PIR, l'asset-class su cui gli italiani hanno puntato oltre 13 mila euro

Le risorse dei risparmiatori, che entro il 2021 dovrebbero arrivare a 60 miliardi complessivi, andranno a vantaggio delle Pmi: 11 miliardi quelli per le mid-small cap quotate

Francesco Megna
La gatta dei Pir, la tartaruga dell’Unione bancari

Per 500 mila risparmiatori, i Piani Individuali di Risparmio rappresentano il primo investimento della loro vita in fondi comuni. Adesso però bisognerebbe estenderli anche ai fondi chiusi e dare la possibilità di acquistare titoli di società immobiliari

Sono 800mila gli italiani che nel 2017 hanno deciso di destinare i propri risparmi ai Pir. Per più di 500 mila risparmiatori si tratta del primo investimento della loro vita in fondi comuni. L’investimento medio ammonta a 13.678 euro.In tutto il 2017 i Pir hanno raccolto circa 11 miliardi di euro e nei primi mesi del 2018  stanno andando bene, con un tasso di crescita in linea con il 2017. L'industria dei Pir potrebbe raccogliere risorse entro il 2021 per 60 miliardi di euro di cui 11 miliardi specificatamente a vantaggio delle mid-small cap quotate.  I Pir rappresentano un canale di finanziamento importante parallelo al sistema bancario, che, con l’addendum della Bce (alle linee guida sui crediti deteriorati) potrebbe avere qualche difficoltà in più nel finanziare le Pmi. Non c’è dubbio quindi che i Pir costituiscono e costituiranno una fonte di innovazione e finanziamento particolarmente importante per le pmi italiane. Analizzando il catalogo prodotti del risparmio gestito quasi tutti gli operatori hanno nel loro ventaglio di offerta uno o più fondi Pir. Complessivamente a fine 2017 si contavano 64 fondi comuni, 5 Etf, 11 polizzeunit linked, 4 Gestioni Patrimoniali. Anche sul fronte performance i numeri sono positivi. Un investitore che lo scorso anno ha investito in strumenti Pir compliant può dirsi sicuramente soddisfatto. Questo perchè l'asset class è stata spinta proprio dai flussi che arrivavano su azioni e obbligazioni attraverso la raccolta degli intermediari. A ciò si aggiunge un momento positivo per tutto il comparto della piccola e media impresa della zona euro che ha beneficiato dei più sostenuti ritmi di crescita. Un’innovazione necessaria è estendere lo strumento Pir ai fondi chiusi in modo che l’investimento possa essere ulteriormente indirizzato a supporto delle aziende nel lungo periodo. Molto del lavoro sarà lato imprese.  Ci sono tra 1000 e 2000 aziende con una potenziale capitalizzazione intorno all’80% che potrebbero essere interessate. Il sistema Italia e il mondo del gestito devono essere  pronti per affrontare questa sfida.L'ultima novità riguarda la possibilità da parte dei Pir di acquistare titoli di Società immobiliari. In generale i fondi immobiliari sono per loro natura più illiquidi ma aprirli ai Pir può favorire la crescita di un mercato regolato e l'emergere di operatori più professionali. In merito al regime di detassazione previsto per i redditi prodotti dai Pir delle società immobiliari si applicano le stesse regole previste per la generalità dei piani di risparmio individuali: l’investimento dovrà esser mantenuto per almeno cinque anni. Ed è proprio il vincolo di durata del piano che potrebbe dare nuovo respiro al settore immobiliare, che con i PIR potrà contare su nuovi fonti di finanziamento e su una reale crescita.

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