La “Roba “ di Verga
e la “Roba” delle banche

Redazione Web
La “Roba “ di Verga e la “Roba” delle banche

Dopo oltre un secolo dalla pubblicazione, la novella è quanto mai attuale

Oggi è previsto lo sgombero forzato dell’imprenditore monzese Sergio Bramini. Ne abbiamo già parlato tanto, ma vale la pena ricordare come una legge iniqua abbia deciso di strappare la casa di proprietà a una famiglia che vanta un credito di quattro milioni di euro verso la pubblica amministrazione. Pubblica amministrazione che, però, si è ben guardata dall’ammettere le proprie responsabilità e ha preferito dare in pasto alle banche Bramini. E come lui, tanti altri che sono costretti a vedersi strappare l’abitazione per colpa di una burocrazia deficiente – nel senso che manca di ogni buonsenso – che strangola gli imprenditori.

Nel 1880 Giovanni Verga pubblica un racconto: “La Roba”. Narra di Mazzarò che per la sua avarizia, per la sua aridità di sentimenti, per la sua brutalità nei confronti dei dipendenti, per la disumanità verso i fittavoli rovinati dalla sua avarizia di usuraio diventa ricchissimo.

Per il protagonista l'unico valore è la “roba”: non forma una famiglia, non gli interessa lasciare qualcosa alle generazioni che seguiranno, anzi, quando sta per morire si dispera e vuole che la roba muoia con lui: “Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me!”.

136 anni dopo viene approvata in Parlamento, la legge 119/2016. Molti autorevoli studiosi ritengono che sia stata scritta dalle banche.

Chiunque l’abbia scritta lo spirito della legge è quello di Mazzarò.

Al fine di rendere maggiormente appetibili le case di famiglia, in cui la presenza di bambini o anziani potrebbe allontanare qualche acquirente, il giudice dell’esecuzione può disporre sin da subito la liberazione dell'immobile pignorato ai sensi dell’art. 560 c.p.c. .

Per i redivivi Mazarrò del governo lo scopo dell’ordine di liberazione è quindi quello di assicurare la migliore valorizzazione dell’immobile sul mercato. Le condizioni di mercato di un bene immobile mutano significativamente tra l’ipotesi di un bene venduto giuridicamente libero, ma occupato di fatto, e l’ipotesi di un bene posto in vendita libero da persone e cose.

Per chi ama solo la “roba” nel primo caso si riducono radicalmente il numero e la qualità dei potenziali acquirenti ed il prezzo realizzabile. Decine di migliaia di famiglie con decine di migliaia di figli piccoli o adolescenti sono stati sloggiati dalla loro casa.

Il giudice dell’esecuzione immobiliare ha il potere-dovere di dettare al custode le disposizioni per rendere più appetibile la “roba”. Alle banche e, purtroppo, a moltissimi magistrati interessa solo il valore della “roba”, la famiglia può sfasciarsi, il seme della violenza subita germinare per decenni, ma la “roba” è sacra, chissà se i soci delle banche, fra cui molte pie Fondazioni, se la porteranno nella tomba o come Mazzarò strilleranno: “Roba mia, vientene con me!”.

Non solo: non c’è un giudice terzo a cui la famiglia può far valutare l’ordine di sloggio: il giudice dell’esecuzione decide sui ricorsi realizzando il sogno di ogni autocrate, emette un’ordinanza e giudica il valore delle opposizioni a tale ordinanza, respingendone il 99,99%.

Questa norma, oltre ad essere incostituzionale, ha fortemente contribuito a deprimere il valore delle abitazioni, togliendo ogni difesa alle famiglie e, come risulta dai dati delle esecuzioni sulle case di famiglia del 2017, facendo guadagnare gli speculatori più di quanto recuperino le banche.

Va abolita immediatamente con un intervento chirurgico sulla legge 1129 del 2016.

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