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Il made in Italy che piace
è (anche) quello delle bibite

A Salò, sulla riva bresciana del Lago di Garda, c’è un’azienda che da due secoli distilla infusi idroalcolici ricavati dal cedro: è Cedral Tassoni, che con i suoi prodotti sta conquistando i mercati esteri

Marina Marinetti

"Quante cose al mondo puoi fare? Costruire? Inventare? Ma trova un minuto per me”, cantava Mina negli anni Settanta, concludendo il jingle con lo slogan «Per voi e per gli amici…Tassoni». Nel 1958, invece, era il pupazzo animato Bill il pistolero, che faceva saltare a pistolettate le bottiglie sullo scaffale del bar, risparmiando quella della Cedrata Tassoni Soda, spiegando al barista: «Stupido, quella prima si beve, poi si rompe!». Sembrano così lontani i tempi del Carosello e degli spot in tv, ma le radici della storica azienda di Salò, sulla riva bresciana del Lago di Garda, risalgono addirittura al 1748, quando la famiglia Bondoni distillava infusi idroalcolici ricavati dal cedro. Nel 1793 la spezieria divenne farmacia e nel 1884 l’acquistò quel Paolo Amadei che diede vita alla distilleria Cedral Tassoni, bisnonno dell’attuale presidente Michela Redina.


Per la storica azienda di Salò, che oggi impiega 26 persone e produce circa 22,7 milioni di bottiglie, i bilanci dell’ultimo lustro hanno hanno chiuso tutti col segno più, in costante crescita anno su anno. L’ultimo, il 2019, ha registrato ricavi per 9.970 milioni di euro, contro i 9.830 del 2018. Dietro quesi numeri, che invertendo la tendenza dei fatturati riportano Cedral Tassoni ai fasti – se così si possono chiamare – di un tempo, c’è lo zampino di Elio Accardo (nella foto): «La presidente mi ha chiamato nel 2014 come direttore commerciale per ricostruire da capo la strategia commerciale», spiega a Economy. «Avendo lavorato in aziende più grandi – del calibro di Martini & Rossi, Bacardi, Branca, ndr - non ho fatto altro, per i primi sei mesi, che guardare, per capire capire cosa c’era di buono e cosa invece andava cambiato. Le aziende sono come treni e la locomotiva sono le vendite, ma poi c’è la logistica: se i vagoni non stanno bene attaccati tra loro si rischia di deragliare. Il reparto amministrativo non aveva grandi necessità di essere rivisto, mentre il comparto della produzione era quello più difficile da ristrutturare».

Così, appena le finanze lo hanno permesso – Cedral Tassoni è una di quelle aziende familiari che non fanno mai il passo più lungo della gamba, non fa ricorso al debito e, anzi, riesce ad autofinanziarsi – si è messo mano anche lì: «Abbiamo sovraprodotto per poi poter fermare tutto per tre mesi, da metà ottobre 2019 a metà gennaio di quest’anno, stoccando il prodotto nei depositi periferici per poter proseguire la distribuzione e inserire nuove macchine nel reparto produttivo», continua Elio Accardo, che nel 2015 è diventato amministratore delegato dell’azienda bresciana. «Abbiamo investito tre milioni di euro tra nuova linea di produzione automatizzata e interventi per rendere antisismico lo stabilimento». Un investimento mirato a supportare l’espansione sui mercati esteri, grazie a una capacità di produzione che ora raggiunge le 250mila bottiglie al giorno -«prima non superavamo le 150mila», dice Accardo – ma anche alla flessibilità delle nuove macchine che consentono la personalizzazione dell’etichetta nelle varie lingue e quindi la customizzazione dei vari lotti. «Nel 2019 il fatturato realizzato all’estero è cresciuto del 5%, ma l’obiettivo è un incremento in doppia cifra quest’anno. Guardiamo in primis a Stati Uniti, Emirati, India e Russia, ma non solo». Cedral Tassoni esporta in 22 nazioni, comprese Australia, Cina e Corea, che – sorpresa! - è il primo cliente dell’azienda di Salò.

La crescita passa anche attraverso partnership strategiche. Cedral Tassoni ha siglato un accordo con la bergamasca Ghilardi Selezioni per la vendita a livello nazionale dei propri spirits presso hotellerie, restaurant e café. E accanto a Gdo, horeca ed e-commerce, Accardo ha avviato il nuovo canale dell’on board su arei, treni e navi. «Con Alitalia abbiamo chiuso un accordo che può far sorridere», conferma Elio Accardo. «Abbiamo partecipato a un bando per aver la possibilità di offrire ai clienti business la nostra tonica e la nostra Soda Water. Siamo presenti anche sul Frecciarossa e abbiamo un ulteriore accordo con Neos. Il nostro obiettivo non è solo quello di crescere nei fatturati e di mantenere i margini nella giusta proporzione, ma anche di posizionare più in alto il nostro prodotto. Dopotutto, siamo lo champagne delle bibite analcoliche». E poi c’è la questione della “nicchia”: Cedral Tassoni è riconosciuta un’eccellenza a livello mondiale, come una delle poche realtà industriali che produce direttamente la maggior parte degli aromi a partire da agrumi italiani ed erboristeria. E se deve utilizzare ingredienti “esotici” li sceglie con cura: usa le bucce di cedri della qualità “diamante”, li lavora ancora acerbi perché hanno più oli essenziali e rimanda i frutti sbucciati in Calabria per l’industria dolciaria. La Cedrata è molto amata nei paesi asiatici, mentre in America prediligono la Soda Water, da bere liscia o nel classico gin tonic. Poi ci sono la Tonica Superfine che si differenzia dalle altre acque toniche per il tipico gusto agrumato di cedro e per l’utilizzo del quassio – al posto del chinino – come amaricante, e le bibite Fior di Sambuco, Mirto in Fiore, Pescamara, oltre un’ampia linea di sciroppi e spirits come Acqua di Tutto Cedro 25°, Cedral Duplex 35°, Sambuca 38° e Anesone Triduo 42°. E questa primavera avrebbe dovuto vedere il lancio in pompa magna della Tonica Superfine ai Limoni del Garda, realizzata con l’estratto di china gialla del Madagascar come amaricante. Ma poi è arrivato il coronavirus a rompere le uova nel paniere. «Stavamo finendo i collaudi, avevamo in moto tutti le macchine. Siamo stati particolarmente sfortunati. Ma una vera valutazione si potrà fare solo a emergenza conclusa: la merce che abbiamo venduto in questi due mesi andrà sul mercato a giugno, ma se non ci saranno i consumi non avremo i riordini. Stiamo già ricevendo giornalmente lettere di clienti storici che ci confermano che non riusciranno a far fronte alle scadenze di pagamento».

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