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Imprenditori e manager a scuola di aggregazione

Con la crisi si apre la stagione delle fusioni e acquisizioni. Così la Cuoa Business School si propone come punto di riferimento per le aziende in marcia verso una crescita dimensionale e geografica

Riccardo Venturi
Imprenditori e manager a scuola di aggregazione

Supportare le aziende nel ripensamento del modello di business imposto dalla crisi, anche attraverso il confronto e lo scambio di esperienze che avviene al meglio in presenza. Così la pandemia ha ridefinito il ruolo di Cuoa business school, che dopo un’intensa fase di e-learning nei mesi del lockdown è stata travolta dalle richieste dei suoi studenti, tipicamente executive e imprenditori, di tornare fisicamente in aula. E ha riaperto fin dall’8 giugno: un primato di cui va fiera. «Già al consiglio generale di dicembre avevamo approvato un investimento importante per un piano triennale di formazione da remoto» dice Federico Visentin, presidente di Cuoa e vicepresidente di Federmeccanica, «abbiamo corsi che si svolgono al venerdì e al sabato per dar modo di partecipare al nostro target principale di dirigenti che lavorano, e avevamo capito che le lezioni da remoto potevano essere un passo importante». 

Cuoa business school si è trovata così ad affrontare il lockdown con un piano già avviato sull’e-learning, che è stato ulteriormente accelerato, ma non è mai stato progettato per sostituire completamente le lezioni in presenza: «Abbiamo da sempre immaginato un’organizzazione blended, cioè mista tra aula e remoto» sottolinea Visentin, «eravamo e siamo convinti che uno dei valori principali che può portare la business school è quello del confronto in aula. Una possibilità non solo di conoscenze, con il classico network, ma anche di scambi di esperienze che nasce in un’esperienza forte con una presenza continuativa. Al Cuoa in molti si fermano anche la sera tardi nelle nostre aule con i gruppi di lavoro». 

I corsisti della business school sono executive e imprenditori che apprezzano il modello misto tra aule ed e-learning

L’idea di puntare su un sistema misto è uscita confermata dalle richieste ricevute da parte degli studenti alla fine del lockdown: «Temevamo che ci avrebbero proposto di continuare con una piattaforma solo da remoto, molto vantaggiosa dal punto di vista del risparmio di tempo sugli spostamenti» racconta il presidente di Cuoa, «invece ci hanno chiesto fortemente di tornare in aula, tanto che pur avendo inizialmente immaginato di farlo a settembre, abbiamo invece riaperto l’8 giugno, nel pieno rispetto delle norme di distanziamento e igieniche, con piena soddisfazione dei nostri studenti. Questo ha confermato l’importanza del confronto che avviene fisicamente nella nostra sede di Altavilla Vicentina». 

L’esigenza espressa da imprenditori e executive di tornare in aula rimanda al ruolo di Cuoa, che la pandemia ha precisato e rafforzato: quello di aiutare le imprese nella fase delicata della ridefinizione dello stesso modello di business, necessaria per affrontare una crisi senza precedenti. «C’è una grandissima incertezza» rimarca Visentin, «la difficoltà di ripensare modelli organizzativi, catene del valore, supply chain... Sta prevalendo anche la dinamica delle dimensioni, che poi è uno dei nostri mantra: l’idea che le Pmi del nordest per diventare vere protagoniste dei mercati mondiali debbano raggiungere dimensioni superiori a quelle attuali». Per il presidente di Cuoa, insomma, si sta per aprire una stagione di m&a e aggregazioni: «Il fenomeno sarà da una parte drammatico, c’è chi non saprà reggere la crisi, e quindi si creeranno spazi per acquisizioni» rimarca Visentin, «in altri casi più virtuoso, ci sono aziende che faranno dei percorsi per rafforzarsi. Questo comporta un ripensamento del ruolo della nostra business school di supporto a queste realtà: si può essere l’imprenditore più bravo del mondo, partito da zero e cresciuto in maniera splendida col prodotto e coi mercati, ma quando si parla di aggregazioni e ci si confronta con altri imprenditori diventa tutto molto più difficile». Cuoa si propone così come punto di riferimento per le aziende in marcia verso una crescita dimensionale e sui mercati: «Le aiutiamo a fare il business plan» puntualizza il presidente della business school, «a cercare fondi, a quotarsi in borsa, ad affrontare al meglio il passaggio generazionale, a confrontarsi con altre compagini azionarie, a organizzare strutture internazionali con culture diverse nel caso di acquisizione di realtà estere. Aiutare le imprese ad affrontare queste difficoltà è precisamente il nostro ruolo».

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