Unilever attacca Google, ovvero Godzilla contro King Kong

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Il colosso mondiale dei prodotti di largo consumo, la Unilever - Dove e Rexona, tè Lipton e deodoranti Axe – attacca Google e Facebook: Keith Weed, il potentissimo capo del marketing di Unilever, secondo investitore pubblicitario mondiale dopo Procter and Gamble, ha tuonato contro i due big del web minacciando di non investirvi più in pubblicità, se non la smetteranno di ospitare acriticamente nei loro database ogni sorta di immondizia digitale: «Non possiamo continuare a puntellare una catena di comunicazione digitale che a volte è una palude in termini di trasparenza. Unilever non investirà in piattaforme che non proteggono i nostri bambini, che creano divisioni nella società o promuovono rabbia e odio».

Sarà vero? Che Facebook e Google cambino rotta si può escludere, per una questione di principio: se dovessero dimostrare di voler e potere influenzare ciò che viene pubblicato sui loro sistemi, diventerebbero ciò che fingono di non essere, cioè editori, e come tali responsabili di quel che gli utenti scrivono. E salterebbero come birilli sotto il peso di miliardi di cause giudiziarie. Ma c’è chi escude anche che Unilever – come la stessa Procter che a sua volta un anno fa emise una diffida analoga – non potrà mai dar seguito al suo anatema.

E’ un bel vedere, comunque, che dei colossi di questa forza si scannino l’un l’altro. Come in quei vecchi film di fantascienza, Godzilla contro King Kong. “Oportet, ut scandala eveniant”, si legge nel Vangelo di San Matteo: che si facciano la guerra tra loro può andare solo a vantaggio dei consumatori.

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