Un mondo senza sigarette? Magari... intanto meglio se avvelenano meno!

Polemiche in Gran Bretagna sull'ultima campagna antifumo della Philip Morris, che sta promuovendo ovunque le sue sigarette a rischio ridotto e nel frattempo invita il pubblico a non fumare più.

Marco Scotti
Un mondo senza sigarette? Magari... intanto meglio se avvelenano meno!

Ma perché la Philip Morris dovrebbe correr dietro al pubblico dei Paesi occidentali più evoluti – che sono poi quelli del Nord America e quelli europei – cercando di convertirne il pubblico al fumo dei nuovi prodotti a basso rischio anziché fregarsene e godersi i ricavi profumatissimi del resto del mondo dove si fuma senza limiti e senza scandali?
Questa domanda semplice semplice non sfiora i tanti critici che in Gran Bretagna hanno bersagliato di rimproveri una nuova campagna di Philip Morris denominata “Hold My Light”, letteralmente “tieni il mio accendino”, per promuovere tra i fumatori “un nuovo modo di abbandonare le sigarette”, come recita il claim, almeno quelle tradizionali. Facendosi aiutare dagli amici e dai parenti...
L’azienda ha infatti realizzato una sovracopertina di quattro facciate sul tabloid inglese Daily Mirror per promuovere l’iniziativa, che fa parte di una serie di attività della durata di trenta giorni per un valore complessivo di 2 miliardi di sterline. Tutte volte a dissuadere dal fumo tradizionale, appunto con lo slogan “Hold My Light”, che ha come destinazione un sito web di atterraggio dedicato per accompagnare passo passo chi vuole smettere di fumare le “bionde”.
Perché le polemiche? In base a un ragionamento vecchio come il mondo: i produttori di tabacco sarebbero i campioni del mondo dell’ipocrisia, perché da un lato sensibilizzano il pubblico ad abbandonare il fumo e dall’altro continuano a produrre e a promuovere le sigarette nella metà (abbondante) di mondo che ancora può fumarle per la debolezza delle leggi e vuole farlo, per il gusto duro a morire... “Un caso di sbalorditiva ipocrisia”, l’ha definito George Butterworth di Cancer Research Uk, principale ente britannico di promozione della ricerca nella lotta contro il cancro. “Il modo migliore in cui Philip Morris può aiutare le persone a smettere di fumare è cessare la produzione di sigarette”, ha concluso Butterworth.
Peter Nixon, managing director di Philip Morris Limited, ha difeso la campagna, sostenendo che mira solo a offrire “altre opzioni” meno nocive per la salute e che “le e-cigarettes o il tabacco riscaldato sono una scelta migliore rispetto a continuare a fumare”.
Chi ha ragione? Ha ragione il buon senso. Da che mondo è mondo, l’uomo s’inventa sempre nuove droghe. Tutti i proibizionismi hanno sortito l’effetto contrario a quello voluto: hanno fatto aumentare i consumi dei prodotti proibiti. E dunque la Philip Morris avrebbe potuto fregarsene e massimizzare i guadagni di oggi senza cercare di costruirsi un futuro sostenibile cambiando gioco e brevettando un prodotto che – a detta di tanti luminari e forse, presto, della stessa temibile Food and drug admnistration americana – fa male dieci volte meno della sigaretta classica. Se fosse verosimile un mondo semplicemente privo di droghe, e quindi anche di sigarette – senza i loro ancor più nocivi sostituti, droghe cosiddette leggere, alcool, cocaina eccetera – sarebbe bello e giusto proibirle. Ma non è così. E allora lasciamo in pace le grandi industrie a perseguire il male minore, perché l’obiettivo del “nessun male” è utopistico e irrealizzabile.
 

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