GESTIRE L'IMPRESA

Efficienti, parsimoniose e solide: la lezione delle imprese familiari

Salvatore Sciascia
Family company alla prova della successione

In questa crisi senza precedenti c’è una categoria di imprese che più delle altre sta dimostrando una grande capacità di reazione: quella delle imprese a proprietà familiare. Innanzitutto si sono registrati dei significativi comportamenti filantropici. Oltre a casi di ingenti e immediate donazioni, abbiamo assistito a casi di riconversione della produzione per supportare le esigenze sanitarie, tanto nella moda (ad esempio, Prada, Armani o la Herno dei Marenzi hanno prodotto mascherine e camici), quanto nel beverage (Branca e molte altre imprese del settore hanno prodotto disinfettanti alcolici) e nella meccanica (Ferrari ha prodotto componenti per respiratori).  In secondo luogo, si sono osservati molti comportamenti socialmente responsabili. Ci sono stati i casi delle imprese che hanno aumentato gli stipendi ai lavoratori sottoposti a ritmi più alti (come Rana, Mutti e Ferrero); quelle che non hanno aumentato i prezzi dei loro prodotti nonostante l’impennata della domanda, tanto nell’elettromedicale (è il caso della Siare Engineering della famiglia Preziosa) quanto nel farmaceutico (pensate all’Amuchina degli Angelini); e infine i casi di grande rispetto per i fondi pubblici (come Ikea, della famiglia Kamprad, che ha restituito gli aiuti pubblici ricevuti in misura eccessiva). Infine si sono registrati molti casi di grande prontezza competitiva. Un primo esempio è quello della padovana Gibus, della famiglia Bellin-Danieli, specializzata nella produzione di pergole high-tech: pur mantenendo ferma la produzione, nei mesi di lockdown ha ampliato la rete dei dealer e ha sviluppato nuovi prodotti, preparandosi ad una ripartenza vigorosa. Un altro esempio è quello della mantovana Novellini, protagonista del mercato dell’arredo per il bagno, che ha sfruttato le sue competenze nella produzione di box doccia per iniziare a produrre separatori in vetro da ufficio. Oppure ancora, in provincia di Varese, la famiglia Giardini della Tmr è riuscita a sviluppare un tessuto antivirale. Per non parlare della famiglia Comerio: insieme alla comasca Directa Plus, la Comerio Ercole stava lavorando sul possibile utilizzo del grafene nell’industria della gomma e ha deciso di lavorare per lo sviluppo di tessuti non tessuti ad uso filtrazione acqua e aria (che possono trovare grande impiego nella produzione di camici, abbigliamento sanitario e mascherine). Diversi studi scientifici confermano che le imprese familiari sono in grado di resistere meglio alle crisi e tendono a tagliare meno posti di lavoro. Del resto, basta chiedersi quali sono le imprese più longeve al mondo: sono tutte familiari! Le ragioni di questa resilienza? Sono più efficienti e parsimoniose, nonchè meno indebitate: a parità di condizioni, sono più solide e hanno più risorse per sopravvivere. Inoltre il valore sociale e affettivo riposto dalle famiglie nelle loro imprese le induce a fare di tutto per farle sopravvivere, attingendo anche alle risorse familiari. È chiaro però che le imprese familiari non sono tutte uguali di fronte a questa crisi. Ci sono settori più colpiti (come quello dell’ospitalità) e altri meno (come il farmaceutico o i servizi di igiene), così come le micro e piccole imprese familiari soffrono molto più delle medie e grandi. Ma soprattutto sono le famiglie a non essere tutte uguali: ci sono quelle più orientate al cambiamento, che emergeranno dalla crisi, e quelle meno orientate al cambiamento, che inevitabilmente non ce la faranno. Cosa sono quindi chiamate a fare le imprese familiari per resistere a questa crisi? Le aree di intervento sono cinque. Innanzitutto ripensare i modelli di business: se la crisi ha colpito il sistema delle relazioni aziendali (coi clienti, coi fornitori, coi lavoratori, etc.) occorre ripensarlo, perchè basta che entri in crisi una di queste relazioni che l’intero sistema ne risenta. Poi effettuare tagli senza intaccare le fonti del vantaggio competitivo ricercato: bisogna guardare lontano, e per fortuna le imprese familiari sono rinomate per la loro capacità di adottare orizzonti di lungo periodo. Ma anche digitalizzare la maggior parte dei processi: le imprese che meglio hanno reagito sono proprio quelle che erano già organizzate per affrontare le distanze nel lavoro, nella gestione e nelle vendite grazie alle possibilità offerte dal digitale. Inoltre, va aumentata la cura dei dipendenti: igiene, sicurezza, salute mentale, work-life balance e soprattutto remunerazione saranno decisivi per fare in modo che la forza lavoro non perda energia ed entusiasmo. Infine, investire nella comunicazione: sarà decisivo assorbire informazioni e farle circolare internamente con efficienza, nonché mantenersi in stretto contatto con tutti gli stakeholder per affrontare la ripartenza. 

Lo spirito con cui affrontare questa fase è quello di chi, di fronte alle difficoltà, si rimbocca le maniche con coraggio e determinazione: ogni crisi è un’occasione straordinaria per ripensare se stessi, cosa difficilmente fattibile quando siamo assorbiti dall’ordinaria routine. Le imprese familiari hanno l’opportunità di mettere in gioco, a ogni livello della governance, sia i giovani familiari (se preparati, motivati e meritevoli) sia figure esterne alla famiglia (se fra i familiari non ci sono le competenze adeguate per competere): ci vogliono nuove prospettive ed energie per il “new normal”. Anche in questo caso le imprese familiari si divideranno in due categorie: quelle che coglieranno le opportunità nascoste in questa crisi, e quelle che non lo faranno, con conseguenze gravissime. Ci auguriamo che le prime siano ben più numerose delle seconde.

*Professore Ordinario di Economia Aziendale e Delegato del Rettore alla Ricerca – Università Cattaneo LIUC 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400