finanza alternativa

Minibond e Pir, con l’app l’economia reale è digitale

Una sola piattaforma per semplificare l’acquisto di emissioni quotate e non, componendo un Pir “fai-da-te”: con FinancialDelivery investire in finanza alternativa diventa semplice. A tutto vantaggio delle Pmi

Marina Marinetti
Minibond e Pir, con l’app l’economia reale è digitale

Alzi la mano chi sa dove si compra un minibond, quel titolo di debito sotto i 50 milioni di euro emesso tipicamente da Pmi con un fatturato superiore ai 2 milioni di euro e almeno 10 dipendenti, fino a un paio di anni fa riservato agli investitori professionali, ma dall’anno scorso accessibili anche ai comuni mortali, grazie al nuovo segmento Extramot Pro3 e ai Pir, i piani individuali di risparmio. Ma se chi potrebbe - e vorrebbe - investire sulle nostre Pmi non sa come farlo, o per lo meno non può farlo in modo semplice, figuriamoci come diventa complesso finanziare la propria impresa.

Ci sono 1.500 miliardi di euro parcheggiati sui conti privati: non aspettano altro che essere iniettati nell’economia reale

Eppure c’è un universo, là fuori, che gronda risparmio privato: ci sono 1.500 miliardi parcheggiati nei conti correnti delle famiglie che forse - non osando affrontare i mercati finanziari - li inietterebbero volentieri nell’economia reale, la stessa che poi lo alimenta, quel risparmio. «Di fronte a questi numeri i 270,55 milioni di euro raccolti nei primi sei mesi del 2020 fanno sorridere. E le emissioni sono state appena 86 (il Covid non c’entra: nello stesso periodo dello scorso anno sono state appena 50). In Italia ci sono quasi 150mila Pmi, gran parte delle quali risultano invisibili al modo dei capitali, e sarebbe sufficiente, nulla di più, che questi due mondi venissero a contatto: visto il valore delle Pmi da una parte e l’alta disponibilità di soldi in cerca di investimenti dall’altra, il rilancio dell’economia italiana sarebbe automatico» sottolinea Angelo Lazzari (nella foto a destra), già founder di FD Fiduciaria Digitale e Visabit ed ora in prima linea col lancio della nuova creatura delle sua galassia fintech, o meglio, “realfintech”, la finanza tecnologica applicata alla economia reale, come ama definirla: FinancialDelivery. «FinancialDelivery è la “borsa” dei titoli non quotati», spiega Lazzari, «è un esempio concreto di economia circolare, che consente al risparmio degli investitori italiani, che liberamente scelgono quali minibond comprare con i vantaggi fiscali del Pir, di fare arrivare i soldi alle Pmi, le quali producono ricchezza, che ritorna sia all’investitore che al sistema-Paese». E il cerchio si chiude.

Un mercato da far decollare

Ma facciamo un passo indietro: da quando sono nati i minibond, nel novembre 2012, fino alla fine dello scorso anno, ne sono stati emessi 884 e a collocarli sono state solo 536 imprese, tra cui appena 314 Pmi. Poca roba. «È il classico caso in cui la domanda è alta e l’offerta scarseggia», continua Lazzari, «ma con il giusto strumento i minibond possono seguire la loro vocazione di investimento diffuso e restituire la bussola agli ex Bot-people, che hanno mollato i titoli di Stato e ora non sanno più dove investire». Insomma, FinancialDelivery si ripropone di rilanciare l’investimento italiano. Ma di che si tratta, in sostanza? «FinancialDelivery è una piattaforma digitale di servizi finanziari che rende possibile un nuovo modo di investire e di amministrare il proprio patrimonio, facilitando l’acquisto di qualsiasi prodotto finanziario comodamente attraverso il proprio smartphone», spiega Lazzari, specificando che tutti i servizi di FinancialDelivery sono eseguiti attraverso FD Fiduciaria Digitale, la prima società fiduciaria fintech in Italia, che agisce in proprio nome esclusivamente secondo le istruzioni del cliente, facilitando così ogni tipo di operazione. «Il cliente può dare le proprie disposizioni in videocall o attraverso la piattaforma digitale, e firmarle dal proprio smartphone, in modo semplice e sicuro». Attraverso la piattaforma, si può comprare qualsiasi tipo di fondo , anche quelli alternativi, sottoscrivere qualsiasi polizza assicurativa, anche emessa da compagnie estere. E soprattutto comprare qualsiasi bond o emissione obbligazionaria di qualsiasi emittente, quotata e non: «Questo servizio costituisce un’opportunità per le tante Pmi italiane che possono usufruire di un canale alternativo per rendere più semplice l’acquisto dei propri strumenti, favorendo quindi la raccolta di nuove risorse», sottolinea Lazzari.

Più semplice a farsi che a dirsi

Ma se pensate che, trattandosi di un’app, sia dedicata ai nativi digitali, siete fuori strada. In primis, perché è vero che l’esperienza di FinancialDelivery è 100% digitale, sicura, semplice e veloce, ma ogni operazione viene eseguita parlando faccia a faccia con un operatore umano, comodamente attraverso il proprio smartphone. E poi perché la piattaforma online è disponibile da qualsiasi dispositivo - 24 ore su 24, 7 giorni su 7 - per accedere allo storico delle comunicazioni e a tutti i documenti, per consultazione o firma. «Oggi chiunque smanetta su smartphone, tablet e pc. Il cliente target della piattaforma sono principalmente gli High net worth individual», chiarisce Angelo Lazzari. E aggiunge: «In Italia ci sono almeno 650mila individui che hanno almeno 500mila euro di asset finanziari, con un portafoglio medio di 1,3 milioni di euro. Sempre di più, queste persone ormai si muovono come nativi digitali, li possiamo definire dei High net worth individual 4.0. Oggi questi clienti sono per il 77% seguiti dalle banche private, il 9,8% dai family office, poi ci sono almeno 90mila persone che ricorrono al fai-da-te». Fai-da-te è la parola chiave: «Con la nostra piattaforma finalmente è possibile comporre quello che potremmo definire il Pir fai-da-te alternativo», conferma Lazzari. «Grazie ai Pir ogni gestore già oggi è obbligato a investire nelle Pmi. Ma si tratta di fatto di prodotti da banco, che includono solo realtà quotate, in cui il risparmiatore non ha margini di manovra né di scelta. Col Pir fai-da-te è l’investitore che sceglie cosa mettere nel proprio portafoglio e può accedere, appunto, anche ai titoli non quotati, che però costituiscono il 76% delle ultime 289 emissioni, quelle del 2019 e dei primi sei mesi di quest’anno».

Col pir fai-da-te è l’investitore che sceglie cosa mettere nel proprio portafoglio, accedendo anche ai titoli non quotati

Una grande opportunità per gli investitori, che possano destinare ai Pir valori per un importo non superiore a 300mila euro all’anno (il decreto Agosto ha raddoppiato la soglia annuale), sino a 1,5 milioni di euro complessivi, godendo dell’esenzione fiscale sui rendimenti maturati, se l’investimento viene mantenuto per cinque anni. E l’investimento è esente dall’imposta di successione, tema caro agli high net worth individual. Una grandissima opportunità per intermediari ed emittenti: «FinancialDelivery offre ad intermediari ed emittenti di prodotti finanziari un nuovo canale che rende più semplice la sottoscrizione dei propri prodotti da parte dei clienti italiani, in completa compliance alle normative», continua Lazzari. «In particolare, per tutti i soggetti coinvolti nella raccolta di risorse finanziarie per le aziende, FinancialDelivery può offrire supporto per tutte le operazioni di corporate finance e per emissioni di bond e minibond. E poi ci sarebbero anche i microbond e i club deal bond. Con il Pir fai-da-te alternativo», conclude Lazzari, «i sottoscrittori potranno investire in questi titoli, investire nella sana economia italiana, con il vantaggio fiscale di essere esenti da tassazione sulle plusvalenze».

Riprendiamo il concetto: alzi la mano chi sa come si compra un minibond. O qualsiasi tipo di fondo, anche quelli alternativo. Magari fai-da-te. E qualunque polizza. Ebbene, la soluzione c’è, indipendente e senza conflitti di interesse: «Una soluzione», conclude Lazzari, «che anziché spingere su un prodotto, agevola i risparmiatori nel comprare quel che hanno scelto liberamente».

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