IL MONDO DEI DOMINI, I TERRENI EDIFICABILI DEL WEB

IL MONDO DEI DOMINI, I TERRENI EDIFICABILI DEL WEB

a cura di Luisa Terenzio

C’è un settore oggetto di appetiti di speculatori internazionali e di investitori alla ricerca di diversificazione. Richiede intuito, tempismo e fortuna, ma può riservare sorprese e la soddisfazione di investire su un’idea. E’ il mondo dei domini.

Abbiamo intervistato Simone Ferracuti, fondatore di Nidoma.com, con sede fisica in Germania e un ufficio italiano a Udine dedicato ai mercati italiano e spagnolo.

In che fase è questo mercato?
Sembra nuovo visto dall’Italia o siamo noi in ritardo?

Il fatto che non se ne parli e che in pochi lo considerino un mercato vero e proprio è tipicamente italiano e delle realtà più piccole: in paesi come Stati Uniti, Germania, Russia e Cina il mercato è già molto sviluppato.

Negli ultimi 6 anni la Germania è cresciuta da 13 a 16 milioni di domini registrati.

Nello stesso periodo di tempo la Cina è passata da 3 a quasi 21 milioni di domini e sta per superare gli USA.

Ricorda quando nel 2015 girava voce che la borsa cinese stesse per scoppiare? In quel momento molti investitori decisero di andare oltre i domini .cn, cioè quelli cinesi, per cercare settori più concorrenziali e hanno iniziato a investire nei domini .com.

Questi investitori cinesi si sono mossi come si fa spesso nei mercati immobiliari in periodi di crisi, acquistando i cosiddetti trophy asset, beni cioè destinati a crescere di valore nel tempo, appena la crisi passerà. Non a caso si dice che i domini sono i terreni edificabili del web…

Così hanno identificato una serie di domini limitati nel numero ma promettenti, a due cifre o due lettere, cercando prima numeri – facili da ricordare anche nel mercato cinese con un alfabeto completamente diverso dal nostro  – e poi lettere. Poi, con lo stesso criterio, sono passati a tre cifre e tre lettere, creando una vera e propria bolla commerciale. Così un dominio di 3 lettere che prima si vendeva a 20/30.000$, oggi costa 10 volte tanto.

Chi volesse fare un investimento in questo settore deve necessariamente affidarsi a un esperto; sembra più imperscrutabile dei francobolli antichi…

Sì. Io faccio proprio questo lavoro, quello del consulente nel mondo dei domini.

Cosa consiglierebbe come prima cosa a chi volesse entrare in questo mercato?

Scegliere domini corti, di una parola, termini generici, l’opposto di quello che si potrebbe pensare da profani: vado a vedere se un marchio più o meno famoso, magari con una minuscola variante, è ancora libero. Anche se il marchio fosse disponibile, e non lo è, ci sono un’infinità di leggi che lo proteggono, rendendo praticamente senza valore una speculazione di questo tipo. Peraltro questa attività, detta in gergo “cybersquatting”, oltre ad essere non conveniente è assolutamente deprecabile.

Meglio seguire la tendenza in corso che privilegia parole che esprimono una categoria merceologica, mirando a creare vere e proprie piattaforme di servizi o prodotti online. Pensi a quante aziende non vendono più online attraverso il proprio sito ma piuttosto attraverso piattaforme come booking, amazon, foodora, o anche più piccole, dottore.it per esempio. In pratica si tratta di collettori di categoria che riuniscono aziende o professionisti.

Ne stanno nascendo continuamente.

Nel 2015 i market place, le piattaforme appunto, avevano il 33% del totale vendite online, nel 2016 eravamo già al 41%.

Le faccio l’esempio di una vendita che ho seguito per l’Italia, giochi.it, di proprietà di un’azienda che fa capo a Italiana Editrice, l’editore de La Stampa, che con lungimiranza aveva deciso di investire in domini premium, nomi di categorie merceologiche che possono avere uno sviluppo online.

Un altro suggerimento che do sempre è investire nella doppia estensione .it e .com.

Se compro
scarpe.it
come utilizzatore finale, quindi non per fare una speculazione, sarò interessato a impedire che nasca un scarpe.com all’interno del mio stesso business…

E il .eu?

Non è mai decollato. Ma resta una valida alternativa al .com,
qualora il budget a disposizione non fosse sufficiente,
per tutelare la propria azienda a livello internazionale.

Può farci qualche esempio di valore di un nome a dominio?

Uno dei settori che va di più è quello del gioco online. Nel 2010, appena dopo la liberalizzazione del gioco online, abbiamo venduto giochi.it a un colosso del settore per 300.000 euro. L’anno scorso abbiamo fatto un nuovo record con casino.it per 400.000 euro. Un altro settore che va tanto è quello finanziario: in questo settore abbiamo venduto prestiti.it per 194.000 euro.

Qual è quindi il primo passo per qualcuno che voglia investire in questo settore?

Penso che la cosa più utile sia domandarsi quali sono le attività che si svolgono più spesso sul web e quali settori si pensa possano avere uno sviluppo nel futuro.

Io punterei su nomi con un potenziale di sviluppo internazionale grazie al significato in inglese dell’estensione .it. Quindi parliamo di un verbo inglese cui il suffisso .it
possa conferire maggiore significato, come like.it o love.it, per esempio.

Ma questi domini sono ormai raramente disponibili e le fonti di approvvigionamento sono due:

  • o si prova a contattare i singoli proprietari cercando l’affare, come al mercatino delle pulci;
  • o si tenta l’acquisto sul mercato dei domini in scadenza.

Noi abbiamo una piattaforma con cui monitoriamo in modo automatico i domini in scadenza per il .it, i clienti prenotano quelli che gli interessano e noi ci occupiamo di procurarglieli. Se ci sono più ordini sullo stesso dominio, gli aspiranti acquirenti se lo giocano all’asta direttamente online sul nostro sito.

D’altro canto il meccanismo d’asta è molto comune nel settore ed è stato utilizzato anche dall’organismo competente per assegnare nuove estensioni richieste da più aziende.

Il gruppo cui noi facciamo capo, Aruba, per esempio, è riuscito ad aggiudicarsi l’estensione .cloud,
battendo in un’asta colossi come Amazon e Google.

Qual è il vantaggio di un investimento su un’estensione nuova?

Ci sono tantissime altre estensioni di fantasia, come .love, .club, .restaurant che offrono la possibilità di creare brand internazionali: una parola chiave azzeccata più un’estensione nuova possono fare un brand efficace.Quando ci sarà maggiore famigliarità con queste estensioni, questi domini cresceranno di valore. D’altronde il mercato centrale è già saturo. Oggi è praticamente impossibile trovare domini di alto valore liberi sul mercato. Bisogna usare la fantasia e prevedere cosa funzionerà domani.

Da questa estate, per esempio, si stanno registrando tutti i termini legati alle criptovalute e, se il mercato delle monete digitali continua a crescere, questi domini tra qualche anno varranno 5/6 volte di più. Ci vuole intuizione, tempismo e fortuna.

 

Ma se un dominio viene acquistato, perché prima parlava di scadenze?

In realtà un dominio non viene mai acquistato. Viene acquisito per un certo periodo e alla scadenza eventualmente rinnovato.

La speculazione di fatto è il settore principale, per questo è così importante la consulenza.

Le faccio il caso di finanza.it che è stato comprato da un nostro cliente. Gli arrivano continuamente offerte intorno ai 50 mila euro ma il proprietario ne vuole il doppio. Lui non ha fretta, il costo del rinnovo annuale per questo asset è irrisorio. Aspetta il momento giusto per vendere al suo prezzo.

 

Quali sono i vostri concorrenti?

Sono soprattutto internazionali. Potrei citare dropcatch.com, pool.com o snapnames.com per i domini in scadenza oppure sedo.com o uniregistry.com per le attività di brokeraggio. Noi siamo una realtà piccola fondata a Bonn nel 2011 quando ho lasciato Sedo. Un pool di 10 persone, di cui circa la metà opera come domain broker e segue un numero ristretto di operazioni molto specifiche con una piattaforma propria che si chiama Nidoma.com.

Abbiamo più di 400.000 domini ma la nostra forza è la consulenza. Per questo ci ha acquisito Aruba.

Come funziona la vostra consulenza?

Analizziamo la keyword, la parola chiave cui il cliente è interessato e facciamo una stima del valore. Poi contattiamo il proprietario e in molti casi trattiamo per conto del nostro cliente; a volte arriviamo a un quarto di quanto richiesto in origine. Quindi i vantaggi sono sicuramente l’analisi dei pro e dei contro della parola che si intende comprare, il prezzo che otteniamo e i tempi sicuramente più rapidi perché sappiamo come muoverci nel mercato. E infine la sicurezza della transazione online attraverso la nostra piattaforma dedicata.

Lavorate a commissione?

Sì, il nostro compenso per tutto quello che le ho detto, chiavi in mano, è il 12% sul prezzo di acquisto quando il proprietario del dominio è noto, oppure il 15% quando non lo è e occorre fare una ricerca per identificare la controparte. I nostri concorrenti viaggiano tra il 15 e il 20%.

Quando si vende?

Per capire quando bisogna vendere occorre sensibilità.

La vendita attiva è sempre negativa sul piano del prezzo, ma c’è gente che lo fa di professione:

detiene domini premium che mantiene in attesa e domini semi-generici (di 2 o 3 parole) che è disposta a vendere a prezzo fisso per garantirsi cashflow. Noi la aiutiamo a pubblicarli.

Uno dei nostri progetti infatti è proporre i domini a prezzo fisso semanticamente collegati a una parola chiave. Se cerca su aruba.it la parola pizza, per capirci, Aruba le dirà che tutte le estensioni sono occupate, cioè pizza.it o pizza.com o pizza.ristorante ecc. ma le presenterà una serie di domini che contengono la parola pizza cosiddetti semi-generici, a prezzo fisso.

E’ un servizio che offriamo per aiutare le due parti e garantire le transazioni.

E’ un mondo tutto nuovo, me ne rendo conto, ma le regole e le necessità non sono tanto diverse da quelle di altri mercati. E anche qui ci vuole una sensibilità specifica per prevedere cosa andrà per la maggiore domani, come in tanti altri settori del commercio.

 

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