quello che può per permettersi i migliori professionisti. Accade lo stesso per la gestione dei propri risparmi? Seconda domanda retorica.

Infine: il cliente che si rivolge al commercialista, benchè consapevole di dover pagare una parcella, si sente sollevato dal fatto che il professionista lo liberi da determinate incombenze articolate e specialistiche. Succede anche nel caso del consulente per gli investimenti? Terza e ultima domanda retorica.

La risposta, nei tre casi, è NO!

I clienti dei CF, grazie alla consapevolezza sui costi del servizio reso dal professionista, ne possono finalmente comprendere anche il valore. Non sarà né facile né indolore, ma alla fine le scelte del legislatore aiuteranno tutti i cittadini a comprendere quello che non è stato percepito in circa 40 anni di attività: la funzione sociale e consulenziale svolta dal CF.

È un processo al contrario si può obiettare. È vero, estremizzando si potrebbe affermare che è un percorso dove prima si è pagato il costo del biglietto e successivamente si è capito perché, ma è questione di poco tempo e poi il corso delle cose non sarà più controintuitivo.

È evidente che c’è una condizione di esistenza: deve esserci del valore, reale e percepito. Un cliente consapevole – dei propri obiettivi di vita e dei traguardi già raggiunti o che può conseguire in virtù delle capacità e dell’etica professionale del suo consulente finanziario – è disposto a pagare.

E la MiFID lo chiarisce bene: pay per value.

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