ASSISTENZA

«Noi, quelli delle tute blu,
sappiamo fare il welfare 4.0»

Parla Silvano Bettini, presidente del fondo dei metalmeccanici Metasalute: «Va ripristinata la giusta distanza tra sindacato e politica. Appoggiandosi anche sulla ‘terza gamba’ del welfare aziendale»

Sergio Luciano
«Noi, quelli delle tute blu,sappiamo fare il welfare 4.0»

«Se vogliamo costruire un paese moderno non possiamo farlo solo con l’industria 4.0, le tecnologie avanzate. Quelle ci vogliono, ma non da sole. Occorre anche modernizzare il rapporto di lavoro, con tutte le garanzie per i lavoratori, ma anche con le regole necessarie per far sì che il lavoratore sia ben retribuito per le funzioni nobili che svolgerà, non per i chili che solleverà, perché per smuovere i chili ci sono i robot»: è chiaro e conseguenziale Silvano Bettini, imprenditore metalmeccanico e presidente di Metasalute, il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’Industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti e per i lavoratori del comparto orafo e argentiero. «I robot sollevano chili, le persone invece hanno un valore intellettuale e creativo e vanno valorizzate per le cose che grazie a quel valore si realizzano, e che solo la persona umana e il cervello umano possono esprimere. Ma se teniamo il rapporto di lavoro chiuso nel passato, come in una gabbia per leoni, questo progresso non potrà sbocciare. In questo compito di riprogettazione del rapporto di lavoro futuro, tra imprese e lavoratori, il welfare aziendale che Metasalute fornisce è una terza gamba preziosa. Se andiamo a vedere quel che un fondo come il nostro può offrire ai lavoratori, ce ne rendiamo conto. È chiaro che serve una legislazione ad hoc, per conseguire queste finalità».

Nella vita reale molte cure non vengono passate dal sistema sanitario nazionale: ecco perché sono essenziali i fondi integrativi


Presidente, e dunque?

Dunque è l’ora di mettere mano a queste nuove norme, per accogliere questi strumenti – come appunto l’assistenza sanitaria integrativa – tra quelli utili per rifondare il rapporto di lavoro su basi nuove. Veda, io ragiono da metalmeccanico. E se vogliamo fare bene al nostro Paese dobbiamo fare tutti il mestiere che sappiamo fare, e solo quello. Poi, una volta riportato il Paese all’asciutto potremo rimetterci a discutere sulle colpe, i meriti e il loro bilanciamento… Ma se intanto avremo salvato le fabbriche e i posti di lavoro, avremo salvato il Paese.

Allora ci spieghi bene in che modo il welfare aziendale, rappresentato ad esempio da voi di Metasalute, migliora il sistema.

È semplice. Nella vita reale di molte delle nostre persone, tante cure che non vengono passate dal sistema sanitario nazionale, semplicemente non vengono fatte. Grazie a noi sì. E per noi la soddisfazione maggiore è che per la prima volta in Italia quando le imprese mettono dei soldi in un contenitore… vanno tutti nella direzione giusta, allo scopo per il quale erano stati spesi. Oggi abbiamo un patrimonio che vogliamo accudire e consolidare, ma quando si retrocede nei servizi il 97% dei contributi si ottiene un risultato che solo chi ci vuole male può denigrare. Verso chi sostiene che un simile risultato non è sostenibile, io stringo le spalle e mi compiaccio perché, oggettivamente, quel 97% torna a giovare ai nostri iscritti.

E questa buona gestione ha a che vedere col futuro rapporto di lavoro?

Sì, ed anche con la distanza che va ripristinata tra sindacato e politica. Di cui questa buona gestione è figlia. Chi ha avuto modo di vedere il recente film su Di Vittorio, avrà notato un passaggio molto importante che chi non interpreta il gergo sindacalese forse non coglie: appunto, la distanza che dev’esserci e non c’è sempre stata tra politica e sindacato e che il capo della Cgil di allora segna col partito e con Togliatti sui moti d’Ungheria. È una distanza determinante per il bene dei lavoratori. Naturalmente, meglio se con l’aiuto di una giusta legislazione.

Ricominciamo dalle origini. Ci racconta?

A suo tempo facemmo una scelta importante: affidare le risorse alla gestione ottimale di un soggetto terzo competente che si accollasse il rischio potenziale comportato da quell’attività. Siamo stati tra i primi e tra i pochi. E con questa scelta abbiamo fatto progressi enormi in poco tempo. Il merito va alla lungimiranza di chi mi ha preceduto. Ancora oggi la nostra struttura diretta è molto piccola, 20 dipendenti per 1,2 milioni di assistiti, anzi 1,8 compresi i familiari fiscalmente a carico, grazie al fatto che tutta la gestione delle prestazioni è affidata al partner assicurativo, Rbm, e il call center è esternalizzato perché per sua natura ha bisogno di modularità… Una squadra piccola, competente, dinamica e giovani, di ragazze e ragazzi. Con cui crescere!

Lo scorso anno il fondo Metasalute ha erogato circa 2,2 milioni di prestazioni integrative ai propri 1,8 milioni di assistiti

E  come crescere? Siete già bravi, avete già tutto il vostro mercato…

Crescere innanzitutto col far apprezzare a una base sempre più ampia di lavoratori il valore di questo strumento. Che conviene, perché nasce da un contratto di settore molto innovativo, firmato nel 2016, in cui per la prima volta si disse: non mettiamo soldi in busta paga ma facciamo welfare. Oggi una rata mensile della polizza costa appena 13 euro… L’utente ha due possibilità: o il rimborso della prestazione sanitaria in base a un tariffario prestabilito, rimborso che può essere anche parziale; o l’assistenza diretta, che non comporta il ciclo anticipo-rimborso, presso professionisti e centri convenzionati che si possono scegliere sul sito di Metasalute, tra i primi tre disponibili a dare il servizio richiesto. E poi crescere nell’ampliare la gamma dei servizi offerti anche in comparti ulteriori rispetto a quelli che copriamo già. Oggi ci fermiamo a una quantità, anche se molto importante, di attività preventiva. Potremo andare oltre. In Italia per esempio il servizio sanitario nazionale offre la mammografia solo alle donne oltre i 40 anni. I nostri medici mi chiedono: perché non anche prima? A 39? A 38? Allora: visto che un esame come la mammografia non è invasivo perché è a bassissima emissione di onde, potrebbe essere introdotta una copertura del servizio a partire dai 30 o 35 anni… 

Qualche altro numero?

Lo scorso anno abbiamo erogato 2,2 milioni di prestazioni, un nostro vanto e orgoglio. Integrative.

Perché lo specifica?

Perché non è pacifico che lo siano, stiamo discutendo col ministero per dimostrarlo. Alcuni sostengono che siano prestazioni sostitutive. Ma noi replichiamo: se a Roma ci vogliono 8 mesi per un’ecografia, e noi invece la facciamo in 8 giorni, be’: non è una prestazione sostitutiva ma integrativa… Se andiamo a vedere in quali Regioni operiamo di più, scopriamo che sono quelle in cui il servizio sanitario è meno efficiente. In Veneto i lavoratori ci usano meno.

Che impatto ha avuto il Covid su di voi? 

Innanzitutto abbiamo lanciato una copertura in caso di ricovero per accertamenti e cure, e un’indennità in caso di ricovero in terapia intensiva e sub-intensiva. La vicinanza che il nostro Fondo vuole testimoniare a ognuno è stata quindi tangibile e concreta. Quanto al resto, non erogando prestazioni legate alla medicina d’urgenza bensì quelle attività appunto integrative necessarie al bene del lavoratore, è chiaro che in queste settimane di lockdown abbiamo visto un calo delle richieste…come dire: secondarie. Dall’ablazione del tartaro alle semplici analisi cliniche preventive, sono tutte cose che si tende a rinviare, non avendo possibilità di muoversi agilmente…

Senta ma…dove nasce quest’efficienza?

Essendo un fondo chiuso, abbiamo un agio fiscale che un soggetto normale non avrebbe, ma non è la spiegazione fondamentale. Il punto è un altro: andare da una compagnia di assicurazione e chiedere un’unica polizza o un milione e ottocentomila polizze… be’, le tariffe cambiano! Vuol dire poter dare a quei lavoratori, per 100 euro, un servizio che diversamente gliene costerebbe 1000. In fondo, le cooperative e i gruppi d’acquisto sono nati con questa identica logica!

E il futuro?

Come le dicevo, è in crescita! Forse facendo da soli.

Cioè?

Siamo felici del rapporto con Rbm, e abbiamo prorogato di due anni il contratto. Ma stiamo anche valutando di renderci autonomi. Vogliamo capire, alla luce dei dati di questi primi quattro anni di lavoro, quali sono i numeri reali e quali prime prestazioni potremmo iniziare a erogarle in proprio. Non è ancora deciso quando, ma nel tempo ci arriveremo… Potremmo iniziare erogando direttamente una serie di prestazioni, non tutte. Ci ragioneremo nei prossimi due anni.

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