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Gare d’appalto, la telematica non basta a scongiurare i ricorsi

Giancarlo Salemi
Gare d’appalto, la telematica non basta a scongiurare i ricorsi

Cristiano Cannarsa, ad di Consip

Tra Mepa e gare la posta messa in gioco dal Consip oscilla tra i 5 e i 10 miliardi di euro all’anno. Per questo sono sempre di più le imprese che concorrono. Ma un bando su tre finisce davanti al giudice

Dalle gare per i servizi di ristorazione nelle mense scolastiche a quelle per la fornitura dell’energia elettrica negli edifici pubblici, dalla gestione delle biglietterie e sistemi informatici per i musei a quello della strumentazione medicale per i nostri ospedali: un bottino decisamente ghiotto per le aziende italiane, comprese le micro, piccole e medie. Che, per aggiudicarselo, devono passare dalla Consip,  azienda pubblica con oltre 400 persone nonché braccio operativo sugli appalti del Ministero dell’Economia. Con due canali d’accesso: attraverso il Mepa, il Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, la piattaforma telematica che Consip gestisce per il Ministero dell’Economia, o tramite gara europea. A fare la differenza è l’importo in ballo.

I propri beni e servizi si possono vendere alla pubblica amministrazione anche online, su una piattaforma ad hoc

Con il Mepa le amministrazioni possono effettuare acquisti di forniture e servizi per valori inferiori alla soglia comunitaria (144mila euro per le amministrazioni centrali e 221mila per tutte le altre) e di lavori per valori inferiori a 1 milione di euro. Acquisti che vengono effettuati in forma semplificata: dall’affidamento diretto, l’Ordine di acquisto, alla trattativa con uno o più fornitori (sul Mepa si chiama Richiesta di offerta o Trattativa diretta). Gli importi non sono da capogiro, ma si deve tener conto che le procedure d’acquisto per forniture e servizi sottosoglia comunitaria sono, per numero, la quasi totalità (oltre il 99% delle circa 4 milioni e mezzo di procedure effettuate annualmente dalla pubblica amministrazione), e per valore pesano comunque circa un quinto del valore delle gare bandite ogni anno in ambito pubblico (oltre 100 miliardi di euro).

Per iscriversi al Mepa basta essere registrati alla Camera di Commercio per le attività oggetto del bando ed essere in regola dal punto di vista contributivo, fiscale e giudiziario (requisiti autocertificati dalle aziende e verificate da Consip a campione). Su questo mercato le Pmi sono il 98% dei quasi 100mila fornitori che a oggi sono abilitati ad operare. Si può partecipare anche in forma aggregata, tramite reti di impresa, di imprenditori individuali, di artigiani, società di cooperative.

Nel 2017 il valore degli acquisti conclusi sul Mepa – circa 600mila – ha superato i 3 miliardi di euro, un dato dieci volte superiore a quello di appena cinque anni prima (360 milioni di euro nel 2012). Le previsioni per il 2018 indicano una ulteriore crescita di almeno il 20-25%, segno evidente che le Pmi hanno capito il business che ruota attorno alle gare bandite dalla pubblica amministrazione. Proprio per questo, dalla metà dello scorso anno, il Mercato elettronico è diventato “universale”. L’offerta delle imprese è stata riorganizzata, aprendo lo spazio a nuove categorie merceologiche  – oggi sono oltre 8 milioni i prodotti e servizi disponibili – e allargando le opportunità di mercato per le imprese. «Consip vuole essere la piattaforma strategica di collegamento tra amministrazioni e imprese», spiega l’amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa: «un hub che seleziona e valorizza le aziende, soprattutto le Pmi, sviluppandone le caratteristiche di flessibilità e innovazione nonché le prospettive di crescita su scala nazionale. Da questo punto di vista il Mepa è uno strumento di eccellenza».

Se il valore della gara è alto è molto probabile che ci sia un contenzioso. perché chi perde tenta il tutto per tutto

La torta delle gare

E sopra la soglia comunitaria? C’è la grande torta delle gare. A cui partecipano soprattutto le aziende più grandi, ma che sono accessibili anche alle Pmi grazie ai Raggruppamenti di imprese e alla suddivisione in lotti territoriali. Peccato che fatto il bando sia (strategicamente) pronto il ricorso, se non sempre, quasi: basta guardare a cosa è successo nel periodo 2012-2018. Sono stati notificati ricorsi per 735 unità e, di questi, ne sono oggi ancora pendenti 235, per quasi un miliardo di euro “bloccati” in attesa che un giudice amministrativo si pronunci. Su 50 iniziative attualmente in fase di commissione, ci sono 90 ricorsi notificati. Il dato, ovviamente, è complessivo: ci sono iniziative di gara su cui ci sono 20-30 ricorsi e altre su cui non ce ne sono affatto.

Il contenzioso oscilla fra il 20 e il 30% delle gare, in base al fatto che si consideri una gara multilotto come un’unica procedura oppure come tante procedure distinte. D’altra parte il gioco vale la candela, anche se spesso (capita almeno 3 volte su 4) i giudici finiscono per dare ragione proprio alla Consip. Ma se la posta (della gara) è alta e la fornitura è stata aggiudicata a qualcun altro, vale la pena di azzardare la strada del ricorso.

«È un fenomeno complesso, concentrato soprattutto nelle gare multi-lotto», spiega ad Economy Cristiano Cannarsa: «Alcune di queste, con successive edizioni negli anni e per grandi importi, hanno polarizzato il mercato su pochi operatori e su definite aree geografiche. In alcuni casi si sono formate intese anticoncorrenziali che Consip ha segnalato all’Antitrust. Spesso si è osservata una temerarietà nella presentazione dei ricorsi. La nostra posizione, già dimostrata in questi mesi con gli ultimi bandi pubblicati, è quella di un soggetto che vuole sottoporre al mercato il maggior numero possibile di occasioni di confronto competitivo così da mitigare la concentrazione su poche grandi iniziative».

Qualcosa però sta cambiando. Perché dal 18 ottobre è diventata obbligatoria la digitalizzazione del procurement pubblico, con l’entrata in vigore delle comunicazioni elettroniche tra stazioni appaltanti e imprese in tutta la fase di gara, in recepimento proprio della normativa europea 2014/24, la stessa che aveva aperto la strada degli appalti alle Pmi.  «Per noi è un passo decisivo l’abbandono della “carta” negli appalti della PA», prosegue il numero uno di Consip: «L’obbligo delle comunicazioni elettroniche tra amministrazioni e imprese renderà più semplice, più trasparente e meno oneroso partecipare alle gare per le imprese, più rapide ed efficienti le verifiche delle stazioni appaltanti. La strada del cambiamento e dell’innovazione è stata lunga, ma finalmente l’utilizzo degli strumenti di negoziazione elettronica diventa la norma per tutta la pubblica amministrazione».

I NUMERI DI CONSIP

È una delle poche società pubbliche ad essere in attivo e a dare un utile allo Stato. Nel 2017 la società guidata dal presidente Roberto Basso e dall’amministratore delegato, Cristiano Cannarsa ha infatti conseguito un utile netto di 5,2 milioni di euro (0,8 milioni nel 2016), per effetto sia dell’incremento del “valore della produzione” pari a 70 milioni di euro (+18%, rispetto ai 59,1 milioni nel 2016), sia della contrazione dei “costi Consip per servizi” pari a 8,5 milioni di euro (-32%, rispetto ai 12,5 milioni nel 2016). ln netto miglioramento i flussi di cassa operativi che si sono attestati a 26,9 milioni di euro (-14 milioni di euro nel 2016), come conseguenza della ottimizzazione della gestione del capitale circolante. Un utile quello conseguito dall’azienda che è stato destinato per 2,2 milioni di euro alle entrate del Bilancio dello Stato – come previsto dalla Legge di Stabilità 2016 - e per 3 milioni di euro come riserva disponibile.

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