Il social annuncia nuove regole per la privacy

“Fino a 15 anni su Facebook
solo col permesso dei genitori”

La decisione presa per adeguarsi al nuovo Regolamento Europeo

Marco Scotti
Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

«La privacy era un valore. Per i miei coetanei condividere è un valore»

L’entrata in vigore del GDPR è alle porte e il social network di Mark Zuckerberg, ancora sotto shock per lo scandalo Cambridge Analytica, prova a correre ai ripari

Signori si cambia. Facebook ha deciso di approvare un nuovo regolamento per i giovani tra i 13 e i 15 anni che avranno bisogno di un permesso scritto dei genitori per poter compiere alcune specifiche azioni sul social network. In particolare, i ragazzi non potranno vedere – si legge in una nota emessa dall’azienda – “inserzioni sulla base dei dati dei partner e includere nel loro profilo le opinioni religiose e politiche. Questi adolescenti vedranno una versione meno personalizzata del social con condivisione limitata e annunci meno rilevanti, fino a quando non otterranno il permesso da un genitore o tutore di usare tutti gli aspetti di Facebook”. Questa scelta viene presa a distanza di poco più di un mese dall’entrata in vigore del GDPR, il regolamento europeo sulla privacy.

Già, ma come garantire che queste richieste vengano effettivamente ottemperate? Finora qualunque persona poteva iscriversi sul social network, bastava che dichiarasse di avere almeno 13 anni. Ora perché dovrebbe cambiare qualcosa? Le pubblicità saranno meno profilate, si potranno impiegare in maniera meno stringente i dati provenienti dai più giovani. Ma alla fine, che importa? I ragazzi entro i 15 anni non sono i clienti tipo degli inserzionisti: a meno che non siano figli di magnati del petrolio, difficilmente possono decidere in autonomia le proprie abitudini di acquisto. Sono ancora i genitori a decidere, a farsi convincere, a subire le (pressanti) richieste dei figli e poi sborsare le cifre necessarie per soddisfare i pargoli.

E poi diciamocelo chiaramente: i milioni di dati che sono stati ceduti da Facebook a Cambridge Analytica non erano certo quelli dei ragazzini, ma di chi può essere profilato con intenti di vario tipo, ivi compreso il tentativo di modificare (anche se ancora tutto da dimostrare) il risultato delle elezioni. Sapere le opinioni politiche di chi non vota, che senso ha per eventuali candidati che vogliano investire sul social network o, peggio ancora, per aziende opache che utilizzano dolosamente le informazioni di cui entrano in possesso.

Insomma, ancora una volta Zuckerberg ha cercato di fare la verginella circondata da lupi, ma la verità è che ogni azione del miliardario americano è frutto di una precisa strategia che ha come unico interesse il denaro. Facebook era un passatempo per nerd brufolosi che potevano permettersi di giudicare ragazze che popolavano i loro sogni di adolescenti. L’idea vera è stata quella dei gemelli Winkelwoss, non per niente liquidati con una cifra mostruosa quando – giustamente – hanno intentato causa contro il giovane Mark. Che già allora cercava di giustificarsi con atteggiamenti da educanda che non gli riuscivano granché naturali. E che dire dell’infame aumento di capitale riservato ad altri con cui è stato estromesso il suo storico socio, Eduardo Saverin, fino ad allora CFO dell’azienda? Insomma, quando Mark si traveste da agnello sembra mostrare quelle fragilità che si pensavano ormai dimenticate per un ex-nerd “sfigatello” ora seduto sulla quinta ricchezza privata mondiale.

Per il resto, i ragazzi che vorranno iscriversi a Facebook continueranno a farlo con o senza le limitazioni imposte, con o senza il permesso dei genitori, con o senza la volontà di dichiarare la propria età reale. Con buona pace di un regolamento privacy che si preannuncia un buco nell’acqua prima ancora di essere avviato. Perché come sempre, in Europa, ci siamo ricordati di essere figli di Kant: abbiamo scritto una bellissima legge che abbiamo preteso di calare su una prassi non consolidata. L’immobilismo e la paralisi sono dietro l’angolo. E Facebook, conscia di questo, lancia “contentini” all’Unione Europea che deve pure fingere di apprezzare. Non uno spettacolo edificante.

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