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La vetrina online
non si improvvisa

Chi compra sul web cerca il prodotto migliore al prezzo più basso. Ecco perché è importante stringere una partnership con un comparatore di prezzi. I consigli di Idealo, leader del settore in Europa

Marina Marinetti
La vetrina online non si improvvisa

Si fa presto a dire e-commerce. Ma non basta mettere online i propri prodotti: poi bisogna andarsi a cercare i clienti. E quelli che comprano online sono clienti difficili: si informano, cercano recensioni, leggono opinioni. Vogliono il prodotto migliore al prezzo più basso. E per trovarlo passano dai comparatori di prezzi. Lo facevano prima del covid, figuriamoci ora. «Un’azienda che non avesse investito nel digitale prima, ora non può farne a meno», conferma Fabio Plebani, country manager per l’Italia di idealo.it, il portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa. Nato 20 anni fa a Berlino - «quando ancora Google non era neppure arrivato in Europa», sottolinea Plebani - idealo (sì, con l’iniziale minuscola), dal 2006 fa parte del gruppo Axel Springer (editore anche di Bild Zeitung) ed è presente in Germania, Austria, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia, dove esiste da nove anni e pubblica oltre 145 milioni di offerte di più di 30mila negozi online. «Col coronavirus è aumentata in modo considerevole l’attenzione degli utenti per le offerte online: abbiamo una crescita tra il 150% e il 200%», aggiunge il country manager.

Il portale mette a disposizione dei propri utenti centinaia di test sui prodotti e opinioni di altri utenti, ponendosi anche come una guida autorevole e imparziale allo shopping online con schede tecniche, filtri di ricerca avanzati e recensioni di esperti. «Da noi lavorano quasi un migliaio di persone provenienti da quasi 40 nazioni», spiega Plebani: «Stringiamo partnership con i negozi, mostriamo sul portale i loro prodotti e la creazione dei contenuti viene fatta dalla nostra redazione. Sono un centinaio le persone che si occupano di recensire i prodotti». Accanto alla recensione compaiono le offerte dei diversi negozi, elencate in base al prezzo migliore: «Siamo assolutamente neutrali, è solo il prezzo che determina la posizione». Con i partner l’accordo funziona in base al classico cost per click, «ma per partner molto importanti come Amazon ed eBay facciamo una revenue share», sottolinea Plebani. «Siamo neutrali e questo ci permette di cooperare con tutti i negozi sullo stesso livello». Primo: non improvvisare. Per chi si approccia all’online come canale di vendita, ancorché complementare, Plebani suggerisce di «fare le cose il più professionalmente possibile. Se non si hanno le competenze è meglio affidarsi a chi le ha, che si tratti di un’agenzia, di un freelance o anche siti come idealo, che garantiscono la visibilità e supportano nella gestione del sito senza andare a fare investimenti esagerati». A proposito: quanto costa? «Da noi è lo shop che decide quanto spendere e siamo flessibili sui contratti: ogni mese si può decidere se rimanere o no», aggiunge Plebani. «La gente ha capito la comodità dell’online e chi si è avvicinato per la prima volta al digitale perché costretto, continuerà a comprare online». Cosa comprerà? «Non vi è nulla di invendibile online. Ci capita spesso di sentire “ma il mio prodotto non è adatto al digitale”. In realtà qualsiasi prodotto è adatto, se viene spiegato adeguatamente. È vero che elettronica e fashion rimangono le due categorie principali, ma oggi registriamo crescite esponenziali nel cibo per animali e nelle bici elettriche, mentre lo scorso anno ci fu il boom in tutta Europa dei sex toys e due anni fa quello delle asciugatrici». In più, l’e-commerce è un mezzo formidabile per internazionalizzarsi. «A differenza del nostro maggior competitor in Italia noi siamo presenti in tutta Europa ed entrando si ha visibilità anche sul mercato spagnolo, in forte crescita, francese, austriaco, inglese, dove l’e-commerce è particolarmente sviluppato, e tedesco, dove c’è maggior capacità acquisto. L’importante è non avere il proprio sito solo in italiano, ma tradotto anche nelle lingue dei mercati che si vuole approcciare: vogliamo che l’utente di ogni Paese possa capire e leggere termini e condizioni».

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